Live

Giorgio Poi live all’ Atlantico di Roma tra balli ed esplosioni psichedeliche

Giorgio Poi

«Grazie davvero per essere venuti stasera, Roma è la nostra città». Così, sulle note di Les jeux sont faits, Giorgio Poi ringrazia un Atlantico sold out da due mesi per la penultima tappa del suo Club Tour 2026. Un live introspettivo, dolce, senza fronzoli. Intimo, senza mille ospiti — se non sugli spalti.

Giorgio Poi vince perché non vuole e non deve dimostrare nulla. La musica la fa per soddisfare se stesso: segue un binario tutto suo, che lo rende unico nel suo genere. Non fa parte di quelli che inseguono lo streaming a tutti i costi, perché sa bene che nella musica — e non solo — il successo non dipende esclusivamente dai numeri, da quanto sei “figo” o da quanti ti capiscono. Basta seguire la propria indole: se uno vale davvero, emerge comunque, nella forma più adatta al proprio percorso.

La musica di Giorgio Poi è come quell’amore che entra in punta di piedi nella tua vita: all’inizio pensi quasi di non accorgertene, per via della sua riservatezza, e poi ti ritrovi a non riuscire più a farne a meno.
«Qui all’Atlantico ho visto il mio primo concerto in assoluto, i Verdena. Ero un ragazzo gracilino nel pogo e sono stato scalzato via. Poi ho visto il resto del concerto dagli spalti». Lo racconta con una dolcezza disarmante, dominando il palco anche tra qualche piccolo problema tecnico ai nodi della chitarra. Accompagna il pubblico come un amico, trascinandolo in una jam psichedelica incredibile tra le hit più importanti della sua carriera e i brani tratti da Schegge, il suo ultimo album.

Schegge è senza dubbio tra i migliori album italiani del 2025: suoni ricercati e semplicità convivono perfettamente. Giorgio Poi riesce a fondere sintetizzatori e strumenti più tradizionali, creando uno spazio in cui accompagna l’ascoltatore dentro testi semplici ma mai banali, fino al proprio inconscio.
Un luogo in cui tristezza e malinconia vengono sempre trattate con una chiave ironica, come in un dialogo costante con il proprio io. Un bellissimo ballo psichedelico con se stessi, che non ti lascia mai davvero triste, ma ti riporta in pace con quello che sei — nonostante le delusioni, gli addii non voluti e l’accettazione che, a volte, le cose non muoiono: si fanno in mille pezzi e si disperdono, lasciando nell’aria una malinconia necessaria per fare spazio alla vita, a una nuova vita e a nuove opportunità.

Giorgio Poi è senza dubbio tra i cantautori più dotati del momento. Uno di quelli che è davvero “sul pezzo” e che, probabilmente, non ha ancora il successo che meriterebbe. Io sono ancora ferma al 12 febbraio, quando nel club parigino La Cigale ha interpretato Emozioni di Lucio Battisti, accompagnato dai Phoenix. Quanto avrei voluto esserci.

Ma, citando la Musica italiana : «A me, per esempio, dalla stanza accanto le canzoni sembrano meglio… ma forse mi sbaglio». I concerti di Giorgio Poi fanno venire voglia di abbracciarsi — prima di tutto con se stessi — e fanno davvero bene al cuore.

di Giulia Troiani

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