Lo Stato Sociale, 5 album per 5 artisti: tocca a “Carota”

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Lo Stato Sociale, 5 album per 5 artisti: tocca a “Carota”

Carota Lo Stato Sociale

foto di Jessica De Maio

Continua la sfida de Lo Stato Sociale: 5 dischi per 5 artisti, uno per ogni componente della band. Un’operazione nata per spiegare la straordinaria attitudine che fa del collettivo bolognese una realtà unica nel suo genere, capace di dare spazio alle singole personalità e alle idee artistiche individuali: «solo noi potevamo farlo e lo abbiamo fatto, era quasi obbligatorio».

Dopo le esaltanti prove di Bebo e Checco, tocca a Carota compiere il giro di boa con le sue 5 tracce in uscita oggi, 12 febbraio, per Garrincha Dischi/Island Record. “Sono andato ad esplorare i miei tanti lati caratteriali”: con questa dichiarazione d’intenti prende vita un lavoro variopinto sia per lo stile musicale – un ventaglio di generi che spazia dal trip hop al cantautorato – sia per i contenuti, legati a tematiche come il senso di inadeguatezza e quello di appartenenza, mantenendo saldo il focus sul valore della collettività per superare le difficoltà quotidiane.

Non esiste un vero e proprio fil rouge a legare i brani – «il collante alla fine sono io, la mia poetica, il mio linguaggio» – tuttavia la tracklist scorre raccontando diverse evoluzioni dell’amore: c’è un amore appena scoperto, cullato dentro un desiderio di protezione (“Il giorno dopo”), c’è un amore che crolla da un momento all’altro (“Mare di cartone”) e, ancora, c’è un amore vecchio e stanco che prova a rassicurarsi nonostante non sia necessario (“Una casa in pieno centro”)

In questa avventura Carota chiama a rapporto diversi amici, a partire da Willie Peyote, prezioso featuring nel brano “Il giorno dopo”: «il mio è un tipo di scrittura abbastanza fumosa, più poetica che prosaica, quindi ho voluto qualcuno che bilanciasse il tutto». Anche sul piano della produzione, eccetto su “Al sole dell’ultima spiaggia” in cui è lo stesso autore a dirigere in prima persona ogni dettaglio «come un topolino da biblioteca, come un amanuense chino sul suo tomo da quattrocento kg», ci sono altri stimati colleghi chiamati a raccolta. Infatti su ben tre brani (“Il giorno dopo”, “Mare di cartone” e “Colorado”) Carota si avvale della collaborazione dei Mamakass (Coma Cose, Ghali, Malika Ayane, Galeffi, Raphael Gualazzi etc.), sodali con cui si instaura da subito un rapporto di complicità, in special modo per via della comune fascinazione verso certe pietre miliari nate in quel di Bristol a metà del ‘90. Il risultato è fedele alle intenzioni e riesce a condensare il desiderio di produrre musica popolare mantenendo salde le radici nella cultura underground.

Lo Stato Sociale – Carota | Track by track secondo l’autore

“Il giorno dopo” feat. Willie Peyote

è un brano che volge lo sguardo sulla depressione, nella mia accezione personale. Vuole parlare dell’amore che provo per la persona che ho al mio fianco, soprattutto per i suoi momenti di fragilità. Perché molto spesso la fragilità è un po’ calpestata: in questo mondo devi essere pronto a tutto, devi essere solido e devi essere forte.

“Colorado”

è un pezzo scritto assieme ad Albi. È il pezzo più pop di tutto il disco e urla la cosa più bella che io avrei mai sognato di urlare in un pezzo, cioè “CI SONO RIMASTO”, che è un modo molto semplice di dire “quando sono con te, purtroppo, sai, divento scemo”.

“Mare di cartone”

Parla dello sconforto dell’abbandono, del non aver saputo leggere un cambiamento prima che arrivasse, dell’impossibilità di saper porre dei margini ad un cambiamento improvviso, così improvviso da provocare un vero e proprio alienamento, perché rende la quotidianità irriconoscibile. Nella vita mi sono trovato nella situazione di imporre questo cambiamento ad altri. ma anche in quella in cui ho dovuto subirlo, quindi diciamo che in questo pezzo risiede tutta la mia esperienza sull’argomento. È stato molto difficile scrivere di questo tema perchè ho dovuto ricalarmi in situazioni di sofferenza che avevo superato da tempo. Ma in quel momento ne ho sentito la necessità, forse per dare un taglio netto col passato, forse per puro autolesionismo. Chi lo sa.

“Al sole dell’ultima spiaggia”

è forse la primissima canzone dedicata completamente a Bologna. È un pezzo che ha molto a che fare con la mia adolescenza. Io sono cresciuto tra case occupate e casa popolari di Bologna e ho cercato semplicemente di descrivere il ricordo di cosa era la mia vita all’epoca. Sia da un punto di vista meramente geografico e descrittivo, sia provando a raccontare dell’arrendevolezza di un certo tipo di persone che vivono in situazioni di disagio economico e della conseguente costrizione emotiva e di visione del futuro. Ho cercato di farlo nella maniera più poetica e leggera possibile perché, nonostante le difficoltà, quelli sono stati gli anni più belli della mia vita. È un pezzo che parla della speranza di emergere da una situazione in cui le possibilità sono poche e che, quando sei insieme agli altri, un po’ ti dimentichi del fatto che stai male, il che può essere una cosa positiva come negativa.

“Dj di merda – Regaz version”

è stato scritto con la faccia sul telefono mentre le gambe mi portavano in giro per Firenze. Inutile dire che ho rischiato di essere investito più volte. In questo pezzo ci sono tutta una serie di reminiscenze della musica che facevo da adolescente. Il levare, i fiati, melodie pop e una grandissima quantità di cazzeggio e autoironia. Forse Il destino ha voluto che quel giorno a Firenze io sopravvivessi per regalare al mondo questo incredibile capolavoro (c’è dell’ironia qui?). Gag a parte, in realtà quando ho cominciato a scriverlo ero talmente innamorato che stavo veramente pensando fosse una tragedia vedere la mia ragazza alzarsi dal letto e rivestirsi, quasi come quando scioperano i tabaccai.

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