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Giuseppe Anastasi: “Le canzoni devono prendersi il loro tempo” | Intervista

Giuseppe Anastasi

Dopo il successo come autore di “Magica Favola”, brano con cui Arisa si è classificata al 4ª al 76° Festival di Sanremo, GIUSEPPE ANASTASI torna in radio e in digitale da venerdì 13 marzo con il nuovo singoloTitoli di coda, il brano anticipa “Canzoni senza click”, il nuovo album in uscita il 20 marzo.

Scritta da Anastasi e arrangiata da Valerio Marchetti e Stefano Pettirossi, “Titoli di coda” è una ballata rock intensa e diretta che affronta il tema della fragilità dell’esistenza e della responsabilità emotiva delle nostre scelte.

Titoli di coda e il rapporto con Arisa

Il tuo nuovo singolo si intitola “Titoli di coda”: come hai scelto questo titolo?
Il titolo nasce dall’idea che la vita prima o poi arriva ai titoli di coda. Non intendo la morte, ma ad una sorta di bilancio di come si ha vissuto, si può fare a qualsiasi età. Mi piaceva l’immagine cinematografica: quando finiscono i titoli di coda si accendono le luci e si torna alla realtà. Proprio per questo è l’ultima traccia del disco.

Nel brano parli della fragilità dell’esistenza con la frase “la vita è una barchetta tra le onde”. Quando hai sentito l’esigenza di raccontare questo tema?
Credo che la fragilità sia una consapevolezza che arriva con il tempo. A un certo punto ti accorgi che la vita non è qualcosa di stabile, ma un qualcosa che oscilla continuamente. L’immagine della barchetta mi sembrava molto semplice e molto vera.

Come è nato il suono del brano insieme ai produttori?
È nato in modo molto naturale. La canzone esisteva già chitarra e voce e poi, insieme a Valerio
Marchetti, abbiamo cercato di costruire un suono che non tradisse quell’intimità. L’idea era lasciare spazio alle parole e all’emozione.

Nel testo si parla di chi sceglie di credere, chi di dubitare e chi di non preoccuparsi di nulla. Ti senti più vicino a uno di questi atteggiamenti?
Probabilmente sono una via di mezzo. Ho sempre avuto una natura piuttosto riflessiva, quindi il dubbio mi appartiene sempre. Però credo anche che senza un po’ di fiducia nelle cose e nelle persone sarebbe difficile andare avanti.

Alla fine della canzone emerge una promessa d’amore. È una visione romantica o una scelta consapevole nonostante le incertezze?
L’amore all’inizio è romantico, poi diventa consapevole, le onde ci sono sempre, alcune volte sono tsunami, io cerco di credere in qualcosa anche quando tutto è fragile.

Il titolo dell’album è molto forte: “Canzoni senza click”. Cosa significa per te togliere il metronomo in un’epoca di musica sempre più perfetta e quantizzata?
Significa restituire alle canzoni un respiro umano. Il click rende tutto perfetto, ma a volte la perfezione toglie vita. Volevo che le canzoni respirassero, che avessero piccoli rallentamenti, piccole accelerazioni: come succede quando suoni davvero. Il tempo è prezioso, ho cercato di non stressarlo.

Sei tra gli autori di “Magica Favola” di Arisa al Festival di Sanremo. Che esperienza è stata vivere questo Sanremo da autore?
Sanremo è sempre un’esperienza molto intensa. Rosalba è stata straordinaria, ha veicolato la canzone in maniera incredibile. Non sono il solo autore, abbiamo lavorato in team con i Mamakass, Galeffi e la stessa Arisa ed è stato un bel lavorare. Da autore la vivi in modo diverso, sei dietro le quinte, ma sai che una parte di te è su quel palco.

Dopo tante partecipazioni al Festival, che emozione ti dà ogni volta sentire un tuo brano su quel palco?
È sempre un’emozione forte. Sanremo è un luogo simbolico per la canzone italiana. Sentire lì una tua canzone è un momento che non diventa mai normale.

Il tuo rapporto artistico con Arisa dura da molti anni. Come si evolve nel tempo una collaborazione così importante?
Con Arisa c’è un rapporto di fiducia molto forte, c’è del bene profondo. Con il tempo si impara a conoscersi sempre meglio e questo rende il lavoro più spontaneo.

Hai detto: “Volevo canzoni che non corressero, volevo che il tempo lo decidessi io”. È una scelta musicale o anche una posizione culturale?
Direi entrambe. Viviamo in un’epoca che corre tantissimo. Fare canzoni che si prendono il loro tempo è anche un modo per dire che non tutto deve essere veloce.

