Interviste

Erick Panini: “Essere fuori dagli schemi fa parte dell’essere artista”

Erick Panini

È disponibile in radio e in digitale “COSÌ VERO”, il nuovo brano del cantautore rap ERICK PANINI. Prodotta da Pierpaolo Guerrini e scritta con Maurizio Martellini, “COSÌ VERO” è l’intensa dichiarazione d’amore tra due persone che si riconoscono come parti di uno stesso tutto, complici di un sentimento che ripara, cura e cresce.

Il testo, attraverso immagini legate al corpo e alla mente, esplora il superamento delle fragilità individuali grazie a un legame equilibrato e profondo. L’unione dei due protagonisti diventa così uno spazio autentico in cui riconoscersi pienamente, fino a dare forma a qualcosa di “così vero”, integro e sincero. È online sul canale YouTube di ERICK PANINI il videoclip youtu.be/cKqIrp41omw.

All’interno del brano, ERICK PANINI combina con disinvoltura canto, cantautorato e rap, muovendosi tra atmosfere e registri differenti e dimostrando una sensibilità artistica fuori dal comune.

La sua scrittura, attuale e riconoscibile, restituisce un’interpretazione emotivamente coinvolgente.

Intervista

    La tua storia personale è fortissima e fuori dal comune. Quanto ha influenzato il tuo modo di scrivere e fare musica?
    Penso che la storia e il vissuto di ogni persona ne influenzino la creatività e le caratteristiche artistiche, quindi come, mi auguro, ogni artista, la mia infanzia e la mia adolescenza sono alla base della consapevolezza che ho di quello che è il mio modo di esprimermi. Penso sia anche importante dire però che per me il passato resta passato e non deve avere in alcun modo il potere di condizionare negativamente il presente.

    Sei nato a Rio e poi la tua vita è cambiata radicalmente. Se ti va di raccontarlo, come questa esperienza ha segnato la tua identità artistica e personale?
    Non amo parlare del mio passato e soprattutto vorrei che le persone mi conoscessero e magari apprezzassero per ciò che ho da dire e la musica che creo piuttosto che per la mia storia o le difficoltà che mi hanno spinto a essere ciò che sono.

    Ma so anche che se ciò che esprimo verrà capito anche solo da una persona e potrà creare del bene in un qualsiasi contesto allora sono ben felice di accantonare i miei ricordi spiacevoli e raccontare al mondo come dal dolore e dal fango nascano fiori e anime bellissime.

    Hai detto che la musica è arrivata molto presto nella tua vita: qual è stato il momento in cui hai capito che non era solo una passione, ma una strada da seguire?
    Avevo 18 anni, mi sono iscritto quasi per gioco al Festival di Castrocaro e tra una tappa di eliminazione e l’altra sono arrivato a essere premiato in diretta nazionale su Rai 1 come volto nuovo con capo giuria Gigi D’Alessio.

    Quello è stato il momento più significativo per me e più d’ogni altro rappresenta l’inizio di quello che è il mio percorso.

    Da lì, con minuzioso impegno, ho posto le basi per chi sono oggi, ovvero un giovane artista che collabora con professionisti che una volta guardava come inarrivabili.

    Hai studiato al Conservatorio. Quanto conta la tecnica nel tuo percorso e quanto invece lasci spazio all’istinto?
    Ho studiato tanti anni canto privato e quelli sono stati gli anni in cui ho imparato di più da un punto di vista canoro, ma gli anni di Conservatorio sono stati fondamentali per le conoscenze tecniche e la presa di coscienza su cosa significasse conoscere, leggere e persino creare musica.

    In “Così Vero” parli di un amore autentico, quasi salvifico. C’è una storia reale dietro questo brano oppure nasce da una riflessione più universale?
    Non mi vergogno di dire, anzi ne sono orgoglioso, che tutto ciò di cui parlo nasce da esperienze realmente vissute siccome per me questo è il primo e unico passo per poter definire la propria arte tale.

    Penso però che le canzoni, esattamente come le poesie, non abbiano bisogno di essere spiegate e che non importi a chi le ascolta se “lei c’è stata o non c’è stata e lei chi è”, e forse è giusto così, come diceva il grande Roberto Vecchioni in “Luci a San Siro”.

