Tutti i testi de “La geografia del buio”, il nuovo album di Michele Bravi

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Tutti i testi de “La geografia del buio”, il nuovo album di Michele Bravi

Michele Bravi

foto di Clara Parmigiani

Esce venerdì 29 gennaio 2021 “La Geografia del Buio”, il nuovo concept album di Michele Bravi. Il nuovo progetto discografico, presentato alla stampa qualche giorno fa, è stato anticipato dall’uscita dei singoli “La vita breve dei coriandoli” e “Mantieni il bacio”.

Ecco tutti i testi dell’album, accompagnati da una descrizione dei brani firmata dallo stesso Michele Bravi

Michele Bravi – La promessa dell’alba | Testo

(F. Abbate, M. Bravi, F. Catitti, Cheope)

Pur essendo semanticamente l’ultima traccia dell’album, questa canzone spiega il percorso svolto dall’artista per trovare la mappa che lo ha aiutato a orientarsi nel buio, spiegando il titolo stesso del disco. Per poter superare un trauma, è innanzitutto necessario che qualcuno assicuri che ciò è possibile. Il buio deve avere un posto dentro ciascuno, come i mobili dentro una casa. Per riuscire a muoversi nel proprio ambiente, bisogna trovare il giusto spazio al dolore, senza che questo prevalga su tutto il resto.

«Ho sempre pensato che il silenzio avesse il suono corrosivo di una “U” metallica, una frequenza insistente e claustrofobica. Un silenzio che ha un corpo, uno spessore, una consistenza. Come una sciarpa di lana pungente aggrovigliata tutta intorno al viso. Saper distinguere e ascoltare, in mezzo a quell’assordante vuoto, la promessa che l’alba ci suggerisce tutti i giorni (“il nero si scambia con la luce della mattina”) è la forma di orientamento più grande per gestire il buio.»

La geografia del buio
È una stanza dipinta di nero
Un mare d’ansia dove annega il pensiero
Io ti parlavo ma in realtà̀ non c’ero
La geografia del buio
I consigli poi ti servono a zero
Fino a che il falso si sovrappone al vero
Fino a che il piombo copre tutto il cielo
Ed è facile caderci dentro
Più̀ di quello che pensi
Basta un movimento
Sbagliato
Per toglierti il fiato
È come camminare nel labirinto bendato
Senza trovare l’uscita
Cercare di dare una spiegazione a tutto in questa vita
Che alla fine per intero non può̀ essere capita
Ma poi
La promessa dell’alba
Si fa più̀ vicina
E il buio si scambia con la luce della mattina
Fra noi
L’ansia che diventa adrenalina
Il nero che si trasforma in acqua marina
La nebbia si dirada
E si intravede la riva
E mi dicevi tutto passa
Io ti chiedevo “Quando passa davvero?”
E non è uscito ancora il binario del treno
Per portarci via da questo peso
E io che non ricordo più̀ la leggerezza
Di un discorso scemo
Di ridere per niente
Di fregarmene un po’ meno
Di vedere ancora questo bicchiere un po’ più̀ pieno
Perché́ è pericoloso, sai, parlare del futuro
Come quando splende il sole e dopo viene giù̀ un diluvio
Perché́ non basterebbero cent’anni di studio
Per orientarsi nella geografia del buio
Ma poi
La promessa dell’alba
Si fa più̀ vicina
E il buio si scalda con la luce della mattina
Fra noi
L’ansia che diventa adrenalina
Il nero che si trasforma in acqua marina
La nebbia si dirada
E si intravede la riva
E non è un caso
E non è colpa mia
Che la materia che si studia meno a scuola
È la geografia
E non è un caso
E non è colpa mia
Che la materia che poi si conosce meno
È la geografia

Michele Bravi – Mantieni il bacio | Testo

(F. Abbate, F. Catitti, Cheope, M. Recalcati)

La voce di Michele parte in sordina, accompagnata da un pianoforte dal tocco delicato, ma sporco dei rumori meccanici tipici dello strumento. L’intensità della canzone cresce in modo misurato, fino ad esplodere nel ritornello, in cui si percepisce tutta la necessità del cantante di esprimere l’amore ricevuto, quell’amore che l’ha salvato e ricondotto alla realtà in un momento in cui la quotidianità era diventata scura, ricca di dolore e difficile da sopportare.

