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Er Pablo: canto lo scorrere del tempo e quanto è inutile rincorrerlo

Er Pablo

Intervista

Dal 27 marzo 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e rotazione radiofonica “Johnny”, il nuovo singolo di Er Pablo per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

“Johnny” è un brano che esplora il tema dell’incessante scorrere del tempo. Per dare forma a questo concetto, Pablo evoca la figura del pirata Johnny che, proprio come il tempo, passa per non tornare mai più. Il brano è caratterizzato da un sound morbido e cadenzato che entra in contrasto con un rapping veloce e incisivo. La struttura sonora è arricchita da una voce femminile, fondamentale nel sottolineare la melodia e nel conferire al pezzo una carica emotiva ancora più profonda.

Il videoclip di ‘Johnny’, diretto da Pablo Deleuse, è stato realizzato alternando riprese in studio a suggestive location esterne. La struttura visiva ruota attorno a due inquadrature principali che interagiscono costantemente tra loro. Attraverso una ricercata fusione di questi elementi, prende vita un’immagine unitaria dove il colore diventa il filo conduttore, guidando lo sguardo dello spettatore. Il risultato è un’estetica che riesce a essere, simultaneamente, statica e dinamica.

“Johnny” affronta il tema del tempo: com’è nata l’idea del brano?
Il tempo è sempre stato un concetto che mi appassiona molto. Non è un caso che lo cito in molti brani. Probabilmente il tempo, e in modo particolare lo scorrere del tempo, è uno degli argomenti di cui scrivo di più. Johnny in particolare vuole raccontare l’inutilità di preoccuparsi del tempo, come dice il ritornello, che senso ha correr dietro ad una lancetta?

Perché hai scelto proprio la figura del pirata Johnny per raccontare questo concetto?
La figura di Johnny è una citazione al coro “Leave her Johnny”. Studiando questo brano ho trovato una somiglianza tra il tema del tempo che passa per non tornare più, ed il pirata Johnny, che durante i suoi viaggi e le sue avventure, trova posti meravigliosi ma solo per andarsene poco dopo. Allo stesso modo le lancette lasciano andare i numeri del quadrante per poi ritrovarli, sempre uguali ma allo stesso tempo sempre diversi.

Il sound del pezzo è molto particolare, tra atmosfere morbide e un flow più incisivo: come avete lavorato a questo equilibrio?
Tutto nasce dal pianoforte, il violino, la viola e il contrabbasso. La primissima stesura di Johnny era interamente orchestrale e la mia voce aveva un ruolo secondario, se non terziario. Dopo molti ritocchi e tanti giorni di riscrittura, la musica è diventata come la possiamo sentire oggi, i violini e le viole hanno imparato a condividere lo spartito con synth e batterie elettroniche, e l’ultima cosa che mancava era la mia voce. Non è stato facile incidere una strofa rap che vuole essere delicata e pesante allo stesso tempo, ma nel mio cervello era l’unica maniera in cui i due mondi potevano coesistere. Circa 100 registrazioni dopo la canzone era finita.

Hai citato “La Mer” di Debussy: cosa ti ha ispirato di quell’opera durante la scrittura?
Sto scoprendo l’arte dei grandi compositori in questi ultimi anni, Debussy in particolare lo amo molto, ma la prima volta che ho sentito “Le Mer” non riuscivo ad apprezzarla. Il mio rapporto con la musica è prettamente visivo, e mentre ascoltavo non riuscivo a vedere il mare, e la cosa non mi andava molto a genio. Poi improvvisamente sempre durante quel primo ascolto, mi resi conto che avevo ragione, quella composizione non riusciva a farmi vedere il mare, però lo sentivo. Sentivo il salire e scendere delle onde, l’oscillare delle correnti, il crescere del vento ed il picchiare delle piogge. In quel momento capì che la canzone orchestrale che avevo in mente, che diventò Johnny, doveva trasmettere la stessa cosa, o almeno provarci.

Che ruolo ha la voce femminile all’interno del brano?
Come dicevo prima volevo che la voce avesse un elemento leggero ed uno più duro. Nonostante i miei sforzi purtroppo la mia voce è sporca e in generale non molto morbida. Per questo la scelta della voce femminile, ho cercato una voce che avesse l’eleganze e la leggiadria di cui avevo bisogno, in modo da creare questo rapporto d’equilibrio tra il dolce e l’aspro, che vuole rappresenta in parte il mio rapporto con il tempo.

