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Nico Sordelli: dopo “Dubbi” ho tanto altro da dare e da dire per chi mi vorrà ascoltare. INTERVISTA

Nico Sordelli

lI cantautore NICO SORDELLI a luglio ha pubblicato “Dubbi”, un brano che nasce da una cassa in quattro che profuma d’estate e racconta una relazione fatta di attrazione, complicità e sentimenti non corrisposti allo stesso modo. Al centro della storia c’è un continuo conflitto interiore: da una parte il desiderio di vivere un sentimento autentico, dall’altra la consapevolezza che, nonostante l’intesa sembri perfetta, i due protagonisti guardano al loro rapporto in modo profondamente diverso.

I giochi di parole che attraversano il testo diventano il riflesso di questo fragile equilibrio, in cui lui desidera costruire qualcosa di più di un semplice momento condiviso, mentre lei preferisce vivere il presente senza legami. Ne nasce un brano che intreccia leggerezza e malinconia, trasformando le incertezze dell’amore in una colonna sonora estiva dal sound fresco e contemporaneo.

Come nasce “Dubbi”?
Dubbi nasce in modo molto casuale e spontaneo: nasce da una cassa in 4/4 e un giro di accordi che non sapevo bene come mandare avanti. Poi una sera mi sono trovato col mio produttore ed è stato tutto un fiume in piena: Dubbi è nata in poco più di 3 ore!

Nel brano racconti una relazione in cui due persone vivono la stessa intesa, ma con aspettative diverse. C’è qualcosa di autobiografico in questa storia?
Sì, assolutamente. Mi sono trovato tante volte nella situazione di non volere una storia seria mentre dall’altra parte era ciò che mi veniva chiesto, e mi sono trovato anche a chiedere una storia seria a una ragazza che per la verità non voleva saperne.

Ho voluto raccontare un po’ questa storia per smentire il fatto che anche i ragazzi possono volere qualcosa di serio e possono rimanerci male qualora venissero rifiutati: insomma, anche noi ragazzi proviamo emozioni, e molto forti aggiungerei!

Il titolo “Dubbi” racchiude perfettamente il conflitto tra cuore e ragione: meglio seguire il cuore o proteggersi evitando di legarsi? Tu, nella vita, da che parte stai?
Io seguo sempre il cuore, anche se questo a volte mi porta a commettere errori, a farmi rimanere male o a farmi aspettative troppo alte. Ma io mi chiedo: in un mondo ormai difficile come quello che viviamo oggi, se non possiamo neanche più sognare in grande, cosa ci rimane?

“Dubbi” riesce a parlare di una situazione emotivamente complicata mantenendo però un’atmosfera estiva e leggera. Come hai lavorato sull’equilibrio tra malinconia e spensieratezza?

Alla fine parlo di una storia che secondo me tutti abbiamo vissuto almeno una volta, quindi il testo è venuto fuori molto semplicemente. Il problema era che non volevo fare una cosa troppo malinconica o pesante: eravamo a maggio, a ridosso dell’estate, che è solitamente il periodo in cui succedono queste situazioni.

Ho pensato: “Ci sarà tempo a settembre per soffrire d’amore, per adesso preferisco lasciare un finale aperto e mantenere un tono comunque spensierato”.

“Non chiedi rose ma un rosé” è uno dei giochi di parole più curiosi del brano. Quanto è importante per te giocare con le parole quando scrivi?
A me personalmente diverte moltissimo: è un modo come un altro per non ripetersi troppe volte quando il concetto di base magari è un po’ scarno. Inoltre, se vogliamo, i giochi di parole dimostrano una buona conoscenza della lingua madre, e io personalmente sono un fanatico della lingua italiana.

Mi piace far arrivare anche questo alle persone che mi ascoltano, mi piace dimostrare una buona proprietà di linguaggio; è anche un po’ un mio tratto distintivo.

“Dubbi” rappresenta l’inizio di un nuovo percorso musicale. Che Nico Sordelli dobbiamo aspettarci da questo nuovo capitolo?
Credo che sarà una piacevole sorpresa per tutti coloro che decideranno di seguire il mio percorso. Ho tanto da dare e tanto da dire, credo di aver capito persino come fare: sta tutto in chi vorrà ascoltare.

