A Roma va così: Giorgio Quarzo Guarascio – in arte Tutti Fenomeni – entra in scena su un palco buio, leggio e foglio in mano, recitando La felicità del cane.
Un’apertura spoglia, quasi rituale, sembra un invito sussurrato: «mettiti seduta e ti racconto la mia storia, di quando ero un clown con il naso da clown e scoprivo la ruota» (Vanagloria, primo vero brano della scaletta).
È così che Tutti Fenomeni apre le porte della sua casa a un pubblico eterogeneo: Millennials, Gen Z e persino qualche presenza della Gen Alpha. Emozionatissimo, a tre anni dall’ultimo commiato (la regola sociale che ama di più), passa dalle due date al Largo Venue alle due date sold out all’Atlantico, raccontando la sua trasformazione artistica.
Il live è un vero e proprio racconto di sé, della sua carriera solista e delle influenze dei “padri fondatori” della sua musica: Niccolò Contessa, produttore di Merce Funebre e Privilegio Raro, e Giorgio Poi, anima di Lunedì, il suo ultimo album.

La scaletta è un equilibrio riuscitissimo tra passato e presente: i brani sono riarrangiati alla perfezione, con incastri chirurgici che portano da Vanagloria a Morire vista mare, da Qualcuno che si esplode a Faccia tosta, passando per Mister Arduino e Infinite volte, fino a tornare al nuovo con Piazzale degli Eroi.
In Cantanti i fan sono sempre pronti a lasciarsi sorprendere. Giorgio Quarzo Guarascio e la band, con uno snippet di Scugnizza, Se telefonando, Incoscienti giovani, La donna cannone e Notte prima degli esami, divertono il pubblico. Subito dopo arriva il feat con Kid Yugi (Eroina), interrotto da: «Non sopporto i cantanti, non sopporto i cantanti».
Lunedì è, probabilmente, l’album che ho ascoltato di più in questo inizio 2026.
La produzione di Giorgio Poi è riuscita a rendere il suo omonimo più accessibile, edgy e poser allo stesso tempo – e, diciamolo, non è necessariamente un male. Anzi: lo ha reso più umano, più imperfetto.
Tutti Fenomeni è un master wordsmith, anche se la struttura melodica non è sicuramente la sua zona di comfort. Ma è evidentissimo quanto abbia creduto in questo progetto, con ogni fibra del corpo: «ogni muscolo si prepara come prima di un lancio».
Lunedì ti avvicina all’artista. Ti fa sentire come quando, dentro un gruppo, un amico spara una serie di citazioni, meme e provocazioni e tu sorridi, strizzando gli occhi, perché le cogli tutte e ti senti parte della stessa bolla.
È fuori discussione che Tutti Fenomeni abbia un altro talento raro – oltre a quello artistico: circondarsi delle persone giuste. Da Niccolò Contessa a Giorgio Poi; dal salto al Palalottomatica con Fulminacci (posticipando il proprio live alle 22) fino alla collaborazione con Kid Yugi, unico ospite della serata – che, personalmente, ha “spaccato” il mio umile ed inesperto TikTok con oltre 75k like e 400k views.
E infine, una band di astronauti: impeccabili in ogni orbita sonora, capaci di trasformare il concerto in un perfetto equilibrio elettro‑pop, con arrangiamenti pezzeschi e modernissimi che valorizzano e fondono le due anime di Tutti Fenomeni senza mai perdere credibilità.
Il concerto termina sulle note di Love Is Not Enough.
Le luci si accendono e la sensazione è quella di riaprire gli occhi dopo un bel trip: sei piena di immagini, suoni, emozioni che rimbalzano nella testa, ma non bastano. It’s not enough.
Poi realizzi che il giorno dopo c’è un’altra data e pensi:
«Lo rifacciamo?»