    Hai raccontato che il pezzo è nato in pochissimo tempo dopo aver ascoltato la bozza di Pierpaolo Guerrini. Ti capita spesso di scrivere così di impulso?
    Scrivo sempre d’impulso poiché penso che la poesia sia tale quando non beve troppo ragionamento dietro: è una questione di sensibilità e percezione.

    Diverso è il discorso quando si parla di creare canzoni: l’ispirazione è sempre qualcosa di improvviso e non pensato ma tutto il lavoro che c’è dietro diventa per me fondamentale, oltre che bellissimo, per poter dare ai propri pensieri un piano in cui esistere in modo armonioso e credibile al punto da coinvolgere chiunque abbia, come ho detto prima, la sensibilità e il coraggio di prestare attenzione.

    Nel brano unisci rap, canto e scrittura cantautorale con molta naturalezza. Come definiresti oggi il tuo stile musicale?
    Non definisco il mio uno stile specifico poiché io stesso non appartengo a una sola categoria di cantanti, ma so che R&B, hip hop e soul sono tre generi che, uniti al cantautorato e al pop, permettono di creare cose nuove e inimmaginabili.

    Per far coincidere questi tre generi musicali bisogna distaccarsi dall’idea di dover fare musica in un solo modo specifico e lasciare che l’esperienza e la creatività si uniscano e facciano uscire una parte di te che nemmeno tu magari sapevi di avere.

    In un panorama musicale spesso molto omologato, senti di essere un artista “fuori dagli schemi”? È più un vantaggio o una difficoltà?
    Penso che essere fuori dagli schemi faccia parte delle caratteristiche di un artista e comprenda sia i vantaggi sia le difficoltà che ne conseguono. Per inventare e creare è necessario utilizzare il lato più artistico e impulsivo del nostro cervello, che risiede proprio dove nasce e vive anche la nostra follia.

    Ecco perché, una volta affrontata la paura di esporsi, mettersi a nudo ed essere completamente noi stessi, sarà più semplice accogliere e convivere con la parte più viscerale e autentica che ci appartiene.

    Nel video del brano quale messaggio volevi trasmettere e quanto conta per te anche la parte visiva di un progetto musicale?
    Nella musica, oltre alla componente principale che è ciò che va ascoltato, è molto importante anche ciò che viene visto poiché soltanto insieme creano vivamente l’immagine di ciò che proviamo.

    È per questo che penso che un buon video faccia la differenza nel descrivere il mondo e le intenzioni di un artista, ma che ancora più importante delle scelte artistiche lo siano le idee.

    Rispetto a “Le mie poesie”, “Barcellona Piange” e “Mani Sporche”, guardando il tuo percorso, c’è un filo conduttore tra questi pezzi e “Così Vero”?
    Come tanti capitoli di una serie o di un romanzo, anche le canzoni raccontano storie diverse che vanno a completare e dare senso a un racconto più grande e più importante, il quale nasconde di conseguenza una morale più profonda.

    Il filo conduttore tra le mie canzoni sono io e la mia personalità, formatasi con l’esperienza e le ricerche che mi hanno portato a descrivere ogni lato di me in queste canzoni apparentemente così diverse ma parte del mio racconto più grande.

    Hai ottenuto riconoscimenti importanti molto giovane, come il Verona Pop Festival e Castrocaro. Che ricordo hai di quel periodo e cosa ti ha lasciato?
    Il sorriso filmato che a volte riguardo mi ricorda che quelli sono stati attimi di vera felicità per me ed è proprio per questo che, una volta provate quelle emozioni, ho deciso che non avrei voluto vivere di altro mentre realizzavo anche che avrei voluto trascorrere la mia vita cantando.

    I 18 anni sono stati molto importanti e significativi per me poiché, oltre a essere stato un momento di crescita personale anche nella mia vita privata, è stato il momento in cui ho deciso che la musica non era più solo una passione ma avrei voluto e dovuto farne un lavoro.

