Il ritorno a casa di VERONICA VITALE con “Inside the Outsider”: “L’Italia ha bisogno di una storia nuova, io le sto portando la mia” – INTERVISTA

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Il ritorno a casa di VERONICA VITALE con “Inside the Outsider”: “L’Italia ha bisogno di una storia nuova, io le sto portando la mia” – INTERVISTA

Veronica Vitale torna a casa. E lo fa con “Inside the Outsider”, un progetto complesso e molto personale, pubblicato lo scorso 9 novembre insieme al primo singolo estratto, “World travels” feat. The Mad Stuntman che tutti ricordiamo per l’ “I like to move it” colonna sonora di Madagascar.

Inside the Outsider” è un lavoro completo che, oltre a contenere il secondo disco della cantautrice originaria di Boscoreale, comprende anche un libro / “diario di bordo” e un mini documentario ad episodi (disponibile su Youtube). Ma è soprattutto il resoconto di viaggio di Veronica Vitale che attraverso musica, parole e immagini si confessa libera al suo pubblico raccontando la sua storia personale, il cammino coraggioso di “un’outsider” che ne ha passate tante ma alla fine ce l’ha fatta, un’outsider che la fortuna se l’è andata a cercare e a prendere e ora è pronta a tornare a casa fiera e trionfante.

Curiosa la storia di Veronica Vitale. Una di quelle giovani artiste per cui vale la pena rispolverare la classica frase “s’è fatta da sola”. La sua inclinazione per la musica l’ha scoperta per caso, un fuoco inaspettato che è diventato la risposta al suo percorso. Ma non è in Italia che matura il suo talento, non è l’Italia a riconoscerle per prima i suoi meriti. La fortuna alla Vitale ha arriso all’estero: nel 2009 il primo contratto discografico in Germania, nel 2011 il trasferimento a Francoforte, dal 2013 al 2017 l’esperienza negli USA, una parentesi necessaria che la cambia e la fortifica portandola a collaborare con gli artisti più brillanti della scena attuale a stelle e strisce. Ora, nel 2018, dopo “aver navigato al largo” per tanti anni “l’outsider” è pronta a tornare al suo porto. Del significato di “Inside the Outsider” e del suo ritorno a casa, abbiamo parlato direttamente con Veronica Vitale. Ecco cosa ci ha raccontato.

Veronica, “Inside the Outsider” è un progetto complesso che descrive le tappe salienti del tuo “viaggio” artistico e privato che negli ultimi 4-5 anni ti ha portata sin negli States. La tua storia più recente è un po’ la rappresentazione dell’american dream 2.0: a livello musicale e in base alla tua esperienza, gli USA restano ancora una “terra promessa” rispetto all’Italia e perché?

“Inside the Outsider” è il mio progetto più voluto, oltre che artista ne sono anche responsabile in quanto executive producer. Per me gli Stati Uniti sono come un treno Maglev ed anche il cielo sembra più grande. Sento molti rapper che sognano le battlefield dell’8 Mile, la Detroit di Eminem, ma non sanno di cosa stanno parlando, ho guidato attraverso il South Side di Chicago e con un paio di occhiate impari cos’è il crimine, la povertá, il ghetto. Per capire gli Stati Uniti devi viverci, senza contare che l’America, quella vera, quando si accorge della tua presenza, ti scava dentro. “To carve” è secondo me il verbo che più di tutti racconta quest’immagine: “to carve” e “to scrape” sono usati ad Halloween nella fase di preparazione delle zucche e vanno insieme. Il primo è tradotto con “intagliare, incidere, trinciare”, “to scrape” invece è “raschiare” fino all’ultimo seme, togliendo via tutta la polpa. L’America prende il suo posto dentro te cosí, in modo prepotente e lo fa con tutti coloro che vogliono restare. Ho affrontato ogni città in cui ho vissuto, in punta di piedi, con carattere ma atteggiamento modesto, “sii umile e tieni gli occhi aperti” era la seconda regola del mio “Diario di Bordo”, anche perché gli Stati Uniti, riscuotono sempre il prezzo per ogni azione compiuta. È solo una questione di tempo. In un continente in cui su 1 milione di talenti, circa l’80% sono eccezionali, e molti nascono underground, c’è da combattere sul campo, in profondità, sotto pelle, non in apparenza. Non c’è spazio per la vanagloria e l’immodestia, non c’è tempo per cose che non hanno un’animaVeronica Vitale

Il tuo percorso artistico è andato al contrario: dall’estero all’Italia. Prima Germania, poi USA e ora “il corsaro” è pronto a far ritorno “nel suo golfo”. In questi anni non hai mai messo in discussione l’idea di tornare in Italia? La vivi e la senti ancora come “casa”?