Com’è stato lavorare con il produttore Violea su questo pezzo?
Con Violea ormai mi sento di dire che sono in mani sicure, veniamo da mondi molto diversi sia musicalmente che umanamente. Ma so che abbiamo un obiettivo comune, ovvero fare bella musica, o forse è meglio dire fare l’arte della musica. Nello specifico in questo pezzo Violea è stato indispensabile, è grazie a lui se siamo riusciti a far sposare il mondo dell’orchestrale con il mondo del rap, con il mondo che ho dentro la testa. Inoltre lo considero un ragazzo incredibilmente sincero e preciso, sembrerà stupido ma sapere che il mio produttore è così sincero da dirmi sempre quello che pensa della mia arte è un privilegio per me, definirlo un amico ancor di più.

Nei tuoi ultimi lavori si sente molto la presenza di strumenti suonati: quanto è importante per te questo aspetto?
Il video di Johnny cerca di raccontare le due emozioni principali del testo, la malinconia e la speranza. Per visualizzarle, e metterle in scena, l’idea è stata semplice, due inquadrature diverse ma simili che si mischiano tra di loro. I colori giocano il ruolo fondamentale in quanto visivamente ci portano a provare un’emozione più di un’altra. Tendo ad improvvisare molto con le immagini, quindi partendo da questa bozza di idea ho sperimentato più alternative, fino a quello che vediamo oggi.

Dirigere il videoclip in prima persona cosa ti ha dato in più?
Il mondo della regia mi ha sempre appassionato, come anche quello della fotografia, la parte più bella di un video o di una copertina è il modo in cui arrivi a quel risultato. Dirigere i miei video non credo mi dia qualcosa in più, anzi, spesso quando giro ci metto molto per errori tecnici o piccoli dettagli di cui non mi sono accorto. L’unico valore aggiunto è il fatto che essendo io a fare tutto decido io gli orari e quando e come farlo. Per me è un passatempo che mi permette di portare l’ascoltatore ancora più dentro le mie canzoni.

Il tuo percorso parte anche dalla recitazione: quanto influenza oggi il tuo modo di fare musica?
La recitazione è stato l’inizio del mio grande amore per l’arte. Dentro al teatro ho imparato l’emotività delle parole, e come la stessa parola può avere significati opposti. Tutti i testi che ho scritto sono nati grazie al mio percorso teatrale, lì ho iniziato a scrivere i primi monologhi e sceneggiature che poi sarebbero diventati testi e musiche. Inoltre grazie al teatro ho conosciuto il mondo del musical dove ho provato per la prima volta l’essere sul palco con degli strumenti veri, quello è stato uno dei momenti dove ho capito che volevo essere un musicista.

Hai iniziato a scrivere molto giovane: cosa è cambiato nel tuo modo di esprimerti?
La mia penna ha passato molti periodi diversi. Quando ho iniziato erano solo strofe rap, qualche anno dopo ho iniziato a scrivere testi più sull’indie. Non penso sia cambiato molto il mio modo di esprimermi, è cambiato il modo in cui mi rapporto allo scrivere e di conseguenza ho trovato altri modi per esprimere gli stessi concetti.

Quali sono gli artisti o le influenze che senti ancora più vicine oggi?
Sono quasi innumerabili gli artisti che amo e venero. Anche restringendo solo all’Italia, potrei parlare per ore. Credo che la vera influenza che hanno su di me gli artisti sono i miei pensieri, quando una canzone mi resta in testa vuol dire che ho bisogno di pensare a quel brano, e continuando a interrogarmi su di esso lo studio, lo analizzo e lo interiorizzo. Alcuni artisti mi restano in testa da anni, Primo Brown, Colle del fomento, Villa Ada posse, Modena City Rambles, Brokenspeakers…. Questi sono solo alcuni esempi.

Come descriveresti la tua evoluzione negli ultimi brani, da “Veterano” a “Johnny”?
Veterano è stata la dimostrazione che sono capace a scrivere interamente una canzone, Johnny è la dimostrazione che so mischiare i mondi che ho dentro e metterli in musica. Ho scritto molte canzoni da quando è uscita Veterano, mi sono innamorato delle orchestre, ho scoperto la musica che definiamo classica e la sto studiando. Mi sento di dire che la vera evoluzione stia avvenendo nel mio rapporto con la musica, l’approccio è sempre lo stesso, lascio che sia lei a guidarmi.