«Il bacio è l’immagine che, più di ogni altra, trasforma il male in pittura d’oro e la cicatrice del trauma in una poesia. Nel bacio si incontrano il luogo della parola e quello del corpo. Baciarsi nel buio significa trattenersi ancorati al presente, al reale e non perdersi in un fumo di nebbia e dolore ingombrante. Mantieni il bacio sono le parole che Massimo Recalcati ha usato per proteggere il mistero dell’amore in uno dei suoi libri, lo stesso mistero che questa canzone cerca di custodire. Lo stesso che per mesi mi è stato suggerito sul divano grigio di casa mia mentre attraversavo il buio.»

Nell’oscurità, nella luce del giorno
Nel silenzio perfetto mentre piove a dirotto
Sul livello del mare, sopra il tetto del mondo
Anni luce distanti o distanti un secondo
E così all’infinito perdendone il conto
Mantieni il bacio
Oltre l’errore del tempo
Fanne qualcosa di eterno
Non lasciarne cadere neanche un solo frammento
Come polvere sul pavimento
Non staccare le labbra neanche un solo secondo
E non farti distrarre dal rumore di fondo
Perché́ alla fine ogni volta
È l’amore che ci salva dalla ferita del mondo
E senti solo il cuore e il male non esiste più
E non c’è più̀ dolore
Soltanto io, soltanto tu
Questo silenzio sa di mille parole
E io starei qui ad ascoltarti per ore
Per anni o un solo secondo
E se tu mi guardi me ne rendo conto
Che alla fine volta
È solo l’amore che ci salva dalla ferita del mondo
Proteggilo fino alle radici
Dai passi indecisi e i temporali improvvisi
Dai momenti di crisi e le battute infelici
Da quelle persone che si fingono amici
Dall’invidia degli altri, dai giudizi ignoranti
Dalle schegge impazzite che arrivano da tutte le parti
Mantieni il bacio
Oltre l’errore del tempo
Fanne qualcosa di eterno
Non lasciarne cadere neanche un solo frammento
Come polvere sul pavimento
Non staccare le labbra neanche un solo secondo
E non farti distrarre dal rumore di fondo
Perché́ alla fine ogni volta
È l’amore che ci salva dalla ferita del mondo
E senti solo il cuore e il male non esiste più̀
E non c’è più̀ dolore
Soltanto io, soltanto tu
Questo silenzio sa di mille parole
E io starei qui ad ascoltarti per ore
Per anni o un solo secondo
E ora che mi guardi me ne rendo conto
Che alla fine volta
È solo l’amore che ci salva dalla ferita del mondo
E dal ripetersi dei giorni che non valgono un ricordo
Mantieni il bacio e non lasciarlo neanche per un secondo
E più̀ io resto qui a guardarti più̀ me ne rendo conto
È l’amore che ci salva dalla ferita del mondo

Michele Bravi – Maneggiami con cura | Testo

(F. Abbate, M. Bravi, F. Catitti, Cheope)

Il brano è una dichiarazione totale di fragilità. Nel momento di massimo dolore ci si deve affidare, mente e corpo, a chi già conosce la geografia di quel buio e sa muoversi in essa. Michele si toglie la corazza che lo proteggeva dal mondo esterno e consegna la sua storia a chi può guidarlo verso la luce.

«Le mani che ti guidano nel buio hanno un potere assoluto ed è così che ti trovi ad affidare il tuo corpo e la tua anima e la tua storia alle capacità di chi quell’oscurità l’ha già attraversata. Questa canzone è una dichiarazione di fragilità e l’inno di una devozione nei riguardi di chi sa proteggere, custodire e guidare.»

