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Tra musica e metafisica, due giorni al Be Alternative Festival – Reportage

Be Alternative Festival

Di Adalberto Piccolo e Lavinia Maria Tiziano

Ogni oggetto presenta due aspetti: l’aspetto comune, che è quello che generalmente si scorge, e che tutti scorgono, e l’aspetto spirituale e metafisico, che solo pochi individui riescono a vedere, in momenti di chiaroveggenza o di meditazione metafisica.

Lo sapeva bene Giorgio De Chirico (che questa visione l’ha trasformata nella sua cifra stilistica) ed evidentemente lo sanno bene pure gli organizzatori del Be Alternative Festival, la rassegna musicale giunta alla alla XVI edizione che il 2 e il 3 agosto ha radunato più di 4mila persone in uno dei posti più metafisici dove si potessero fare dei concerti.

Foto di Aldo Torchia

Un luogo lunare, misterioso e mistico, silenzioso e vociante allo stesso tempo. Un dipinto dei Macchiaioli forse più che un De Chirico, con colori cangianti, sensazioni morbide ma con lo stesso senso di inquietudine del pittore dei primi del novecento. Siamo sulle rive del Lago Cecita, mille metri d’altitudine nella profonda Calabria, a pochi chilometri dal paesino di Camigliatello Silano e a qualche chilometro di curve in più da Cosenza.

Nel 2021 questo posticino nascosto della Sila ha visto rinascere sui resti di un antico romitorio dei padri benedettini una piccola chiesetta di legno (il sacro) e un piccolo festival musicale (il profano) che negli anni si è ritagliato il suo spazio richiamando pubblico e grandi nomi del panorama discografico.

Foto di Aldo Torchia

Scorgere dietro l’aspetto comune di un lago artificiale su un altopiano deserto il genius loci di un festival musicale è un’operazione che ha i suoi rischi, ma sicuramente un impatto e una potenza devastante. E se ben gestita, la dialettica natura – essere umano caciarone che viene a sentire il concerto regala ancora degli inaspettati momenti di serenità.

Ogni anno fare concerti in questo contesto è qualcosa di magico” – sottolineano su questo aspetto gli organizzatori di Be Alternative – “e ogni anno lo è sempre di più. Portare musica dal vivo in un luogo così speciale ripaga di tutti gli sforzi, soprattutto in un momento storico in cui spesso vengono privilegiati i grandi numeri e gli spazi delle arene. Be Alternative nasce e cresce con un’altra filosofia: ci interessa la dimensione umana, la qualità del contatto tra pubblico, natura e artisti. Non inseguiamo lo sbigliettamento a ogni costo, non ci interessano i tritacarne di persone: vogliamo che chi viene qui porti a casa un ricordo autentico dell’esperienza vissuta, in un equilibrio tra territorio, espressione artistica e
ambiente. Offriamo uno spazio che si può vivere e respirare, senza sovraffollamenti, dove tutti possano godersi la musica nel modo più giusto: con attenzione, cura e rispetto
”.

Attenzione, cura, equilibrio e autenticità: quello che abbiamo potuto vivere anche noi, una giovane genZ calabrese insieme a un meno giovane millenial romano, nella nostra due giorni al Festival e che proveremo a raccontarvi nel nostro reportage.

Be Alternative – Giorno 1 | Almamegretta, Christian Löffler, Jeff Mills

Dopo un viaggio pieno di peripezie come solo quelli calabresi sanno essere, tra coincidenze per un pelo e navette anarchiche, siamo arrivati finalmente a destinazione. Appena scesi l’ultimo gradino del bus, non abbiamo fatto altro che guardarci attorno meravigliati e a bocca aperta, sensazione destinata a esplodere una volta superata la fila dell’ingresso al Festival, anche questa più lunga e rocambolesca del previsto.

Il primo giorno si è apre fin dalle 15.00 con la sperimentazione sonora di Kety Fusco e
la sua arpa elettrica manipolata. Tranne un po’ di tensione agli accessi fin da subito si capisce che il mood dei due giorni sarà quello del relax: famiglie con bambini, persone sdraiate, tranquille, in armonia con l’ambiente circostante. Certo poi si balla e si canta, ma senza la calca del sottopalco e le resse a sgomitare: tranquilli tutti, c’è spazio per chiunque.