Il dubbio più grande che hai avuto nel tuo percorso musicale finora?

Mi sono trovato davanti a un bivio: continuo senza certezze, oppure smetto e mi concentro su qualcosa di più concreto, dato che alla fine la musica è solo una passione? Beh, io ho scelto di andare avanti nonostante tutto, nonostante non ci fosse la benché minima certezza sul futuro. Ho sempre trovato il modo di proseguire pur rimanendo abbastanza indipendente.

È una scelta che molte famiglie non avrebbero accettato e io, senza la mia famiglia, non avrei potuto fare questo percorso; ma ammetto che è molto facile perdersi d’animo quando tenti per anni di bussare alle porte del paradiso e sembra che nessuno senta nulla. Bisogna andare avanti, stringere i denti e mettersi in testa che se vuoi qualcosa, nulla può fermarti. L’importante è: la vuoi davvero? Io ho risposto sì!

Descrivi “Dubbi” con tre parole, quali sceglieresti?

Realista, diretta e sicuramente ricorrente.

Il sound è costruito su una cassa in quattro molto estiva. Che tipo di atmosfera volevi creare?
Volevi che l’ascoltatore si trovasse nella condizione di poter scegliere se ascoltare questo pezzo in piscina con gli amici e un drink in mano, oppure in macchina alle 3 di mattina durante un giro solitario.

L’atmosfera doveva essere necessariamente leggera anche se coinvolgente, mentre il testo avrebbe dato quella sensazione più di peso nello stomaco, come a voler dire: “È vero che il clima è frivolo, ma se ascolti bene ti sto raccontando qualcosa di abbastanza profondo”. Sta tutto nell’ascoltatore!

Per chi ti ascolta oggi per la prima volta: perché dovrebbe sentire “Dubbi”?

Vedila così: Dubbi è il classico tormentone estivo che di classico però non ha proprio nulla, se non la cassa in 4. So perfettamente cosa sto facendo e dove voglio arrivare. Se devo fare dei lavori in casa o se devo riparare la macchina mi affido a un professionista; di riflesso, se voglio ascoltare un po’ di musica preferisco affidarmi a una persona che sa quello che sta facendo.

Ad oggi è troppo facile diventare cantanti o produttori, nessuno studia più o fa la famosa gavetta: basta mettere un video su TikTok e se hai fortuna sei virale. Ecco, io non sono mai riuscito a diventare virale su TikTok: spero che almeno questo sia un buon segno!

Secondo te, perché è così facile ritrovarsi in una storia in cui due persone vogliono cose diverse?
Proprio perché siamo persone diverse: ognuno ha i propri pensieri, i propri problemi, e probabilmente nessuno si sofferma mai su quelli delle altre persone. È questo che ci porta a volere cose diverse, ed è per questo che le coppie che veramente si scelgono l’un l’altro sono molto rare, ma le più durature.

L’importante è ricordare che non è un crimine volere due cose diverse; è sbagliato però non avere interesse nei riguardi del pensiero altrui, che come tale va rispettato, anche se non si è concordi.

Hai iniziato presto con la musica: pianoforte a 7 anni, poi chitarra, basso e batteria. Cosa ti ha spinto a voler esplorare così tanti strumenti?
La curiosità e il divertimento che ne conseguiva. Io personalmente suono per divertirmi: perché mi diverte suonare quell’accordo difficile, perché mi diverte suonare la variazione in tempo dispari dove spesso mi perdo nel conteggio… Insomma, io mi diverto!

Mi divertivo tantissimo con la chitarra e ho pensato: “Perché rinunciare al divertimento di suonare altri strumenti?”. Alla fine avevo ragione: tutti gli strumenti sono belli e divertenti, devi solo avere la pazienza di comprenderli, nessuno nasce imparato.

Appartieni a una generazione che vive la musica in maniera completamente diversa rispetto al passato. Quanto hanno influenzato streaming e social il tuo modo di pensare e fare musica?
A dire la verità sono stato influenzato abbastanza dai media, banalmente perché quello che scrivevo 4 anni fa non sarebbe andato di moda allora, figuriamoci adesso (forse sarebbe andato bene negli anni ’80/’90, ma non garantisco).

Quindi diciamo che ho cercato di farmi influenzare positivamente da quello che funziona oggi, così da poterlo riproporre senza snaturarmi, facendo comunque qualcosa che adoro.

