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Sono stato al Jova Beach Party ed è stata una figata pazzesca

Jova Beach Party Cerveteri

Zainetto pieno, cambio costume e felpina per il doposerata, panini preparati, birretta comprata: è così che ho approcciato la notte del Jova Beach Party, il surreale e futuristico tour di Jovanotti nelle spiagge d’Italia. Uno spettacolo di quasi 12 ore sulla spiaggia nera di Marina di Cerveteri, zona Campo di Mare, seconde case pseudo borghesi di quando la borghesia ancora esisteva ritrovatesi ad essere abitazioni di periferia.

In questo luogo battuto storicamente dagli aspiranti surfisti (visto il vento sempre imponente) ieri era il fuoco, e non solo in senso lato: quasi quaranta gradi e non sentirli, perché la musica può far tutto, fa innamorare, fa piangere, figuriamoci se non rinfresca. Si partiva dalle prime ore del pomeriggio, tra ritmi sudamericani e sonorità afrobeat, per poi proseguire al tramonto con Benny Benassi il suo groove che ha fatto ballare generazioni di clubber. E poi, lui. A sorpresa, in ampio anticipo, mentre ancora bevevo la mia terza (o quarta) birra fuori dalla spiaggia. Jovanotti entra on stage, quasi sottovoce, con la sua “Oh Vita“. E gli spiaggianti di colpo abbandonano asciugamani, panini e canne e cominciano a urlare “come posso io, non celebrarti vita?”. E’ l’inizio, l’inizio di una “Nuova Era“, come canta nel nuovo singolo estivo.

Una nuova era anche dei concerti, se di concerti si può parlare. Perché il Jova Beach Party non è un concerto nel senso tradizionale del termine, anzi se cercate un concerto del genere lasciate perdere, regalate il biglietto. Al party di Lorenzo si balla su basi storiche della musica mondiale (dai Nirvana ai Prodigy passando per i Queen e Bruno Mars, Con qualche puntata più recente con Luis Fonsi, Salmo e Boss Doms) si urla sul repertorio Jovanottiano dai primi periodi rap fino alla svolta cantautorale, tornando poi agli ultimi tempi elettrici, si pedala per ricaricare il cellulare, ci si sdraia sul bagnasciuga a parlare con qualche sconosciuto, mentre il tramonto colora di un rosso verdastro 30 anni di mercato discografico italiano.

Le incursioni di Gianni Morandi (ma come fa ad essere ancora così dannatamente giovane) e del Piotta, che per l’occasione intona la classica “Supercafone” (non adorata dallo stesso in verità, ma per Jova questo ed altro) incoronano una giornata impossibile da dimenticare, se non aiutati da un altro paio di birre e da un forte mal di testa all’indomani (l’accoppiata alcool +  sottocassa continua a fare danni). Peccato non potersi fare il bagno, peccato le file completamente inverosimili e durate fino a tarda notte per tornare a Roma (tra auto imbottigliate e parcheggi intasati. E col treno non era tanto meglio eh!), peccato l’assurdo cambio €-token (3€ l’uno, e se consideriamo qualcuno che viene perso e quello disparo che rimane sempre in tasca e viene riportato a casa, eccoci qua con quei 50€ tondi tondi tra acqua, birra e cibo). Ma il Jova Beach Party è e rimane una figata, uno di quegli eventi che assolutamente non va perso quest’estate, pena il mordersi le mani negli anni a venire. Lasciate perdere le polemiche di ambientalisti di primo acchitto, venite al party, imparerete che si può essere green, far girare l’economia ed essere fottutamente pazzeschi allo stesso tempo. O almeno, Jova ce l’ha fatta, proviamoci anche noi.

Jova Beach Party @ Marina di Cerveteri | Gallery

Foto di Michele Lugaresi

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Adalberto Piccolo

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Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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