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IrreAle: “La condivisione è la cosa più importante per un musicista” – Intervista

IrreAle

foto di Valerio Pennisi

Gli IrreAle pubblicano “Sono lì”, album d’esordio della band con undici brani scritti e composti a quattro mani da Irene Burratti, voce e co-fondatrice e da Alessandro Usai. Il disco si caratterizza per sonorità acustiche e momenti di musica strumentale che accompagnano le storie e le riflessioni sulla difficoltà e sul coraggio di vivere e condividere racchiuse nei testi. L’album, pubblicato da Ultrasound Records e distribuito da Believe Digital, conterrà anche i brani “Sono Lì” e “Il Vento che Respira”, anticipati su YouTube dai videoclip girati in studio di registrazione.

La tematica del disco molto seria e personale, come mai?

Abbiamo scelto di raccontare noi stessi perché è stato un meccanismo naturale, ciò che la creatività faceva fluire. Non è stato deciso a tavolino, ma è stato un processo istintivo.

Ha influito il periodo di lockdown?

Ci siamo ritrovati a comporre alcune delle canzoni proprio nel momento del primo lockdown, così come a curare gli ultimi arrangiamenti e le registrazioni. Chiaramente è un periodo che ha influito sia nelle canzoni che nella nostra vita in generale, sia come musicisti che come esseri umani. Credo che sia andato così per tutti.

Come lo hai vissuto? Hai scritto? Ti sei dedicata a te stessa?

Ho cercato di viverlo con pazienza, cercando di concentrarmi sulle cose che amavo, come la musica che avevo e avevamo voglia di creare, i miei testi da completare e tutte quelle sfaccettature più intime che, purtroppo, si ha meno tempo di ascoltare.

La condivisione. Cosa è per te e che messaggio hai voluto lanciare nelle canzoni.

Ogni brano racconta qualcosa di diverso, una sfumatura di ciò che sono e che volevo raccontare. ‘Condivisione’ è una delle parole più importanti per un musicista, per la voglia profonda che si ha di portare il proprio messaggio di sensibilità agli altri. Non credo ci sia un messaggio unitario per tutto l’album, piuttosto un modo di approcciare la vita e la musica.

Sono ripresi i concerti, quanto vi sono mancati?

Ovviamente sono mancati molto, sia come musicista che come ascoltatrice. C’è bisogno sempre di più di arte e bellezza, inteso in tutte le arti.

Che sensazioni hai provato dopo l’ultimo live?

L’emozione è ovvia, come la soddisfazione e la gratitudine. Il pubblico presente ha dimostrato grande attenzione e sensibilità.

La scelta di girare i video in studio e con l’uso del bianco e nero. Un modo per dargli una connotazione più intima e narrativa?

Credo che questo, più che l’obiettivo, a monte fosse il risultato. Abbiamo notato subito il giusto abbinamento delicato tra il bianco e nero e il nostro brano. Lo studio ci sembrava poi il posto più rappresentativo per il nostro lavoro.

Il presente del disco e nuovi progetti che verranno, c’è qualcosa in programma

Presenteremo ancora il disco in alcuni locali della nostra città, dopodiché stiamo organizzando dei giri in Italia per far conoscere la nostra musica.

La band IrreAle, nata nel 2019 a Milano da un’idea dalla cantautrice Irene Burratti e dal chitarrista Alessandro Usai, vede la partecipazione di Andrea Fecchio (chitarra acustica), Alex Orciari (contrabbasso), Giacomo Zorzi (pianoforte e tastiere), Martino Malacrida (batteria), Jordan Corda (vibrafono), Alex Pacho Rossi (percussioni) e Michele Monestriroli (sassofono). Nel 2019 IrreAle riceve il Premio della Critica a Umbria Voice con una particolare versione live del brano che dà il titolo al nuovo disco.

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