Sono cresciuto distante da regole comuni
Che non valgono per tutti, soltanto per alcuni
Come un cervo senza un branco
Un alieno tra la gente
È diverso se mi guardi sotto un’altra lente
Una terra sconfinata tra un inizio e un addio
E tutto quello che c’è in mezzo raramente è stato mio
Come un albero che cambia colore ogni stagione
Una voce che si perde tra milioni di persone
Ho cercato la bellezza anche dentro ad ogni errore
Come un ramo che si spezza ma ricresce verso il sole
Diverso da ogni cosa che io prima conoscevo
Con la testa sulla terra sotto i piedi il cielo
E adesso che lo sai
Maneggiami con cura
Perché́ l’amore è una pistola senza la sicura
E adesso che tu sai qual è la mia natura
Che il buio certe notti ancora mi fa un po’ paura
E nonostante io mi mostri invulnerabile
Sono solamente diversamente fragile
E ora che lo sai che ho tolto l’armatura
Per questo adesso tu
Maneggiami con cura
Ho imparato troppo in fretta a difendermi da tutti
A guarire le ferite anche senza dare punti
A tenermi tutto dentro, a bastarmi solamente
Che nessuno a questo mondo ti regala niente
Ho trovato la bellezza anche dentro ad ogni errore
Nelle cose più̀ normali invece di cercarle altrove
Ho percorso la distanza da chi sono a quel che ero
Per capire che sei tu davvero quello che volevo
E adesso che lo sai
Maneggiami con cura
Perché́ l’amore è una pistola senza la sicura
E adesso che tu sai qual è la mia natura
Che il buio certe notti ancora mi fa un po’ paura
E nonostante io mi mostri invulnerabile
Sono solamente diversamente fragile
E adesso che lo sai che ho tolto l’armatura
Per questo adesso tu
Maneggiami con cura
Maneggiami con cura
E avrò̀ la stessa cura anch’io per te
E avrò̀ la stessa cura anch’io per te
E avrò̀ la stessa cura anch’io per te
E avrò̀ la stessa cura anch’io per te

Michele Bravi – Un secondo prima | Testo

(F. Abbate, F. Catitti, Cheope)

È l’unico brano con una collaborazione. Quando si è colpiti da un forte dolore si crea una frattura nell’animo, non esiste un prima o un dopo, ma due modi di sentire e vivere diversi. Una volta superato il trauma, tutto avrà una nuova prima volta, tutto rappresenterà un nuovo inizio.

«Non esiste un prima e un dopo per chi ha vissuto un trauma, esistono due livelli differenti di consapevolezza e realtà. Non esistono espressioni con suffisso ri- (rifare, rivedere, ricantare), piuttosto esiste un fare per la prima volta, un vedere per la prima volta, un cantare per la prima volta. In questo battesimo continuo verso un mondo nuovo, è l’amicizia a proteggerti e bastarti mentre dal cielo piovono sassi. Federica Abbate è una delle persone più importanti della mia vita, come un elastico al polso: quello che ti serve sempre quando sei scompigliato e che appena lo togli ti lascia la traccia sulla pelle, pronto a raccoglierti ancora e ancora e ancora.»

