Ermal Meta è in gara alla 76esima edizione del Festival di Sanremo con il brano “Stella stellina”, il 27 febbraio esce il suo nuovo album “Funzioni vitali”. Negli ultimi mesi il cantautore ha confermato una fase artistica particolarmente ricca, divisa tra musica e scrittura. Dopo l’album “Buona fortuna” del 2024, nel 2025 ha proseguito il percorso discografico con nuovi brani che hanno accompagnato un suggestivo e particolare tour nei teatri – diviso tra note e racconti – mentre in libreria è arrivato il suo secondo romanzo, “Le camelie invernali”, che ha consolidato il suo profilo di autore.
Stella stellina
Sono molto contento di partecipare a Sanremo, tornare dopo 5 anni sul luogo del delitto per me è molto emozionante. La canzone che porto in gara forse contribuisce a aumentare il peso emotivo che porto con me. Ci ho pensato e affrontare il mio primo Sanremo da papà forse cambia qualcosa. Non ci avevo pensato prima, forse è cringe da dire ma provarlo mi fa sentire strano. Chi ha figli mi può capire, è come se ci fosse un grado di responsabilità in più, è come se fosse diverso sostenere il palco.
La canzone parla di una bambina di Gaza, una bambina senza nome. Appartiene a un popolo senza voce, fa strano pensare che è quello di cui tutti stiamo parlando, è sulla bocca di tutti ma nessuno ne parla davvero. É un ossimoro pazzesco questo. Scrivere questa canzone è stato molto particolare: ero lì con la chitarra che cantavo per mia figlia Fortuna. Lo faccio sempre, mi invento canzoni, devo sempre avere qualcosa da suonare perchè mi chiede sempre: “Papi musica”. Quindi mi invento delle filastrocche. Stavo cantando qualcosa su Stella stellina e qualche ora prima avevo visto delle immagini molto pesanti. Uno di quei video censurati che vedi su Instagram e devi cliccare perchè sono oscurati. Mi ricordavo lo sguardo di questa bambina di Gaza. Mi ha trafitto in modo rilevante. Non che le altre immagini non avessero fatto effetto ma questa in particolar modo.
Dopo che mia figlia si è addormentata, sono sceso nello studio e ho cantato la melodia di prima. Ho cantato Stella stellina e in un quarto d’ora ho scritto quella canzone. Sono rimasto in un ambito popolare perchè parlo di un popolo. Le canzoni popolari perchè si sono tramandate nel tempo perchè è facile ricordarsele. Entrano nel dna delle persone e rientrano nella storia di un popolo. Mi sono messo nei panni di un adulto che è lì, in quelle zone di guerra e mi sono chiesto: “Come glielo spieghi a un bambino cosa sta succedendo”?
Mi è sembrata subito una canzone che aveva un peso specifico importante. ho fatto ascoltare tutte le canzoni che avevo scritto a Carlo e insieme abbiamo capito che quella era la canzone più giusta. La più giusta e non la più semplice. Ne avevo scritto un’altra che parlava di mia figlia. Forse è il tempo di parlare dei figli degli altri. Non ho parlato di Gaza perchè ci sono tanti riferimenti e non volevo circoscrivere nel linguaggio che usavo, non mi viene in mente un altro posto così. Non volevo chiudere la canzone perchè sguardi di quel tipo ce ne sono ovunque nel mondo, l’ispirazione è stata quella.
La collaborazione con Dardust
Io e Dario ci conosciamo da anni, abbiamo iniziato insieme e abbiamo seguito poi una strada personale che ci ha portato a realtà diverse ma non distanti. Quando ho scritto la canzone le ho fatto un vestito con tanti fiati, alla Bregovic: volevo che ci fosse una dimensione moderna e attuale. Ho chiamato Dario perchè solo lui poteva farlo, ha una mente diversa, è il migliore per me. Gli ho passato quello che avevo fatto e ha fatto un level up pazzesco. Quando me l’ha restituito sono caduto dalla sedia: era pazzesco.
