ANGELA BARALDI sarà in concerto giovedì 19 febbraio al Brillante_Nuovo Teatro Lippi di FIRENZE, venerdì 20 febbraio all’Angelo Mai di ROMA e sabato 21 febbraio al DAS Dispositivo Arti Sperimentali di BOLOGNA nell’ambito di “3021 LIVE 2026”, il suo nuovo tour nei club italiani.
Accompagnata sul palco daFederico Fantuz (chitarra), Daniele Buffoni (batteria) e Giovanni Fruzzetti (basso e Synth),Angela Baraldi presenterà al pubblico i brani contenuti nell’ultimo album “3021” (Caravan / Sony Music Italia), disponibile in digitale, cd e vinile.
Questo il calendario del tour, prodotto e organizzato da Caravan e Friends&Partners:
31 gennaio 2026 – GENOVA – AD ASTRA Cinemino
6 febbraio 2026 – GUAGNANO (Lecce) – Rubik
7 febbraio 2026 – BARI – ODE Officina degli Esordi
19 febbraio 2026 – FIRENZE – Brillante_Nuovo Teatro Lippi
20 febbraio 2026 – ROMA – Angelo Mai
21 febbraio 2026 – BOLOGNA – DAS Dispositivo Arti Sperimentali
4 marzo 2026 – MILANO – Biko
6 marzo 2026 – TORINO – CPG
Per info: www.friendsandpartners.it.
Prodotto da Caravan, l’etichetta discografica di Francesco De Gregori, e distribuito da Sony Music Italia, l’album comprende 8 brani scritti dalla stessa Angela Baraldi e composti insieme a Federico Fantuz. Se per gli arrangiamenti musicali la cantautrice, rompendo gli schemi, si è lasciata ispirare a tratti dal cosmo e dal suo fascino misterioso, nei testi è andata alla ricerca dell’essenziale, esplorando sensazioni e sentimenti umani.
Alla scoperta di Angela Baraldi
Iniziamo con il singolo, leggo che “Cuore Elettrico” è un esperimento dadaista gotico scapigliato,
scritto dopo un TG e con riferimenti a Poe. Mi racconti come è nata?
Diciamo che quella mattina mi sono svegliata storta per via delle notizie riguardo il pianeta Terra,
volevo solo passare la giornata senza lasciarmi trascinare dallo sconforto. La musica ti aiuta,
scrivere una canzone può farti passare ore su un altro pianeta. In questo caso il pianeta è la nostra
Terra. Non l’ho presa sul serio, scriverla e cantarla aveva solo il compito di non farmi fare
telefonate moleste agli amici o lamentarmi fissando il muro. Invece, una volta tirata fuori dal
cassetto, non ci è più tornata dentro.
L’album “3021”: come è nato e cosa ci hai messo di te come artista e come persona. In che senso
per gli arrangiamenti ti sei ispirata al fascino del cosmo?
L’album è nato finita la pandemia perché si è creata la condizione ottimale: uno studio dove poter
suonare con Ale Sportelli al mixer, Federico Fantuz alla chitarra (e non solo) e una sezione ritmica (
Daniele Buffoni alla batteria e Giovanni Fruzzetti basso e sintetizzatori) molto efficace e già
affiatata, che si è integrata al suono in modo del tutto naturale. Eravamo tutti motivati, quindi la
fatica è stata più logistica, perché viviamo in città differenti quasi tutti.
Il fascino del cosmo è misterioso, com’è mistero il perché ci ha preso così. Finito di registrare
l’album, un amico mi ha detto che lo studio distava un paio di chilometri da un interferometro.
Cos’è? Serve per catturare eventi estremi nello spazio, per registrare movimenti, onde
gravitazionali, buchi neri… ce ne sono tre in tutto il mondo, due in America e uno in Italia, a due
chilometri dallo studio. Devo ringraziare l’Osservatorio Gravitazionale Europeo (EGO) che ci ha
lasciati girare all’interno il video di Cosmonauti, con la regia di Daniele Barraco.
Ci ho messo tutto di me, l’ho voluto fare esattamente com’è uscito, parlando chiaro ai miei
preziosi e creativi collaboratori.
Nel brano “3021” ti chiedi cosa resterà delle nostre parole e dei messaggi digitali: quanto senti
urgente questa domanda oggi?
Forse non è urgente, forse è solo romantica, o poetica, non possiamo sapere la risposta e forse
non ci sarebbe nemmeno utile. Però è incredibile che quello che è scritto sui papiri resista secoli
mentre a noi basta che salti la corrente e siamo fritti…
“Cosmonauti” nasce da un sogno ricorrente e da una figura che invita a non avere paura: sei
coraggiosa?
Sì, credo, anche perché ho paura. Il coraggio è affrontare la paura, non è non avere paura. Di certe
cose bisogna avere paura. Voglio dire che senza paura non c’è coraggio ma incoscienza.
In “Bellezza dov’è” parli di Roma, città di contrasti estremi: cosa ti ha colpito?
L’immobile ed eterna bellezza mista al caos e alla moltitudine. Roma include, prende tutti. Ma se
alzi lo sguardo e ti tappi le orecchie… i grandi alberi, le statue di angeli chi ti guardano dall’alto e tu
che stai sudando o vai di fretta e uno con la moto ti sta venendo addosso… ahahah non puoi
distrarti… è troppo bella e feroce.