Siamo fragili e sottili come fogli di carta
Quasi trasparenti come ali di farfalla
Ma nessuno ce lo dice, mai nessuno ce ne parla
Ci sporgiamo sempre troppo per guardare un po’ più̀ vanti
Pensando sempre di essere più̀ forti dei rimpianti
Prima di accettare e di imparare anche dagli sbagli
E succede che quando ci sei dentro e l’acqua è già̀ alla gola
Tu ti senti impreparato cento volte più̀ che a scuola
Perché́ c’è sempre un dopo e un secondo prima
Un’occasione sola, una su centomila
E tu che da sola mi basti
Quando dal cielo giù piovono sassi
A salvarmi
L’asse del mio mondo ancora si inclina
E la felicità sta sempre più̀ in alto, troppo in cima
Da sola lì su un’altra riva dove neanche a nuoto ci si arriva
Come l’inchiostro che sbava sulle pagine
Di un quaderno di carta e ti sporca le dita
A volte anche la faccia, la vita ti strappa
Come carta straccia
E poi di nuovo ti abbraccia
E siamo tutti in mezzo alla croce di un mirino
Come se il prossimo fosse anche l’ultimo respiro
Perché́ c’è sempre un dopo e un secondo prima
Un’occasione sola, una su centomila
E tu che da solo mi basti
Quando dal cielo giù piovono sassi
A salvarmi
L’asse del mio mondo ancora si inclina
E la felicità sta sempre più̀ in alto, troppo in cima
Da sola lì su un’altra riva dove neanche a nuoto ci si arriva
Tutto rinasce anche da un pianto
E gli occhi si riabituano alla luce
E piano piano ci si riconosce
Anche in uno specchio infranto
Perché́ c’è sempre un dopo e un secondo prima
Un’occasione sola, una su centomila
E tu che da sola mi basti
Quando dal cielo giù piovono sassi
A salvarmi
L’asse del mio mondo ancora si inclina
E la felicità di nuovo, di colpo si avvicina
Anche se forse niente
Niente in fondo è come prima
Niente sarà̀ più̀ come prima
Niente torna più come prima
Niente in fondo è come prima
Niente sarà̀ più̀ come prima

Michele Bravi – La vita breve dei coriandoli | Testo

(F. Abbate, G. Anastasi, M. Bravi, F. Catitti, Cheope)

È uno dei pezzi più intimi dell’album, cantato per la prima volta al Teatro di San Babila a ottobre 2019. Con la voce rotta di chi per molto tempo ha vissuto nel silenzio, Michele racconta il proprio percorso attraverso il buio che lo circondava e di come poi, grazie all’amore, sia riuscito a riscoprire la bellezza delle piccole cose, spesso racchiusa nelle fragilità.

«Questa canzone è il racconto personale della voce che mi ha guidato attraverso il buio, della persona che mi ha insegnato la forza travolgente della condivisione del dolore e che ha saputo proteggere la mia voce quando non riusciva a parlare, difendendola da un silenzio che pensavo fosse eterno e insuperabile. Questo disco esiste perché me l’ha chiesto lui.»

Ciò che passa tornerà
Come un cerchio che la vita gira
Utile la fantasia
A respirare ogni cosa prima
Tu che ridi accanto a me
Poche altre cose hanno un senso
Al di là di quel che c’è
Per noi che normalmente siamo qui
Affascinati dalle immagini
Dal bianco e nero di quei vecchi film
Dal primo volo delle rondini
Di cosa sono fatti gli angeli?
La vita breve dei coriandoli
Ci fa sentire che noi siamo liberi
E tutto questo ancora mette i brividi
E dividere a metà
Questa notte fino alla mattina
Forse la felicità non è poi tanto diversa da così
Affascinati dalle immagini
Dal bianco e nero di quei vecchi film
Dal primo volo delle rondini
Di cosa sono fatti gli angeli?
La vita breve dei coriandoli
Ci fa sentire che noi siamo liberi
E tutto questo ancora mette i brividi
Affascinati dalle fragili evoluzioni degli acrobati
Dal movimento degli oceani
Dal vento che accarezza gli alberi
La vita breve dei coriandoli
Ci fa sentire che noi siamo liberi
E tutto questo ancora mette i brividi

Michele Bravi – Storia del mio corpo | Testo

(M. Bravi, F. Camba, F. Catitti)

Il brano descrive la mancanza di aderenza al reale causata dal trauma, è una dedica d’amore al proprio corpo. Tutte le storie vissute sono scritte sulla pelle, che funge da barriera contro l’esterno, è un rifugio, ma allo stesso tempo diventa il mezzo per rivivere ogni giorno il proprio dolore e superarlo.