La mia Italia è sempre stata con me, è stata la mia marcia in più, anche perché in Italia c’è quel “permesso” ad essere umani che in altri luoghi del pianeta manca, però l’ascolto che stavo cercando era distratto dalla moda dei talent show. Sono Italiana e vorrei che la mia storia fosse conosciuta anche nella mia nazione. In tutta onestá, ho sempre vissuto immersa in una soffocante contraddizione, un dualismo interno che per quanto felice potessi essere, continuava a trafiggermi. Dall’altra parte del mondo in luoghi attraversati dalla storia della musica e mete di cui si leggeva solo nei libri, conoscevano me, la mia musica e la mia storia, ma poi ad un certo punto rientravo nella mia Boscoreale e mi ritrovavo a dover indossare il paradenti, la canottiera, i guantoni da pugile e fare a pugni con quell’atteggiamento che non perdona il merito, né il talento, quel “lo stai facendo tu, ma se l’avessi fatto io avrei fatto di meglio”, “non sei uscita dal quadratino della televisione nazionale italiana quindi non sei abbastanza” che ingoiavo ogni giorno insieme a quel tentativo di farmi provare un sentimento di mediocrità. Negli Stati Uniti ero ospite dei sindaci di diverse città, e quando invece provavo a raggiungere quelli della mia, non si faceva mai trovare nessuno, al massimo, con una stretta di mano di consolazione salutavano dicendo “Nessuno Profeta in Patria”.
I miei due mondi in collisione, mi hanno tenuta sempre a metà tra la domanda sprezzante “chi saresti tu?” e l’affermazione a 9310km di distanza “Veronica Vitale è un’artista internazionale”. Sono andata avanti, una spinta, un’altra salita, tra una carezza sulle guance ed un bastone di ferro nei fianchi. L’Italia discografica ha bisogno di una storia nuova, io le sto portando, dopo 10 anni all’estero, la mia.

Ti ho sentito dire che la musica è “talmente eccezionale che può fare di un’anima devastata, una cattedrale”. Immagino che ti riferissi anche al tuo vissuto personale, ti va di condividere con noi come la musica ha rappresentato per te una sorta di “ancora di salvezza”?

La musica mi ha scelto perché io ne avevo più bisogno degli altri. Non ero nessuno di importante e la mia musica mi ha fatto sentire importante. Frequentavo la prima media quando oltre ad aver vissuto un evento traumatico che affido alla prefazione del mio “Diario Di Bordo”, ho anche imparato cosa sia il bullismo. Non parlavo più con nessuno, intrappolata dentro un inverno senza fine. Chiedevo a Dio un modo per parlare con qualcuno e lui invece, tramite la musica, mi ha restituito un linguaggio universale. Come oggetti che si illuminano a turno sotto un riflettore in un bellissimo teatro, all’improvviso, senza chiederlo arriva il pianoforte… e mi salva.

Il disco “Inside the Outsider” si caratterizza anche per la particolare ricerca del suono che ne è alla base. Ce ne parli?

“La musica costa tanto” – alcuni lamentano. Ma non è vero. La musica ci circonda ed è ovunque, disponibile per tutti. La musica è “fuori”! Non fuori inteso come “all’estero” ma là fuori, nel mondo. Io, i miei suoni, sono andata a prendermeli tutti quanti perché mi piace entrare dentro le cose. Io attraverso tutte le cose del mondo mentre loro mi passano accanto, come fossimo liquidi, liquide, come le note, e tutti i generi musicali che in un ambiente liquido possono armonicamente coesistere. Il mio linguaggio difatti è liquido, come la società di Zygmunt Bauman, e richiede flessibilità. Il mio genere difatti è Pop/Liquid/Dustep. Ho registrato il battito del mio cuore al Children Hospital e sostituito al suono della batteria di un brano. Ho registrato l’atmosfera creata dal passaggio del treno merci all’antichissima linea del Baltimore & Ohio Railroad per il brano “Atlas”, ed ogni volta che rientro a Cincinnati mi rendo conto che ho portato via con me un pezzo della cittá che riconosco e continuo a sentire con o senza la mia musica. Volevo storie e cose vere, che le persone potessero cercarle e trovarle come una mappa al tesoro e dire “è proprio quel suono!”, “è proprio vero quello che ha raccontato Veronica”Veronica Vitale

Tu sei una che la sua fortuna se l’è andata a cercare e a prendere. Oggi ti senti di dire di averla trovata la tua felicità?

Non si può chiedere al dolore “fammi meno male” ed al bene più bene, perché il dolore esige di essere sentito ed il bene esige di essere dimostrato. Capire che un’artista con più coraggio di quanto creda conquisti da sola la propria rotta sulla lunga strada verso la felicità, non può chiamarsi successo? In fin dei conti, il mio “Diario Di Bordo” e la mia avventura ai confini del mondo non raccontano della vincitrice di un talent show, e nemmeno della figlia d’arte o l’erede di una persona famosa, non avevo mai firmato con una major, e non ero la donna di nessun uomo influente, il mio é il “Diario di Bordo” di un Outsider, uno di quelli che si scrivono giorno dopo giorno, anno dopo anno, mentre ti rimbocchi le maniche, con un morso allo stomaco, in fila ad aspettare il proprio turno lungo la strada verso la felicità.

Prossima tappa del viaggio? Ti ascolteremo dal vivo in Italia e come hai pensato di portare live un progetto complesso quale è “Inside the Outsider”? Io me la sono immaginata come una performance a 360° che oltre alla musica coinvolga anche video e teatro, sbaglio o c’è un’intenzione di questo tipo?

Dal ponte di questa nave cigolante, noto che siamo sulla stessa lunghezza d’onda! Si, ed oltre questo uno dei nostri obiettivi finali comprende anche una visione di spettacolo che includa performance live con riprese realizzate in 360° ed ologrammi. Attualmente sono tra i primissimi artisti indipendenti a produrre in 5K e 6K con Red Digital Cinema in Italia, l’anno prossimo sperimenteremo l’8K e l’olografico di Red.

Link utili: www.veronicavitale.netwww.dinovitola.net/prodotto/inside-the-outsider/

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