L’arrangiamento era completamente diverso, avevo ragione. Era quello che avevo sentito e non riuscvo a vederlo perchè avevo dipinto un quadro da toppo vicino. Alcune canzoni del disco le ho prodotte io e stanno bene così. A questa non riuscivo a dare la giusta impronta perchè ero troppo vicino. Dardust era l’ unica persona che poteva arrangiarla, con la sua arte e la sua “distanza” dalla canzone. Gli ho chiesto se voleva venire alla serata delle cover, se l’è tirata per 3 ore ma poi ha accettato. Di Golden hour ne ha fatto una versione “alla Dardust”, sono più curioso della vostra reazione [dei giornalisti] di quella che al brano in gara.
Funzioni vitali, il disco
Il disco parla dello scorrere del tempo, visto come nostalgia, come inganno. Come un buon consiglio dato da una persona non attendibile. La title track parla appunto di questo. Sembra che io parli con qualcuno ma parlo con me stesso, il me del passato. In un verso dico che il passato “Verrà a bussare alla tua porta, non aprire questa volta”. Verrai ingannato un’altra volta perchè il passato inganna. Ho tagliato alcuni fili del passato e ho lasciato spazio per quello che vorrà arrivare. Ci sono domande che restano aperte, perchè se rispondi le devi chiudere in uno scaffale. Se restano aperte hanno una gittata più lunga. Riguarda tenere una luce sempre accesa perchè per quanto piccola, serve sempre.
Un disco coraggioso. Ho 3 figli, cerco di trasferire loro delle cose. Due volte su tre la risposta è “che ne sai tu?”, poi mi ricordo di me a 18 anni e rispondevo nello stesso modo. Mia madre non mi ha trasferito qualcosa, ci ha provato. Ma non ci è riuscita, mi ha tolto però i limiti che mi hhano permesso di imparare il mondo a modo mio. Ci sbatteranno la testa prima o poi i miei figli, l’importante è togliergli i limiti interiori, le paure di sperimentarsi, di darsi il permesso di essere al mondo e trovarsi un posto. Per i nostri figli ci sarà il modo che non è il nostro, è il loro. Arriverà un tempo in cui ti daranno ragione ma ci arriveranno seguendo un percorso e ti faranno capire che stavi facendo bene.
La cover del disco
Oggetti della copertina: il divano, consunto dal tempo che si mangia tutto quello che c’è. Il passato ineluttabile, noi cambiamo lui no. I numeri 2 11 sono la data in cui è nata Fortuna, ci sono le cuffie per isolarsi dal mondo e ascoltare la musica . La scrittura, arma potentisima, cè un legno e delle corde: se non li tocchi non suonano, serve l’intervento umano. Se li sfiori in modo giusto crei musica: c’è sempre bisogno dell’intervento umano. Camicia della mia compagna: l’elemento femminile che è sempre presente per me. Sono nato e sono stato cresciuto dalle donne, è la cosa più bella per me. Poi c’è il mio braccialetto della fortuna. Spero che non si spezzi perchè vuol dire che il mio desiderio si è avverato e vorrei portarmelo ancora. Sono le mie funzioni vitali.
Il ruolo del cantautore
Dall’ultimo Sanremo a oggi è successo di tutto ma si è parlato molto poco. Per un artista o meglio , un cantautore il compito principale è quello di scrivere quelo che sente. Se lo filtra non si espone, invece deve farlo e difendere quello che fa, quello che vede. La Costituzione mi conferisce libertà di parola e voglio esercitare questo mio diritto. L’atto di fedeltà di un cantautore è quello che deve dare a se stesso.