Cosa ti piacerebbe arrivasse a chi ascolta questo pezzo?
Spero che chi ascolti il brano venga proiettato dentro la mia penna. Quando un brano esce il pubblico ne diventa proprietario, quindi spero che agli ascoltatori arrivino quei pensieri che mi hanno portato a scrivere il testo.

Che tipo di emozioni speri di trasmettere con la tua musica?
Una canzone è fatta di più emozioni, Johnny parla di malinconia e speranza, con un pizzico di spensieratezza, o almeno queste sono le emozioni che arrivano a me oggi. Spero che a chi ascolti il brano arrivino più emozioni che ruotano intorno a queste due dominanti, e che ognuno abbia una sbavatura diversa dagli altri.

Quanto è importante per te il rapporto con chi ti ascolta?
Come dicevo prima quando esce una canzone gli ascoltatori ne diventano proprietari, è chi ascolta un brano che decide che mondo costruirci dietro e che interpretazione dare alle parole. Il mio rapporto con chi mi ascolta ruota intorno a questo, interpretazioni diverse dei miei testi, da persone diverse, io posso dare la mia, ma sapere quella degli altri mi interessa molto. soprattutto se molto lontana da quello che vedo io.

Hai già in mente i prossimi passi dopo l’uscita di “Johnny”?
Dopo Johnny arriverà un altro singolo a cui sto pensando da molto, il titolo lo terrò segreto ancora per un pò, ma vi dico che il testo parla di destini. Dopo non so ancora cosa succederà sto pensando a più opzioni, è possibile che esca un album come anche un ep, ma per ora sono focalizzato sull’uscita di Johnny e su quello che ne pensano le persone.

C’è un momento del processo creativo che preferisci più degli altri?
Il processo creativo è formato da più componenti, ma tutti hanno un’inizio e una fine. Il mio momento preferito è senza dubbio l’inizio, perché mi ricorda che sono capace a scrivere una canzone. C’è da dire però che ogni processo creativo è diverso, e grazie a questo ogni canzone è diversa.

Se dovessi riassumere “Johnny” in una parola, quale sceglieresti?
Balenante.

Biografia Er Pablo

Pablo Deleuse, in arte “Er Pablo”, è un cantautore romano esponente della nuova scena hip-hop. Il suo percorso artistico affonda le radici nella recitazione ma, ancora giovanissimo, scopre una viscerale passione per la musica, traendo ispirazione dal rap romano della “vecchia scuola” e dallo studio dei testi di pilastri come Primo Brown, i Villa Ada Posse e i Colle der Fomento.

Inizia a scrivere i suoi primi brani a soli 11 anni, influenzato dagli autori che ancora oggi studia costantemente. All’età di 16 anni, affascinato dalla musica suonata dal vivo, intraprende da autodidatta lo studio di diversi strumenti: chitarra, pianoforte e batteria. Questo amore per la strumentazione lo porta ad approfondire vari generi, trovando la propria dimensione ideale nel rap strumentale. Ascoltando i suoi ultimi lavori — Veterano, Fumo e Malditesta e Johnny — emerge immediatamente una sonorità ricca di strumenti suonati dal vivo, che accompagnano testi profondi e specchio della sua realtà quotidiana.

Crescendo sia anagraficamente che artisticamente, Er Pablo si spinge sempre più verso la sperimentazione di nuove sonorità, abbinandole a liriche capaci di trasmettere sensazioni diverse a ogni singolo ascoltatore. È proprio questa versatilità a rendere il suo pubblico estremamente eterogeneo per età e genere, come lui stesso ricorda spesso nelle interviste: “La cosa più importante per me è l’interpretazione delle mie parole; sono davvero curioso di sapere cosa le persone vedono nei miei testi”.

Per l’artista, il fine ultimo della musica è una comunicazione che apra mondi immaginativi diversi, permettendo a chiunque di trovare un significato unico e personale nelle sue rime. Nonostante un animo incline alla solitudine, Er Pablo ama la dimensione collaborativa: per la comunicazione si avvale del supporto del team Red&Blue, mentre per la creazione della “magia” sonora si affida al produttore Violea, il cui sound — ora morbido, ora più rock — contribuisce a rendere ogni produzione autentica e originale.

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