«Il mio percorso attraverso il buio è stato possibile con l’aiuto dell’EMDR. L’EMDR è un modello clinico e un metodo scientificamente validato d’eccellenza per il trattamento di tutti i tipi di trauma. In questa canzone ho scritto tutto quello che il mio corpo ha sentito sulla pelle durante tutto il percorso medico: la perdita di aderenza dal reale, la dissociazione, le allucinazioni. È una dedica d’amore al proprio corpo che piano piano torna ad affacciarsi sul mondo aggrappandosi con timore alle piccole fessure degli occhi.»

Il mio corpo ha una storia di paura addosso
E lo vedo chiaramente in ogni gesto
Come quando ho smesso di parlare
Nell’esatto modo in cui si chiude un rubinetto
Il mio corpo ha una storia che si ripresenta
E lo ascolto come guardo una finestra aperta
L’ho lasciato fermo dentro al letto, fermo dentro,
Come in una una busta di una lettera
E l’ho vestito tutti i giorni in un modo diverso,
E poi mi sono abituato a viverci attraverso
E l’ho sentito urlare “Vivimi, vivimi, vivimi
Ti prego bruciami come fiammiferi”
Ho gli occhi così assenti
Che tu mi dici “quasi non esisti”
Ho gli occhi così persi
Come buttare due monete per caso in mezzo a un prato
Piccoli movimenti
La vaga percezione di una vita fuori
Fammi capire se mi senti, mi vedi
Chiama forte il mio nome
Fai qualcosa di estremo
O ricommetto l’errore
Stare nascosto nel mio corpo
Stare nascosto
Il mio corpo è una casa che mi porto addosso
Sopra i muri ha scritto quello che è successo
L’ho buttato sopra una poltrona senza cura
Come fosse di un’altra persona
E l’ho spogliato e dato al vento come una bandiera
L’ho aperto e chiuso come avesse dietro una cerniera
E l’ho sentito urlare “Vivimi, vivimi, vivimi
Ti prego bruciami come fiammiferi”
Ho gli occhi così assenti
Che tu mi dici “quasi non esisti”
Ho gli occhi così persi
Come buttare due monete per caso in mezzo a un prato
Piccoli movimenti
La vaga percezione di una vita fuori
Fammi capire se mi senti, mi vedi
Chiama forte il mio nome
Fai qualcosa di estremo
O ricommetto l’errore
Stare nascosto nel mio corpo
Stare nascosto
Stare nascosto nel mio corpo
Stare nascosto

Michele Bravi – Tutte le poesie sono d’amore | Testo

(F. Abbate, M. Bravi, F. Catitti, Cheope)

Descrive come l’amore possa squarciare il buio creato da un forte trauma. Michele racconta la sorpresa di riconoscersi in altre vite, nonostante le storie e i percorsi diversi. La bellezza di scoprire un luogo dove al posto del buio e del dolore si può trovare una bellezza che commuove e accoglie.

«La particolarità del percorso di un’esistenza non può isolarti dal mondo. Traiettorie semplici e complesse di vite differenti si incontrano, come linee della mano, in un luogo di umanità e comprensione e quel senso di solitudine claustrofobica del buio lascia spazio a gesti d’amore potenti e veri.»

