Ghemon tra ironia e spirito di gruppo nel nuovo album “E vissero feriti e contenti” – Conferenza stampa

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Ghemon tra ironia e spirito di gruppo nel nuovo album “E vissero feriti e contenti” – Conferenza stampa

Ghemon

foto di Martina Amoruso

Nell’anno delle grandi solitudini ho fatto un disco di gruppo“. Con queste parole Ghemon presenta la sua ultima fatica discografica “E vissero feriti e contenti”, in uscita venerdì 19 marzo per Carosello Records .

A soli 12 mesi dal precedente “Scritto nelle stelle“, il nuovo album è un concentrato di suoni, suggestioni, un frullatore delle sensazioni provate in questi mesi di chiusura forzataA neanche un anno dal mio lavoro precedente e in un momento in cui il mondo si stava fermando, ho prodotto questo disco perché sentivo l’esigenza di creare, la voglia di comunicare ma soprattutto l’ho fatto per amore della musica, in cui mi sono rifugiato e grazie alla quale ho tirato fuori tutto quello che avevo dentro” racconta Ghemon durante la presentazione stampa di un disco che forse senza il lockdown non sarebbe mai nato “Quest’anno è stato intenso sotto un sacco di punti di vista, anche io sono andato a ondate. Prima mi son trovato spiazzato, poi è tornata la voglia di vivere, nonostante avessi scritto un disco avevo un sacco di voglia di fare musica, e quello ho fatto. A tempo di record ho creato un disco, fatto dalla voglia, dal desiderio. La cosa strana è che non sono sicuro che ci sarebbe stato questo disco in una situazione normale, avrei passato il tempo tra concerti e cene e chissà che fine facevano questi brani.

15 tracce che spaziano dall’urban al cantautorato toccando anche la reggae, con un filo conduttore: “‘E vissero feriti e contenti’ è un disco in cui vengono mostrate tutte le mie anime. Ho spaziato tra tanti generi diversi, cercando di costituire io l’elemento di unione. Ho potuto esprimermi non solo come cantante e autore dei testi, ma anche nella produzione e nella supervisione artistica: al mio settimo disco sono finalmente io, al completo. È musica in italiano ma che parla internazionale, una cosa in cui ho sempre creduto per poter essere unico nel nostro panorama“. Ghemon

Il titolo – “E vissero feriti e contenti” – è una fotografia simbolica, quella di chi cerca di attraversare, inteso proprio come “passare attraverso”, il proprio cammino di vita in ogni suo passo, di fare esperienza non solo degli aspetti positivi e delle vittorie ma anche di tutte le cadute e gli inciampi. Così come la cover dell’album, che vede protagonista anche un gatto “Il gatto sulla cover è simbolico, un po’ mi piacciono gli elementi di surrealtà, volevo che la gente si chiedesse il perché di questo gatto. Nella foto è in una posizione rampante, pronto a scattare, come mi sento di essere. Poi un gatto ha sette vite, questo era il settimo album…

L’album – scritto e prodotto tra studio, registrazioni a distanza e riunioni virtuali – ha visto Ghemon impegnato in ogni aspetto, dalla composizione alla produzione, dall’arrangiamento alla scelta dei cori. Il risultato è un lavoro di gruppo, composto da un team di musicisti e produttori che lo hanno accompagnato nel processo creativo: Simone Privitera, Claudio La Rocca, Fabio Brignone e Giuseppe Seccia. “Il precedente disco è scritto in solitudine, mi mettevo in una stanza e scrivevo e registravo. Nell’anno delle grandi solitudini ho fatto un disco di gruppo, rispettando le distanze, in massimo in tre in studio di registrazione, ma è stato proprio un lavoro di squadra come mai nei miei dischi precedenti, più come uomo che come artista è una soddisfazione gigante. “Non è per i soldi ma per mandare un messaggio” citando Batman, poi i soldi non ci fanno schifo, ma tutti lavoravamo con un fine diverso, solo per fare bella musica.

Nell’album ci sarà naturalmente anche il brano che vedrà Ghemon tra i protagonisti di Sanremo 2021, “Momento perfetto” : “è una canzone molto realista, non entra in punta di piedi, dico subito che le aspettative vengono disattese. Realista ma anche ottimista. A Sanremo non ci pensavo, così come con “Rose viola”. Il pezzo era lì, quando l’etichetta mi ha detto “ci vogliamo provare?” ho subito pensato a questo brano.“.

Nel brano una collaborazione sugli archi con il grande Philip Glass “Lavorare con Philip Glass è stato un onore e un piacere, ed è stato un lavoro figlio del lavoro di squadra. Quando abbiamo pensato che il pezzo di Sanremo avesse avuto bisogno dei fiati con una valenza internazionale, qualcuno della squadra ha pensato di contattarlo. Dopo mezzora dal nostro messaggio ci ha risposto entusiasta. Una cosa che mai ci saremmo aspettato“.

Nella serata delle Cover invece Ghemon sarà accompagnato dai Neri per Caso in un super medley (Le ragazze/Donne/Acqua e sapone/La canzone del sole): “Ho scelto i Neri per Caso nei duetti perché li ho sempre trovati eccezionali, mi hanno sempre messo di buon umore come spero metta la mia canzone sanremese e la nostra cover. A maggio giugno ho ascoltato tutto la loro discografia e ho pensato ad un concetto possibile insieme a loro. Nessun effetto nostalgia, solo piacere di plasmare la musica“.

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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