Ci saranno critiche e arriverà addosso di tutto per Stella stellina ma non mi interessa, la mia missione è un’altra. Purtroppo c’è un grande fasciono nel male, c’è stato negli anni un grande lavoro di divisione in fazioni. Divisi siamo più deboli e controllabili e questo va bene. Le canzoni sono verticali perchè salgono e scendono e fanno paura per questo. Durante nelle dittature vengono bruciati i libri proprio per questo, sono orizzontali nel divulgare il pensiero. Ha un potere immenso la musica, diverso e più forte anche dei libri.
L’Eurovision?
Per l’Eurovision mi sono domandato che fare, anche se non credo che vincerò mai. Ci sono tanti modi di protestare e c’è anche andare lì e cantare ancora più vicino quella cosa. Quando c’è stata la rivoluzione in Albania la gente è andata in piazza, se nessuno lo avesse fatto non sarebbe successo niente. Se avessi avuto una canzone diversa avrei risposto in modo diverso ma con questa canzone devo andare perchè sarebbe un grande errore, sarebbe non fare un ultimo passo. Se mi chiederanno di cambiare il testo non lo posso accettare. Voltare le spalle con una canzone che parla di questo sarebbe un grande errore che non voglio compiere, perchè me ne pentirei a poi non sarei fedele a me stesso.
Nuovi progetti
La notte della Taranta, ho chiesto a Dardust un parere e ha detto “sono cazzi tuoi”. Ancora non ho fatto una riunione con gli organizzatori quindi non so ancora molto. Voglio provare a mantenere inalterata la tradizione, ci sono stato l’anno scorso e alle prove c’erano 80 mila persone. Pensavo fossero a porte chiuse o che ci sarebbe stata poca gente, mi sbagliavo di grosso. Ci sono andato per esibirmi ma è stato pazzesco. Ci tengono tantissimo, voglio dare una lettura personale mantenendo inalterata la tradizione. Devo parlare con il comitato organizzatore per poter capire come muovermi, vanno preparate le canzoni e le canzoni degli ospiti. Forse mi sono impelagato in qualcosa di grosso, ma ci sono.
Nuovi live
I live? Io adoro i club e farò lì il mio tour. Ricordo con il van ai tempi del gruppo, andato a fuoco 2 volte tra l’altro quindi con varie storie da raccontare. Sono il mio grande amore i club, ci saranno date durante l’estate e sarà una grande scuola di vita. Qualcosa in autunno la farò ma ancora non so cosa. Poi inizierò a scrivere perchè altrimenti sbarello, ho anche un sacco di canzoni da parte perchè ho scritto tantissimo. Ottobre o novembre ci sarà qualcosa, ripeto, ma ancora non lo so.
Il Festival di Sanremo ha segnato in modo decisivo la sua carriera: nel 2016 è terzo tra le Nuove Proposte con “Odio le favole”, nel 2017 conquista il terzo posto tra i Big con “Vietato morire”, nel 2018 vince il Festival in coppia con Fabrizio Moro con “Non mi avete fatto niente” (e il duo si piazza al quinto posto all’Eurovision Song Contest), mentre nel 2021 torna da solista con “Un milione di cose da dirti”, classificandosi terzo. Un percorso che racconta l’evoluzione costante di uno degli artisti più riconosciuti della scena italiana contemporanea.
Biografia
Ermal Meta (Fier, 20 aprile 1981) è un cantautore, compositore e polistrumentista albanese naturalizzato italiano. Dopo l’esperienza come componente dei gruppi Ameba 4 e La Fame di Camilla nel corso degli anni duemila, a partire dal 2013 ha intrapreso la carriera da solista dopo aver scritto per i svariati artisti italiani tra cui Marco Mengoni, Emma, Patty Pravo, Le vibrazioni. Ha pubblicato quattro album in studio e vinto il Festival di Sanremo 2018 insieme a Fabrizio Moro con il brano Non mi avete fatto niente. Nello stesso anno ha rappresentato insieme a Moro l’Italia all’Eurovision Song Contest, svoltosi a Lisbona, classificandosi poi in quinta posizione.