La superficie prende forma dal fondo delle cose
Si può scoprire la radice dal colore delle rose
Siamo passati in differenti cieli ma con orbite gemelle
E negli occhi abbiamo credimi la luce delle stesse stelle
E un giorno inevitabilmente poi le linee della mano
Si incontrano in un punto proprio qui spiegandoci chi siamo
Non importa quando
Non importa come
Perché́ tutte le poesie parlano d’amore
Non importa il modo
Non importa dove
Se le nostre mani parlano da sole
E tutto questo ogni volta mi commuove
Non importa quando
Non importa come
Perché́ tutte le poesie sono d’amore
L’universo ti risponde se lo impari ad ascoltare
A volte è in guerra, a volte è calmo come il mare
Ci sono traiettorie semplici di natura elementare
E altre invece invisibili che non le puoi spiegare
Adesso non so dirti cosa è stato, non so dargli un nome
So solo che da qualche parte esiste sempre una ragione
Non importa quando
Non importa come
Perché́ tutte le poesie parlano d’amore
Non importa il modo
Non importa dove
Se le nostre mani parlano da sole
E tutto questo ogni volta mi commuove
Non importa quando
Non importa come
Perché́ tutte le poesie sono d’amore
E riconoscerci da un gesto, una parola
Capendo poi di essere una cosa sola
E riconoscere una strada anche se nuova
La leggerezza di una piuma anche se non vola
Non importa quando
Non importa come
Perché́ tutte le poesie parlano d’amore
Non importa il modo
Non importa dove
Se le nostre mani parlano da sole
E tutto questo ogni volta mi commuove
Non importa quando
Non importa come
Perché́ tutte le poesie sono d’amore

Michele Bravi – Senza fiato | Testo

(F. Abbate, Cheope)

È il pezzo più ritmato dell’album e parla di come sia possibile tornare alla quotidianità. Michele decide di lasciarsi alle spalle il passato, con tutte le conseguenze che ha comportato, e tornare a vivere una vita che lo lasci senza fiato.

«Per chi ha incontrato in maniera forte il peso dell’imprevedibile, vivere la quotidianità è una prigione costante sotto l’insostenibile peso di un dramma potenziale. “Senza fiato” è una dichiarazione d’intenti di chi, passo dopo passo, si affaccia fuori dalla porta di casa e smette di nascondere il proprio viso sotto un cappello di lana.»

Non voglio più fermarmi a considerare le opzioni
Tutti i pro e i contro delle mie azioni
Tutta quante quelle inutili controindicazioni
Non voglio più agire con moderazione
E valutare ogni volta ancora il quando e il come
La causa e l’effetto di ogni mio decisione
Dove inizia l’affetto e finisce l’amore
Io voglio solo vivere ogni secondo
Come fosse l’ultimo, l’ultimo del mondo
Vivere così
Non importa se giusto o sbagliato
Ogni cosa fino a farmi rimanere senza fiato
Rimanere senza fiato
Rimanere senza fiato
Ogni cosa fino a farmi rimanere senza fiato
Rimanere senza fiato
Rimanere senza fiato
Ogni cosa fino a farmi rimanere senza fiato
Non voglio più̀ cambiare
Sempre io per gli altri
Rimanere fermo tra due poli equidistanti
Non vengo più̀ a patti con niente con nessuno
Senza avere mai rimpianti, mai nemmeno uno
Io voglio solo vivere ogni secondo
Come fosse l’ultimo, l’ultimo del mondo
Vivere così
Non importa se giusto o sbagliato
Ogni cosa fino a farmi rimanere senza fiato
Rimanere senza fiato
Rimanere senza fiato
Ogni cosa fino a farmi rimanere senza fiato
Rimanere senza fiato
Rimanere senza fiato
Ogni cosa fino a farmi rimanere senza fiato
Liberarmi del passato, senza rivolere indietro
Neanche quello che ho prestato
Liberarmi di ogni cosa, strato dopo strato
E gridare così forte
Da rimanere senza fiato
Io voglio solo vivere ogni secondo
Come fosse l’ultimo, l’ultimo del mondo
Vivere così
Non importa se giusto o sbagliato
Ogni cosa fino a farmi rimanere senza fiato
Rimanere senza fiato
Rimanere senza fiato
Ogni cosa fino a farmi rimanere senza fiato
Rimanere senza fiato
Rimanere senza fiato
Ogni cosa fino a farmi rimanere senza fiato

Michele Bravi – Quando un desidero cade | Testo

(F. Abbate, M. Cerri, Cheope)

È la cover di una canzone di Federica Abbate, la quale fa un cameo all’interno della traccia. Nella vita nulla è definitivo, da un momento all’altro tutto può cambiare, quello che prima sembrava stabile improvvisamente scompare, come una stella che cade. Il brano esorta a guardare sempre avanti e puntare a nuovi obiettivi qualsiasi ostacolo e difficoltà si incontri.