Le distese infinite di erba che si spingono su fino alle vette morbide di montagne antiche, interrotte solo dal Lago Cecita, cui il palco del Be Alternative dà le spalle impertinente. E a proposito di palco, appena arrivati seguiamo la musica in preda a un entusiasmo smanioso, fino ad arrivare in mezzo a questo stuolo di persone ondeggianti e prese benissimo

Alle 15.40 la batteria di Gennaro T e i ritmi dub del campionatore annunciano l’arrivo di una delle più influenti espressioni musicali degli ultimi trent’anni in Italia, gli Almamegretta.

Al Be Alternative Raiz e compagni portano in scena una tappa del tour “Sanacore Live Tour – 30° Anniversario”, la celebrazione live di uno dei dischi più importanti della loro carriera, pietra angolare per più di una generazione di artisti che hanno attinto a quella sintesi di elettronica, dub, reggae e napoletanità di cui gli Almamegretta sono stati precursori assoluti in Italia.

Foto di Aldo Torchia

Il concerto è un tuffo nel passato, in quel lontano 1995 in cui la musica alternativa italiana cominciava a nascere e a promettere bene. Un live contaminato da dub e tradizione mediterranea, ideale per iniziare una giornata di viaggi, mentali più che fisici, e di passioni.

Un attimo che dura poco, perché tempo di prendere qualche birra, qualche gustoseria silana a km 0 (le polpette ancora ce le sogniamo la notte) ed ecco che già è tempo di viaggiare ancora, verso paesaggi sonori
contemplativi e al contempo vibranti. È il tempo del set di Christian Löffler, storico producer techno che negli ultimi anni ha colorato di misticismo le sue produzioni.

Foto di Aldo Torchia

Ed è anche il momento in cui il pubblico comincia a sciogliersi, a lasciarsi andare e a ballare con l’aumento dei bpm, culminati verso le 19.30 con l’ultimo live, quello di Jeff Mills e del suo progetto live “Tomorrow Comes The Harvest”.

Accompagnato sul palco dai musicisti Jean-Phi Dary e Prabhu Edouard il producer americano regala un dialogo ipnotico tra elettronica, improvvisazione e pulsazioni rituali. Percussioni, batteria, drum machine e tanta classe ed il tramonto si trasforma in un viaggio onirico ed etnico alle radici del beat, che si ferma quasi totalmente nel momento in cui il sole sparisce dietro ai colli per poi ripartire a salutare la nuova vita che la notte ci regala.

Foto di Aldo Torchia

Il tramonto porta via con sé non solo il groove del dj di Detroit ma anche il calore necessario per la sopravvivenza silana (quantomeno senza felpa). Anche per questo le giornate del festival chiudono alle 22.00, non prima di una cenetta calabrese e di due zompi al palco secondario con il dj set di Retro Cassetta.

E da quell’ora in poi la parola d’ordine è riscaldarsi, specie per chi come noi ha optato per la notte in campeggio (che poteva essere organizzato meglio ma che alla fine ha avuto le sue comodità). Se di giorno la temperatura arriva a toccare i 30 gradi, di notte l’altitudine si sente tutta e in un attimo si scende sotto i 10. Insomma, non pensate nemmeno di andare a Camigliatello Silano senza vestiti pesanti per la sera, specialmente se decidete di campeggiare, perché le escursioni termiche sono folli. E no, non importa se il vostro compagno di viaggio vi assicura che il meteo porta una minima di 16 gradi: sono solo menzogne! Se campeggerete anche voi, venite attrezzati.

Be Alternative – Giorno 2 | Nada, La Niña, Max Gazzè

Con il freddo della notte ancora nelle ossa e la voglia di musica ancora alta cominciamo la seconda giornata di Festival in un turbine di nuovi colori e di nuovi ritmi.

Dopo una porzione di patate e funghi ci dirigiamo subito verso la discesa della collinetta che consente una visuale del palco praticamente perfetta da ogni distanza. Il tempo di sederci e appiccicarci qualche glitter in faccia ed è il momento di Nada che viene a fare un’ode a Madre Natura, tra inchini e ruggiti che possono risultare autentici solo addosso a lei, che sembra ormai al di là delle etichette, delle norme e delle convenzioni.

Foto di Aldo Torchia

Nada è una luna in piena, come canta nella sua bellissima canzone di oramai 18 anni fa (maledetto tempo..) magistralmente eseguita sul palco insieme ad altre perle della sua discografia (senza un perché, amore disperato) insieme a brani del nuovo album “Nitrito“.

