GIORNO 1 – LA TEMPESTA (IM)PERFETTA DEL PRIMAVERA SOUND
Ho letto da qualche parte che il giovedì del Primavera Sound è stato il più bel giovedì delle nostre vite. Ecco, anche no

Il giovedì sera del Primavera Sound 2026 è stato un disastro, altroché, ed ha prodotto un devastante rodimento di culo per ore e ore, non permettendoci di vivere a pieno l’esperienza del battesimo al Fòrum. E badate bene ho evitato, in questa sobria descrizione del giovedì più bello delle nostre vite, di riportare le centinaia di bestemmie che in tutte le lingue intorno a me ritmavano la serata come neanche il miglior DJ scat avrebbe fatto.

Migliaia di km, voli aerei in ritardo, appartamenti introvabili e camere a prezzi sconsiderati abitati da famiglie di cucaracha anche poco socievoli: i fan hanno sopportato tutto in nome di 6 ore di estasi sonora con i Massive Attack, Doja Cat e Bad Gyal. E invece ad aspettarli c’era la bufera, con vento a 80 km/h e pioggia che scendeva a cascate dai pannelli fotovoltaici del Forum che, bontà loro, non riuscivano comunque a riparare una cippalippa di niente, visto che per l’appunto diluviava a vento.
E se non bastasse Giove Pluvio a scherzarci ci hanno pensato pure gli organizzatori, inguaribili ottimisti come noi, che ci hanno fatto fare spoletta tra il palco principale sponsorizzato da Estella Damm e l’area pseudo coperta, sia all’orario previsto (le 22.00), sia dopo mezzanotte, quando sembrava che la tempesta dovesse finire e che quindi qualcuno dei big potesse risuonare (spoiler, non è mai accaduto). Fidatevi non è affatto bello stare in mezzo a 20mila persone fraciche, senza alcuna informazione su cosa sarebbe successo, mentre su Instagram l’account ufficiale già confermava l’annullamento di tutti i concerti (Instagram irraggiungibile perché ovviamente non prendeva a nessuno in mezzo alla ressa)

Certamente non si può imputare al festival il maltempo (la sfiga è sfiga) però una comunicazione più tempestiva e risoluta avrebbe evitato tensioni e soprattutto avrebbe permesso a noi vecchi quarantenni di tornare a casa in tempo senza essere obbligati ad impasticcarci di Aspirine fino alla fine della settimana successiva. E invece, speranzosi come gli organizzatori e cazzoni come solo chi visse sperando può essere, abbiamo provato a fingere che non pioveva per qualche lunghissima mezzora, fino a crollare nei nostri ponchi di cera e decidere di conseguenza, intorno alle 2.00, di tornare mestamente sotto la doccia, sotto la doccia, sotto la doccia (buon ventesimo anniversario Zizou! <3)
Si possono trovare dei lati positivi pure in una giornata sbagliata come questa? In effetti sì, al Fòrum succedono anche questi miracoli. Ad esempio il concerto dei Geese nel tardo pomeriggio, rock e stralunati in uno scenario grigio plumbeo da fare impressione; l’ammirazione e il rispetto per tutte quelle persone che sono rimaste fino a tardi a prendersi la pleurite e ad ascoltare i bassi del Cupra Stage, veri animali della notte.

E quel senso di “comunque facciamocela prendere a bene” che ho vissuto intorno a me. Vista la pioggia e la comunicazione non proprio ottimale mi aspettavo tumulti, insurrezioni, pizze in faccia e conseguenti cariche della sicurezza. Invece non è successo niente. Chi annegava le tristezze nella cerveza, chi si rassegnava a tornare a casa, chi coglieva l’occasione della vicinanza forzata per conoscere altre persone. Tutti col sorriso, tutti comunque felici. Magia del Primavera, qua non c’è spazio per i musoni. E la giornata del venerdì ce lo confermerà a pieno.