«Il 16 gennaio di due anni fa, in un momento in cui per me ancora il silenzio era l’unica parola, ho ricevuto un messaggio da Federica: “Questo spazio di silenzio ci darà modo di capire. Ti mando una cosa.” Dopo quel messaggio, una nota vocale. Questa canzone. Era importante avere “Quando un desiderio cade” nella mia geografia del buio perché questa canzone, per la prima volta, mi ha fatto cantare davanti allo specchio sopra la voce di un’amica che ha avuto il coraggio di scriverla e inciderla prima di me.»

Non abbiamo nulla di eterno davvero
Come gli sguardi che si incrociano alla metro
E se non so la strada poi a qualcuno gliela chiedo
Un buco nello stomaco, un letto da rifare
Non troverai le risposte dentro un cellulare
Ordiniamo qualcosa che non ho voglia di cucinare
È brutto come quando ti dicono che non sei capace
Devi scendere dalla macchina e inizia una canzone che ti piace
Perché́ nella vita di sicuro non c’è proprio niente
E a volte non lo sai nemmeno da cosa dipende
E ho capito che la rabbia passa e tutto serve
E qualunque cosa accada l’importante è sempre
Che quando un desiderio cade
Allora tu esprimi nuove stelle
Quando un desiderio cade
Allora tu esprimi nuove stelle
Quando un desiderio cade
Raccontami una storia ma che sia divertente
Che il futuro ci aspetta con le braccia aperte
Ma questa vita è come l’acqua nella doccia e scende
Prima gelata e poi bollente
Gelata e poi bollente
Solo nelle favole i buoni vincono sempre
E quando il cuore si spezza nessuno lo sente
E a volte vorrei vivere in un’altra pelle
Molto più̀ dura e resistente
Perché́ nella vita di sicuro non c’è proprio niente
E a volte non lo sai nemmeno da cosa dipende
E ho capito che la rabbia passa e tutto serve
E qualunque cosa accada l’importante è sempre
Che quando un desiderio cade
Allora tu esprimi nuove stelle
Quando un desiderio cade
Allora tu esprimi nuove stelle
Quando un desiderio cade

Michele Bravi – A sette passi di distanza

(M. Bravi)

È un pezzo completamente strumentale, senza voce. Michele suona il pianoforte, raccontandosi come quando ancora non riusciva a farlo con le parole. Questo brano è stato la chiave di volta nel percorso suo guarigione, quando non era ancora pronto a esprimere a voce quello che stava provando, ha iniziato il suo viaggio verso la guarigione esprimendo se stesso nelle note.

«La prima canzone che ho scritto durante il silenzio e l’ultima che descrive gli spazi del mio buio. È un brano che ho sentito bisbigliare tra i tasti del pianoforte verticale in salotto dopo che qualcuno mi aveva chiesto, in una lunga nota vocale, di tornare a parlare e soprattutto di tornare a cantare.
La mia voce non si sente nel pezzo ma c’è, è solo nascosta ancora. Le mani che suonano il pianoforte sono le mie, incerte e timide. Quella persona a cui il disco è dedicato è ormai dall’altra parte del mondo e non è più una presenza della mia quotidianità. Gabriel García Márquez per descrivere la distanza geografica di due amanti che si rincorrono per una vita scrisse: “Non erano a sette passi di distanza ma in due giorni diversi”.
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