Interviste

Aku Boy: “Quando scrivi d’istinto, le canzoni arrivano prima di te” | INTERVISTA

Aku Boy

Da venerdì 16 ottobre 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Non è facile”, il nuovo singolo di Aku Boy, pubblicato per l’etichetta Lungomare S.r.l., distribuito da Pirames International e prodotto da Massimo Calabrese e Marco Lecci con Valerio Calisse per Musica & Rivoluzione.

“Non è facile” è un brano pop intimo e malinconico che racconta la nostalgia e la difficoltà di lasciarsi davvero quando una storia ha messo radici profonde.
È dedicato a chi ha dovuto dire addio a malincuore, pur continuando a sentire il peso di quel legame. La canzone attraversa l’altalena emotiva di un amore che non funziona più, ma dal quale è difficile staccarsi. Arriva il momento in cui prendere strade diverse sembra essere l’unica soluzione possibile, ma con il passare del tempo ci si rende conto che dirsi addio per sempre è molto più complicato del previsto.

“Non è facile” parla di una nostalgia profonda e della difficoltà di staccarsi da un amore che ha messo radici. C’è stato un momento preciso o un’emozione improvvisa che ti ha spinto a scrivere questo brano?
Nessun momento programmato, ed è proprio questo il bello. Tutto è partito dal pianoforte di Valerio Calisse: su quelle note il testo è uscito da solo. Solo rileggendolo a canzone finita ho capito che stavo raccontando la storia di due miei cari amici, che in quel periodo stavano vivendo proprio questa situazione.

Il brano è “perfetto per chi continua a guardarsi indietro”. Secondo te, guardarsi indietro dopo una storia importante è un modo per elaborare il dolore o rischia di diventare una trappola?
Tutte e due le cose. Guardarsi indietro è normale: una storia importante all’inizio è un seme, poi col tempo diventa un albero, e un albero non lo sradichi in un giorno. Il problema arriva quando smetti di guardare indietro per capire e inizi a farlo per restarci. Lì diventa una trappola.

Musicalmente il brano viene definito pop, intimo e malinconico. Come avete lavorato con i produttori per tradurre in suono questa sensazione di malinconia e sospensione?
Il pezzo è nato dal pianoforte di Valerio, e abbiamo cercato di non tradire quel momento. Io lavoro con la regola della “buona la prima”, e per fortuna sia lui che Massimo Calabrese e Marco Lecci capiscono questo modo di fare musica. Ci siamo confrontati per vestire il brano, ma senza coprire l’emozione da cui era partito.

Nella tua bio si legge: “La spontaneità è magia, ma se ricercata troppo rischia di diventare artificiale”. Come riesci a proteggere questa genuinità quando sei in studio a produrre e rifinire un pezzo?
Fermandomi al momento giusto. Melodia e prima bozza di testo le butto giù subito, al primo ascolto. Quando sento che sto forzando e la spontaneità se ne sta andando, mollo tutto e faccio altro. Ci torno solo quando la sento di nuovo. In studio vale lo stesso: spesso la prima take è quella vera.

Sei un artista che si affida molto all’istinto. Ti capita mai di riascoltare una canzone a distanza di tempo e scoprire che ti sta dicendo qualcosa di te che non avevi ancora capito del tutto al momento della scrittura?
Mi succede sempre, ed è successo proprio con “Non è facile”. Mentre la scrivevo non sapevo nemmeno per chi fosse: l’ho capito solo rileggendola. Quando scrivi d’istinto, le canzoni arrivano prima di te. Poi tocca a te raggiungerle.

Tra il 2025 e il 2026 hai aperto i concerti di artisti molto diversi tra loro come centomilacarie, Dardust e Mida. Cosa ti sei portato a casa da ciascuna di queste esperienze live e come ti hanno fatto crescere come performer?
Ogni live mi ha dato più consapevolezza. Per me lo studio è l’allenamento e il palco è la gara, ed è lì che capisci davvero a che punto sei. Aprire per artisti così diversi mi ha insegnato a leggere il pubblico: c’è chi cerca nuovi artisti, chi è lì solo per l’artista principale, chi accompagna qualcuno. Io provo a trasmettere quello che sento a tutti, senza cambiare chi sono.

Portare dal vivo canzoni così intime ed emotive come “Non è facile” richiede di mettere a nudo una parte di sé molto privata. Che effetto ti fa guardare le persone tra il pubblico e capire che si stanno rispecchiando nelle tue vulnerabilità?
È la cosa più bella che possa succedere. La canzone è nata dalla storia di altre persone, ma l’ho sentita mia nel momento in cui l’ho scritta. Quando vedo qualcuno tra il pubblico che la sente sua, il cerchio si chiude: è passata da loro a me, e da me a qualcun altro.

Con l’uscita di “Non è facile” che tipo di percorso si sta aprendo per Aku Boy? Dobbiamo aspettarci un progetto più ampio o nuovi live all’orizzonte?
Non lo so nemmeno io, e mi va bene così. Non scrivo a tavolino e non pianifico a tavolino neanche il futuro. Una cosa però posso dirla: quello che sto facendo in studio mi piace da impazzire.

Biografia

Francesco Chiarle, in arte Aku Boy, è un cantautore romano. Al centro della sua musica c’è una convinzione precisa: la spontaneità è magia. Quando viene ricercata troppo, rischia di diventare artificiale. Per questo Aku Boy vive la scrittura come un processo istintivo, legato alle esperienze e alle emozioni reali.

Le sue canzoni nascono da ciò che vive e sente, senza sovrastrutture, con l’obiettivo di mantenere intatta l’autenticità del momento da cui prendono forma. Un approccio diretto alla musica e alla scrittura, in cui l’istinto diventa il punto di partenza per trasformare esperienze personali ed emozioni in canzoni. L’artista ha aperto i concerti di centomilacarie a Ferrara e Dardust a Rimini nel 2025, mentre nel 2026 ha aperto quello di Mida.