Dal 9 aprile, è online sul canale YouTube di SKEYE il videoclip di “POLAROID”, il nuovo brano prodotto da Marco Zangirolami e distribuito sulle piattaforme digitali da PIRAMES INTERNATIONAL.
Il video, diretto da Paolo Agosta e prodotto da Aurelio Colucci (La Major), ritrae SKEYE all’interno di un loft sospeso nel tempo, dove immagini e ricordi prendono forma attraverso una serie di scatti. In questo spazio, minimal ma luminoso, l’artista ricostruisce i frammenti di un amore estivo leggero e solo apparentemente innocuo. Un legame fugace, destinato a dissolversi, ma capace di lasciare un segno persistente, come una polaroid appesa a un filo tra ciò che è stato e ciò che continua a vivere nella memoria.
“POLAROID”, scritto con Danila Satragno, anticipa l’estate non solo nelle sonorità, fresche e leggere, ma anche nel racconto di un immaginario fatto di attimi intensi e fugaci. Questa atmosfera si riflette anche nel videoclip, costruito come un racconto visivo intimo e suggestivo, che restituisce quella dimensione sospesa in cui tutto sembra possibile, anche solo per una notte, tra energia e spontaneità.
“Polaroid” parla di ricordi che restano sospesi: c’è un episodio reale dietro questa storia o è più un immaginario?
Quasi tutte le immagini all’interno del brano sono cose che ho vissuto in prima persona.
Nel videoclip trasformi un concetto astratto in qualcosa di fisico: quanto è importante per te rendere visibili le emozioni?
Per me è fondamentale, sono una persona molto emotiva e sensibile, non riuscirei a nascondere le mie emozioni nemmeno se ci provassi.
Hai detto che a un certo punto “appendi anche te stessa”: mi spieghi perchè e in che modo?
Da dove vengo restare “appesi” significa essere scaricati, con ancora più precisione io resto appesa ad un filo come una delle tante polaroid che quella persona ha collezionato prima e collezionerà dopo di me.
Il brano sembra leggero, quasi estivo, ma lascia anche una sensazione malinconica. È voluto questo contrasto?
Volevo addolcire la pillola, soffrire per amore è già sad così!
Se dovessi descrivere “Polaroid” con un’immagine che NON compare nel video, quale sarebbe?
Persona su un tetto che ha un lenzuolo bianco in testa, perché sotto quel lenzuolo niente è peccato, nemmeno amare troppo qualcun altro che alla fine ti spezzerà il cuore. Grande ispirazione da un film!
Parti prima dal testo o dal suono?
Questo è nato già su una base, ma solitamente scrivo prima i testi.
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che il pezzo funzionava?
Quando l’ho registrato e non mi usciva più il motivetto dalla testa.
Il tuo sound mescola pop elettronico e indie-folk: come trovi l’equilibrio tra queste due anime?
Il pop elettronico è energico, quindi per pezzi più uptempo sta da Dio, l’indie-folk è riservato ai pezzi dove viene fuori tutta la mia emotività.
Ti senti più storyteller o più interprete delle emozioni?
Ma direi un mix di entrambe le cose, entro in un’altra dimensione quando canto, peso tutte le parole insieme alle emozioni, alla fine mi ritrovo alla fine di ogni pezzo col cuore a mille.
C’è qualcosa che NON vuoi mai diventare come artista?
Non vorrei mai diventare schiava del mestiere, io canto per stare bene, per arrivare alle persone, non sarebbe coerente con me stessa snaturarmi e fare musica solo per guadagnare qualcosa.
Tra i tuoi riferimenti ci sono Bon Iver, Harry Styles e i Queen: cosa hai preso concretamente da ognuno di loro?
Con i Queen ci sono cresciuta, mio fratello aveva tutti i dischi e so la maggior parte dei loro pezzi a memoria, per non parlare di quando mi faceva vedere i video dei loro live, di quanto immenso fosse Freddie come front man. Da sempre è una grande ispirazione.