Un set intimista (solo lei e il suo chitarrista sul palco) ma con una Malanima energica e incazzata, presa dalle vibrazioni e dal calore della natura che la circonda. Chiusura tutta da cantare con “Ti stringerò” e bis da brividi con “All’aria aperta” cantata a cappella. Un inizio di una giornata musicalmente perfetta, che prosegue verso le 16.30 con il live de La Niña

Foto di Aldo Torchia

La Niña è fiera, potente, travolgente, ma porta anche con sé qualcosa di profondamente delicato. Canta in napoletano ma parla la lingua di ogni donna, anzi, di ogni femmina di ogni luogo e specie vivente. Parla una lingua che non cede ad alcun tipo di oppressione e la urla con forza, con una sensualità ipnotica, intrinseca e mai orientata ad uno sguardo maschile oggettificante.

Ci ha fatti sognare, incazzare e ballare. Ci ha cantato su scale arabe e basi trap, con e senza autotune, rispolverato classici della tradizione partenopea, sempre accompagnata dal suo impeccabile ensemble, tutto in poco più di un’ora. Una bomba: non saprei come altro dirlo.

Insieme alle sue Salomè e al suo producer Alfredo Maddaluno ha messo in scena una performance intensa, capace di unire sacro e profano, memoria e visione contemporanea delle radici. Protagonisti i brani del suo lavoro “Furèsta“, vincitore della targa Tenco per il miglior album in dialetto: “Pica Pica”, “Mammamà”, “Figlia d’à tempesta” e la mia preferita, “Guapparia“, con in mezzo due omaggi alla tradizione melodica napoletana (“Maruzzella” ed “Era de maggio“).

Foto di Aldo Torchia

Un’ora e mezza di emozioni altalenanti, tra lacrime di commozione e balli scatenati. Un live per ogni stato d’animo, perfetta intro per il gran finale: Max Gazzè con Musicae Loci, affiancato dalla Calabria Orchestra diretta da Checco Pallone.

Un progetto che ha saputo integrare repertorio cantautorale e storie musicali locali, in un equilibrio sonoro tra suoni popolari e scrittura d’autore. Una simbiosi tra la canzone tradizionale più spinta (e quindi più gradita) e le hit del cantautore romano, che fin dalle prime note fa capire che ha voglia di divertirsi e di fare scatenare il pubblico.

Foto di Aldo Torchia

Solo singoloni uno dietro l’altro, da “Vento d’estate” a “il timido ubriaco” passando per perle nascoste come “L’amore pensato” e le più conosciute “L’amore non esiste” e “cara Valentina“. Mentre l’orchestra lega tutti i brani con pizziche e tarante, Gazzè gigioneggia sul palco chiamandoci praticamente a pogare con “Sotto casa” e “La vita com’è“: sarà l’alcool, sarà il tramonto, saranno le vibes, non so, ma di certo non ci tiriamo indietro, abbracciati tra sconosciuti mentre il sole spariva dietro il palco.

La chiusura dei live, e l’inizio del dj set di Fabio Nirta ci riaccompagnano verso gli stand del cibo e poi verso casa, mentre il freddo e l’oscurità si riappropriano di ciò che naturalmente è loro. Proprio come nei più classici dei quadri metafisici, dove le ombre prima o poi sovrastano le luci e diventano protagoniste della scena

Foto di Aldo Torchia

In questo festival di pochissime ombre e tante luci, scaraventati dentro un quadro dai ritmi e dai colori antichi, abbiamo capito che la musica può coesistere con la natura, e che non serve la calca per gridare a un soldi out, specie se poi l’esperienza rimane negativa. Un insegnamento non da poco, per un festival che speriamo cresca sempre di più, ma senza rinunciare ai suoi ritmi e alla sua metafisicità.

Al Be Alternative le note si intrecciano al’ambiente senza neanche volerlo, giusto perché è inevitabile che sia così. Si respira pace e connessione. I nostri compagni d’avventura avevano tutte le età, venivano da cento posti diversi e molti avevano quattro zampe. Abbiamo parlato liberamente con chiunque incrociasse il mio cammino, nonostante fossimo una timidona e un panzone buontempone, tanta era la pace che si respirava.

Un festival semplice e potente, come piacciono a noi.

Il prossimo appuntamento con il format Be Color sarà il 14 agosto sulla Riviera dei Tramonti di Lamezia Terme, all’interno della programmazione della XIII edizione di Color Fest. Sul palco, tra gli altri: The Murder Capital, Shame, Offlaga Disco Pax, Populous ed Ekkstacy. Un grande finale d’estate che conferma la collaborazione tra due realtà che lavorano per rendere la Calabria un riferimento per la musica dal vivo internazionale e contemporanea.

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