Tra le tue influenze ci sono Nek, Ed Sheeran, Maroon 5, Shawn Mendes e Big Time Rush. Cosa hai preso da artisti così diversi tra loro?
Ho cercato di prendere il meglio di tutti i mondi: dall’approccio allo strumento, al modo di comunicare, al modo di rapportarsi al palco e al microfono. Sono idoli che per me avranno sempre qualcosa da insegnare: ci sarà un motivo se hanno riscosso così tanto successo a livello mondiale, no?

C’è un artista con cui sogni di collaborare?
Nel panorama italiano sono due le collaborazioni dei sogni: una ovviamente è proprio con Nek, uno dei miei mentori e padri artistici; mentre a livello più affettivo ti direi Ligabue.

Mia mamma è una sua grande fan e io grazie a lei lo ascolto sin da bambino: l’ho visto ad un sacco di concerti e mi piacerebbe tantissimo poter condividere il palco con un artista immortale come lui.

Andando oltreoceano, invece, il sogno sarebbe duettare con Ed Sheeran: credo che non ci sarebbe nessuna parola in grado di descrivere che tipo di emozioni si potrebbero provare accanto a un colosso come lui, solo profondo rispetto ed ammirazione!

Quando scrivi, parti più spesso da una melodia, da una frase o da un’emozione?

È totalmente irrilevante. Preferisco partire da una base di chitarra o di pianoforte, ma non mi sono mai posto il problema: scrivo ciò che mi passa per la testa, quindi se in quel momento c’è musica scrivo la base, se invece ci sono parole scrivo un testo. Dipende da come mi gira, in realtà.

Nei tuoi testi racconti molto la quotidianità e le emozioni. Quanto è importante per te essere sincero quando scrivi una canzone?
Un bravo artista non deve solo saper cantare, deve anche saper interpretare i brani che canta, e credo che sia molto più facile interpretare una canzone che parla sinceramente di qualcosa che hai vissuto: non devi fingere o immedesimarti, devi solo farti travolgere. Quindi credo sia molto importante scrivere con sincerità: a prescindere da che storia racconti, devi poterti aggrappare a un’emozione, altrimenti non potrai mai rendere il 100% su quella canzone.

Qual è il sogno che oggi ti fa più paura, ma che allo stesso tempo desideri di più?
Varcare quelle “porte del paradiso” di cui ti dicevo prima. Insomma, sarebbe il mio sogno più grande, ciò per cui lavoro da sempre, però fa paura… E se poi non è come te lo immagini? E se poi capisci di non essere il benvenuto? E se poi non sei all’altezza? Se non vali abbastanza? Se finisce prima di quanto ti aspettavi?

Saresti pronto a rinunciare e tornare a fare la vita che facevi prima, sapendo che quell’opportunità l’hai avuta e l’hai sprecata? Sono tutte domande terrificanti, a cui però devi far fronte se davvero vuoi intraprendere questo percorso.

Tra cinque anni, che cosa vorresti che raccontasse di te la tua musica?
Vorrei raccontasse di questo percorso meraviglioso fatto di gioie e dolori. Credo che questa strada ti porti a provare delle emozioni così forti da essere uniche: un attimo prima puoi essere sulla vetta del mondo e quello dopo puoi sprofondare. Non credo che sia un mondo fatto per tutti, e con questo non sto dicendo che sia fatto per me, non posso ancora saperlo, ma sono sicuro di volerlo scoprire e di volervelo raccontare. Comunque vada sarà una storia bellissima, spero di portarvi insieme a me!

Bio

Nicolò Sordelli, classe 2004, nasce a Milano e coltiva fin da bambino una profonda passione per la musica. Le sue canzoni riflettono influenze musicali eterogenee che spaziano dal pop-rock italiano di Nek a quello internazionale di Ed Sheeran, Maroon 5, Shawn Mendes e Big Time Rush.

Attraverso i suoi testi, racconta emozioni, esperienze e sfumature della propria quotidianità. Inizia a studiare pianoforte all’età di 7 anni, per poi avvicinarsi alla chitarra a 11 e, successivamente, al basso e alla batteria a 14. “Dubbi” segna l’inizio del suo nuovo percorso musicale.