Gazzelle, l’ippodromo e quei 17mila destri al muro: il reportage dal Milano Summer Festival

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Gazzelle, l’ippodromo e quei 17mila destri al muro: il reportage dal Milano Summer Festival

Gazzelle a Milano

L’ippodromo è un posto strano, in tutte le città, anche a Milano. D’inverno si respira aria di sigarette, di improperi e di scommesse perse, di immensa malinconia mentre i Mandrake e i Pomata meneghini maneggiano alla ricerca di qualche dritta.

D’estate invece si trasforma in una grande arena, per zanzare soprattutto ma anche per essere umani che adorano radunarsi lì nonostante il caldo e prezzi così alti che financo Putin in una recente intervista ha considerato come delle provocazioni (3€ l’acqua e 8€ la birra, roba da classe dirigente mica da ventenni universitari).

Arena ideale per il Milano Summer Festival, rassegna che quest’anno ha visto già grandi nomi calcare il palco dell’ippodromo (vi abbiamo già raccontato del concerto di Brunori) e che domenica sera è stata il teatro di battaglia per un altro grande talento della musica italiana: Flavio Bruno Pardini in arte Gazzelle.

Introdotto dai live di Centomilacarie e Giuse The Lizia (anche emotivamente, con Giuse che ci racconta di come “mi ammazzerò in diretta Rai“, facendoci capire che sì, stasera si torna a scavare nei ricordi degli amori passati, che i deboli di cuore escano pure), Gazzelle esplode la sua musica e la sua scrittura di fronte a 17mila persone lì solo per lui.

 
 
 
 
 
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Fan il cui approccio iniziale non è freddo, intendiamoci, ma in un certo senso distaccato. “Ho comprato il biglietto tempo fa, poi non ha fatto più uscire nulla..” mi raccontano giovani ammiratori e ammiratrici (età media 25 anni, come sentirsi boomer senza rendersene conto), gli stessi che in pochi minuti saranno rapiti dalle prime note del cantautore romano e canteranno fino a perdere la voce durante tutto il concerto.

Tutto dimenticato, tutto come un’anno fa quando a febbraio 2021 uscì “Ok“, ultimo lavoro discografico in studio (seguito dal repack di “Ok un cazzo“), tutto come quando si urlava da soli nelle nostre case dei destri al muro che non ci fanno ritornare lì, a quei momenti lì (e quanti ne abbiamo dati).

E quindi cin cin, con il live che parte dalla hit “Meglio così” e procede tra variazioni emotive e di bmp, tra ballatone e brani perfetti per pogare. “Non c’è niente“, “Però“, tutto bellissimissimissimissimissimo prima di cominciare l’introversione con “Sbatti“, “Blu“, “Lacrima” “Ora che ti guardo bene“. Si era detto no? Astenersi cuori infranti, il rischio lacrime è concreto e presente.

Musicalmente non siamo sulla luna, ma la capacità di sedimentare emozioni in pochi versi è una caratteristica che fa di Flavio uno delle migliori penne di questa ondata di nuovo cantautorato che è partita negli anni dieci e che sta già rallentando drammaticamente. Un artista che è stato capace fin da subito di raccontare con una naturalezza devastante la malinconia, come si nota in “Nmrpm“, anno domini 2017, quando Gazzelle era ancora solo un volto sfocato e faceva ancora i concerti coi Canova (e quando noi un po’ più boomer abbiamo cominciato ad affezionarci a lui).

Non mi ricordi più il mare, se penso a te ora vedo un centro commerciale” e viene voglia di ricontattare a una a una tutte le ex, ma fortunatamente non c’è né campo né tempo perché si riprende a urlare e a ballare con “Polynesia“, “Sopra“, “Fottuta canzone“. Un po’ di Taffetafferugli insomma, ma è solo un attimo prima di rituffarsi nella malinconia e nelle chat delle ex: “Gbrt“, “Scusa“, “Vita paranoia“, “Settembre“, che se è un mese di merda lui per ricominciare figuriamoci luglio!

La sigaretta diventa una necessità, non solo per la sacralità del luogo ma anche per il magone alla gola. Per me, per il pubblico e anche per Gazzelle, che qui all’aperto se la può fumare tranquillamente senza rischiare la multa dalla divisione amministrativa della questura. Un bacio congelato, sapeva di Milano, quanto ci vorrebbe con questo caldo.

La title tracks del secondo album “Punk” apre l’ultima parte del concerto, quella delle super hit che tutti non possono cantare. “Tutta la vita“, “Scintille” e poi “Zucchero Filato” e “Quella te“, che ci ricordano quanto era bello “Superbattito“.

Chiusura con “Destri” e “Non sei tu“. E con quella strana sensazione di tabacco in bocca, di malinconia e di scommesse perse, ma con la voglia di continuare e giocare, come Mandrake quando ha l’illuminazione e trova altri soldi per scommettere su Antonello da Messina (citazione che metà del pubblico di domenica non coglie lo so, ma amen).

Come in un ippodromo insomma, o come in un concerto di Gazzelle. Ma che ne sanno gli altri…

Gazzelle @ Milano Summer Festival | Scaletta

Meglio Così
Non C’è Niente
Pero
Sbatti
Blu
Lacrima
Ora Che Ti Guardo Bene
Nmrpm
Sette
Smpp
Polinesia
Sopra
Fottuta Canzone
Gbtr
Scusa
Nero
Vita Paranoia
Settembre
Una Canzone Che Non So
Punk
Tutta La Vita
Scintille
Zucchero Filato
Quella Te
Destri
Non Sei Tu

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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