I Bon Iver invece sono arrivati nella mia adolescenza, mi hanno fatto scoprire nuovi colori della mia anima, un lato introspettivo che solo pochi notano. Da loro ho preso alcuni suoni e le vibes soprattutto che sentirete nei prossimi brani che farò uscire.
C’è un artista meno conosciuto che ti ha influenzata molto?
The Paper Kites, anche loro indie-folk.
Ascolti ancora musica “da fan” o ormai la analizzi sempre da artista?
Dipende dal contesto, anche se il più delle volte mi rendo conto che tendo ad analizzare!
Sei passata da Castelforte a Milano: quanto è stato difficile questo salto?
Per l’ambiente poco, per gli affetti tantissimo. Di Milano amo il fatto che sia grande, che abbia tutto, che a qualsiasi ora del giorno e della notte c’è la soluzione a qualsiasi problema.
Lasciare la mia famiglia è stata ed è tuttora la parte più difficile di tutte. Mi mancano ogni giorno davvero tanto, vedere i miei nipotini crescere da lontano è terribile, non essere lì per le loro “prime volte” mi fa stare male. Per non parlare della mia mamma e del mio papà che fanno di tutto per farmi stare a Milano quando vorrebbero solo avermi vicina a loro. Però proprio questo mi dà tantissima forza per realizzarmi. Per rendere fiera sia me che loro.
Studiare al CPM Music Institute quanto ha cambiato il tuo modo di fare musica?
Molto, prima ero molto più insicura, da quando studio in questa scuola ho avuto un boost di autostima e ho iniziato ad essere molto più consapevole!
Sei arrivata in finale in diversi contest: cosa ti hanno insegnato davvero queste esperienze?
Che non bisogna arrendersi, anche se si perde più volte, fa parte del percorso.
Il Premio Lunezia cosa ha rappresentato per te a livello personale e professionale?
È stato un fulmine a ciel sereno, non credevo minimamente di vincere considerato gli altri mega talenti che erano sul palco con me. È stata una grandissima soddisfazione che porterò sempre nel cuore!
Qual è la tua più grande insicurezza oggi come artista e invece la cosa in cui ti senti più forte?
Parlare mi rende davvero insicura, muovermi sul palco anche, sono un po’ (tanto) goffa! Però devo ammettere che vocalmente riesco a mascherare queste insicurezze.
Che tipo di estate sarà quella di “Polaroid” per te?
Spero di passare l’estate al mare, tra casa mia e la Sicilia.
Cosa vuoi che le persone si portino via dopo aver ascoltato il brano?
Non importa se un giorno saremo solo ricordi, polaroid appese al filo nelle case di qualcun altro. Quello che conta è vivere ogni istante fino in fondo, come se non ci fosse un domani.
Qual è la prossima evoluzione di SKEYE?
Spero presto di farvi entrare nel mio mondo indie-folk!!!


Biografia Skeye
SKEYE, classe 2000, è una cantautrice originaria di Castelforte (Latina) trasferitasi a Milano per coltivare il suo percorso artistico. Studentessa del CPM Music Institute di Franco Mussida, realtà formativa di riferimento per la musica contemporanea, si è già esibita in diversi locali, concerti e concorsi nazionali, tra cui Festival di SanNolo, Videofestival Live e Tour Music Fest, raggiungendo la finale tutte e tre le competizioni. Tra i riconoscimenti più significativi spicca il Premio Lunezia 2025 (sezione “Nuove Proposte”).
Il suo progetto musicale fonde pop elettronico a sfumature indie-folk nei brani più intimi, lasciandosi ispirare da artisti e personalità eclettiche come Bon Iver, Harry Styles e i Queen, che diventano importanti punti di riferimento per la libertà espressiva, la ricerca sonora e la capacità di muoversi tra generi e linguaggi musicali differenti.