Questo disco nasce chitarra e voce. Quanto è importante per te preservare l’autenticità delle canzoni prima della produzione?
Per me è fondamentale. Se una canzone funziona solo con chitarra e voce o piano e voce, significa che ha una verità al suo interno. Tutto il resto deve essere un vestito, non la sostanza.

Nel disco ci sono temi sociali, politici e personali. Quanto senti la responsabilità di raccontare il tempo che stiamo vivendo?
Non credo che una canzone debba per forza spiegare il mondo, ma sicuramente può raccontarlo. Scrivere significa anche osservare la realtà e provare a restituirla.

C’è un brano dell’album che senti particolarmente vicino alla tua storia personale?
Sicuramente “Alzati”. È la prima canzone che ho dedicato a me stesso.

Tra i titoli della tracklist ce ne sono alcuni molto evocativi, come “La ballata del sorce” o “Giulietta e Romeo 2.0”. Che tipo di storie raccontano?
“La ballata del sorce” è una polemica politico/sociale con la speranza che arriva nell’ultima frase. “Giulietta e Romeo 2.0” è un’invenzione: mi sono immaginato i due amanti catapultati in questa epoca.

Hai scritto oltre 200 canzoni per tanti artisti importanti. Quando scrivi per qualcun altro e quando per te, cosa cambia?
Quando scrivo per altri cerco di entrare nel loro mondo. Se scrivo per me, invece, posso permettermi di essere più diretto e personale.

Essere autore e cantautore allo stesso tempo è una doppia identità. In quale delle due ti senti più libero?
In realtà mi sento libero in entrambe, ma in modo diverso. Scrivere per altri è un esercizio di comprensione, di empatia, scrivere per me è libertà assoluta.

Da anni insegni al CET di Mogol. Che cosa cerchi di trasmettere ai giovani autori di oggi?
Cerco di trasmettere soprattutto la mia esperienza e il rispetto per la forma canzone. Al CET non insegno solo tecnica, ma anche storia della canzone, spero di far capire ai ragazzi l’importanza di trovare una propria voce.

Giuseppe Anastasi album

Il nuovo album

Canzoni senza click (Giuro srl / Ada Music) è un lavoro intimo, sociale, politico, suonato senza metronomo, dove ogni brano segue solo il tempo che viviamo. In un’epoca dove tutto è quantizzato, perfetto, iper-prodotto, quest’album è un manifesto musicale di libertà e imperfezione. Le canzoni sono nate tutte chitarra e voce, nel tentativo di restituire all’ascoltatore quella vibrazione autentica che spesso si perde nel processo digitale.

Il disco contiene 9 tracce, tra cui brani acustici, momenti strumentali e testi che raccontano la vita, la società, la paura del futuro, ma anche la speranza che il tempo possa riservare cose positive.

Questa la tracklist di “Canzoni senza click”:

  1. Alzati
  2. Non mi dire mai la verità
  3. Navigo a vista
  4. Neruda
  5. Figlia degli dei
  6. Zanzare
  7. La ballata del sorce
  8. Giulietta e Romeo 2.0
  9. Titoli di coda

Registrato e mixato al Groove studio di Terni da Stefano Pettirossi e masterizzato al Forward Studio di Grottaferrata da Carmine Simeone, “Canzoni senza click” è stato prodotto artisticamente da Valerio Marchetti, produttore esecutivo di Giuro srl.

Biografia

GIUSEPPE ANASTASI è un autore e cantautore italiano tra i più stimati della scena musicale contemporanea. Nel corso della sua carriera ha firmato oltre 200 canzoni, collaborando con artisti come Arisa, Noemi, Emma, Michele Bravi, Eros Ramazzotti, Paola Turci, Anna Tatangelo, Alexia, Francesco Baccini e Mietta.  Vanta 7 partecipazioni al Festival di Sanremo come autore, con 2 vittorie: la prima nel 2009 nella categoria Giovani con “Sincerità”, brano che ottiene anche il Premio della Critica Mia Martini, e la seconda nel 2014 nella categoria Big con “Controvento”. Entrambi i brani sono stati interpretati da Arisa, per la quale ha scritto anche “La notte”, “Meraviglioso amore mio” e “L’amore è un’altra cosa”.

Come cantautore debutta nel 2018 con l’album “Canzoni ravvicinate del vecchio tipo”, che gli vale nello stesso anno la Targa Tenco come miglior opera prima e la Targa del MEI nella categoria “Indie Top”. Dal 2004 è docente di metrica musicale e storia della canzone presso il CET di Mogol.

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