Le citazioni presenti nel brano, da Marley a Burroughs fino a Lennon, come dialogano con le tue
idee?
Sono riferimenti culturali che suggeriscono parecchio al mio modo di sentire. Per rispondere in
modo dettagliato ci vorrebbe troppo tempo… sono figure mitiche.
“Preghiera della sera” è ispirata al finale di “Don’t Look Up”: cosa ti ha colpito di quella scena al
punto da trasformarla in musica? Nel brano parli dell’illusione di controllo che la tecnologia ci
dà: quanto ti preoccupa questo aspetto del presente?
Mi devasta. Il controllo lo soffro e in questo caso è anche fittizio. La tecnologia è una religione
perché siamo ancora agli albori del suo uso quotidiano. Diventerà qualcosa di molto inquietante se
continuiamo ad esserne così assoggettati. Ci sono cose che sfuggiranno sempre al nostro controllo.
Amen. Dobbiamo farcene una ragione e accettare il mistero.
In “Corvi” affronti il tema del malessere adolescenziale: come si affronta questo tema? Viene
abbastanza considerato dalla società?
Assolutamente no. Siamo del tutto indifferenti a questo tema da sempre. Avrebbero un sacco di
cose da raccontarci se li volessimo ascoltare. Gli adolescenti d’istinto respingono il mondo adulto,
cioè l’esempio di come potrebbero diventare. Questo mi affascina. Questo tema si dovrebbe
affrontare parlando con loro. Le generazioni dovrebbero dialogare tra loro, senza stronzate
divisive tipo “ok boomer” o “ai miei tempi era meglio e bla bla bla” che non è altro che il ripetersi
di stereotipi che distraggono dal nocciolo della questione. Solo parlandone certe cose diventano
reali e affrontabili.
“La Vestizione” racconta l’attesa e il rito prima di un incontro: è legato a un ricordo in
particolare?
Sì, ero nuda e stavo aspettando qualcuno e ho pensato: devo scrivere il testo di questa canzone
prima che arrivi, devo descrivere questo momento sospeso prima di vestirmi, in diretta. Prima che
arrivasse non l’ho scritta tutta ma quasi.
Cosa ti aspetti e come stai preparando per i concerti dal vivo?
Spero di divertirmi e sono molto concentrata. Abbiamo fatto ottime prove quindi sono molto
serena. Ma anche eccitata, sì, insomma un misto di cose.
Vedi già dei progetti futuri prendere forma o ancora ci devi pensare?
Continuerò a girare in teatro con Pievani e Maroccolo con Nomadic e usciranno un paio di serie
dove ho dato il mio contributo interpretando personaggi interessanti. La chitarra è qui, la carta e la
penna anche. Si tratta solo di spegnere il cellulare. Ecco un bel progetto.

Biografia
Nata a Bologna, ANGELA BARALDI è una cantante e attrice con 9 album all’attivo. Negli anni Ottanta prendono forma le sue prime esperienze musicali con gruppi underground dell’area bolognese, come gli Hi-Fi Bros e The Stupid Set. In qualità di corista partecipa alla tournée Dalla/Morandi e canta nella colonna sonora de “I Picari” di Mario Monicelli. Nel 1990 esce il suo primo album, “Viva”, prodotto da Lucio Dalla. Nel corso della sua carriera collabora con artisti del calibro di Luca Carboni, Ron, Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Nel 1993 con la canzone “A piedi nudi” vince il Premio della Critica al Festival di Sanremo e apre la tournée di Francesco De Gregori con il quale duetta nel brano “Anidride Solforosa”, contenuto nel live “Bootleg”. Il 1994 segna il suo esordio cinematografico con il film “Come due coccodrilli” diretto da Giacomo Campiotti, con cui ha già collaborato nei suoi primi videoclip. È l’attrice protagonista di “Quo Vadis, Baby?”, film di Gabriele Salvatores per cui vince tre importanti riconoscimenti cinematografici: il Premio Flaiano come Miglior attrice esordiente, il Premio Efebo d’Oro e l’Iris d’argento al Montreal Film Festival. Al film segue la serie “Quo Vadis Baby” prodotta da Sky Cinema, in cui veste sempre i panni della investigatrice privata Giorgia Cantini. Negli anni successivi torna a collaborare con Lucio Dalla in “The Beggar’s Opera” e con i Giardini di Mirò, i Massimo Volume e DJ Gruff. Nel 2011 è in tour con Massimo Zamboni, con il quale incide due album (“Solo una terapia: dai CCCP all’Estinzione”, 2011, e “Un’infinita compressione procede lo scoppio”, 2013). Nel 2014 le viene affidato il ruolo di protagonista in “The Wedding Singers” con la regia di Emanuele Conte, prodotto dalla Fondazione Luzzati/Teatro della Tosse di Genova. Nel 2017 esce il suo ottavo album, “Tornano Sempre” (Woodworm). È nel cast della serie di Rai 1 “La Compagnia del Cigno” diretta da Ivan Cotroneo ed è in teatro con “Nomadic” di e con Telmo Pievani e Gianni Maroccolo. Nel 2024 ha aperto i concerti di De Gregori Dal Vivo, il tour estivo di Francesco De Gregori.