    C’è stato un momento in cui hai pensato di mollare tutto? Se sì, cosa ti ha fatto andare avanti?
    Sono stati diversi i momenti in cui ho pensato di mollare tutto ma a volte qualche caro amico, altre volte una persona amata, altre volte mio padre hanno saputo starmi vicino nel modo giusto per ricordarmi quanta fortuna ho a poter cantare della mia vita e che avrei dovuto continuare a fare del mio meglio oltre che per non perdere questa occasione anche per rispetto di chi, come me, avrebbe tanto da dire ma non una voce per poterlo fare.

    Erick Panini artista con tre parole, quali sceglieresti?
    Buono, consapevole, simpatico.

    Quali sono gli artisti, italiani o internazionali, che ti hanno influenzato di più?
    Sono diversi gli artisti che mi hanno influenzato durante il mio percorso artistico ma ce ne sono alcuni che mi stanno particolarmente a cuore e sono ben felice di nominarli: al primo posto senza dubbio Tiziano Ferro, ma anche Fabrizio De André, Arisa e Blanco sono stati fondamentali per la mia presa di coscienza riguardo a ciò che per me significasse la parola musica.

    Cosa vuoi che arrivi alle persone quando ascoltano la tua musica?
    A chi ascolta la mia musica vorrei che arrivasse con quanta fatica ma anche soddisfazione si possa, partendo da niente, conquistare tutto ciò che ci si merita, compresa la realizzazione di noi stessi, e quanto la musica e la poesia siano due mezzi eccezionali per riuscirci.

    Dopo aver ascoltato “Così Vero”, cosa nel pubblico dovrebbe colpire di te?
    Non so precisamente cosa di me debba colpire il pubblico ma so che sono assolutamente consapevole delle mie qualità e dei miei limiti. Sono consapevole anche di ciò che a livello musicale mi contraddistingue e può fare la differenza ma penso che sarebbe presunzione mettermi a dirlo ad alta voce. L’impegno è sicuramente una qualità che pone qualsiasi artista a un livello, di base, importante e penso che il pubblico non possa far altro che accorgersene.

    Hai nuovi progetti in arrivo? Su cosa stai lavorando in questo momento?
    “Così Vero” è soltanto il primo brano di una serie che andranno a comporre il mio album e a riempire il disegno di parole e note con cui ho deciso di parlare di me e di alcune intensissime emozioni che ho provato, dell’intensità quasi palpabile di alcuni ricorrenti pensieri. C’è un palco, una collaborazione o un sogno artistico che senti di voler realizzare nei prossimi anni? Se l’ambizione non è un difetto allora so di averne da vendere ma è proprio stato questo spesso a portarmi sulla vetta delle sfide intraprese.

    Biografia

    La storia di Erick Nicolas Sousa Panini, oggi semplicemente Erick Panini, inizia a Rio de Janeiro nel 1996 quando a soli due mesi viene abbandonato sulle scale di una chiesa, un episodio che segna profondamente il suo percorso umano e artistico.

    A cambiarne radicalmente il destino è l’incontro con Renato Panini, che lo accoglie e sceglie di affrontare il lungo e complesso iter burocratico per l’adozione, diventando per Erick un punto di riferimento solido e autentico.
    Fin da piccolo, Erick mostra una forte predisposizione per il canto e durante l’adolescenza inizia a studiare armonia, solfeggio e pianoforte. Nel 2014, vince il premio “Miglior Voce” al Verona Pop Festival e raggiunge la finale al Festival di Castrocaro su Rai 1, dove viene premiato come “Volto Nuovo”. Consapevole del proprio percorso artistico e delle possibilità ancora da esplorare, Erick prosegue la sua formazione, studiando per tre anni jazz al Conservatorio di Reggio Emilia.

    Dopo “Le mie poesie” (2022), “BARCELLONA PIANGE” (2023) e “MANI SPORCHE” (2024), Erick Panini torna con “COSÌ VERO”, presentandosi come una figura difficilmente assimilabile, capace di trasformare una storia personale non convenzionale in una proposta musicale credibile e distintiva, dotata di un’identità forte in un panorama sempre più omologato.

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