Sanremo sì, Sanremo no (la Terra dei Cachi)

The Kolors
The Kolors tornano in radio con il nuovo singolo “Mal di gola”
26 Gennaio 2021
Arisa
Aspettando Sanremo 2021: the Pipshow must go on. Arisa al festival da indie con “Potevi fare di più”
27 Gennaio 2021

Sanremo sì, Sanremo no (la Terra dei Cachi)

Sanremo 2021

Mancano 35 giorni all’inizio di Sanremo 2021 e ancora non sappiamo che ne sarà di questo festivàl né se sarà davvero nelle date e nelle modalità annunciate.

Amadeus, la Rai, la rispettiva concessionaria RaiPubblicità da mesi giocano a buttare acqua sul fuoco tranquillizzando case discografiche, inserzionisti e pubblico vario: il Festival si farà, sarà dal 2 all’8 marzo e ci sarà il pubblico, anzi no i figuranti, insomma qualcuno in platea comunque ci sarà.

Solo che arrivati alla resa dei conti, a poco più di un mese dall’appuntamento la realtà ha preso il sopravvento tra dati sconfortanti, paure, sentiment popolare e possibili boomerang d’immagine: e se non fosse una grande idea continuare in direzione ostinata e contraria, pensando ad un’edizione normale quando di normale non ci sarà nulla?

Intendiamoci, chiunque lavori in questo settore sa bene quanto sia importante Sanremo non solo per la televisione ma anche per la discografia, e sempre chiunque sa che un escamotage, pienamente lecito e legale, per infilare nel ventre dell’Ariston mezza migliaia di persone si trova sempre, Prefetto o non Prefetto, DPCM o non DPCM. (anche se, aggiornamento dell’ultima ora, il Ministro Franceschini ha di fatto posto un diniego sulla partecipazione di figuranti al festival) Ma rimangono sempre delle criticità, sanitarie, d’immagine e di produzione, che sono innegabili e che non possono non essere evidenziate.

Sanremo 2021: a Marzo o morte!

La prima obiezione che tutti imputano agli organizzatori del Festival è: ma non si può spostare più lontano nel tempo, quando il virus mollerà un po’ ed il vaccino sarà distribuito con una certa solidità? Per varie ragioni, no.

In primis per una questione di introiti pubblicitari: a marzo sono molti di più rispetto ad aprile, senza considerare uno slittamento in estate, disastroso. Discorso simile per quanto riguarda la discografia. Sanremo sancisce di solito l’inizio di un percorso consolidato oramai da decenni, difficile da far incastrare col periodo estivo dei tormentoni. E poi le uscite già programmate? E quei pochi live, se e quando si potranno fare?

Puoi dir di sì, puoi dir di no, ma questa è la vita. Troppe inside, troppe complicazioni, tanto vale fare un Festival blindato, che poi era proprio la richiesta delle etichette discografiche. E così sarà verosimilmente, tra tante contraddizioni e poche speranze. Niente festival della rinascita, sarà per la prossima pandemia.

Sanremo 2021 senza pubblico, ma con i figuranti

Gran parte delle polemiche e delle preoccupazioni hanno riguardato la questione del pubblico presente nel Teatro Ariston nel corso delle 5 serate: quasi 2000 persone tra platea e galleria a regime, meno di 500 nelle previsioni di quest’anno. Come spiega bene tvblog.it l’Ariston è pienamente assimilabile ad uno studio televisivo, che da decreto può ospitare del pubblico purché inquadrato contrattualmente come figurante. E qui emerge la prima criticità, perché se Mediaset e Sky hanno fatto ampio uso di questi ruoli (ad Amici, C’è Posta per Te o X Factor per esempio) la Rai, in quanto azienda pubblica, non l’aveva ancora mai utilizzato figuranti in quasi un anno di pandemia.

Sanremo 2021

foto di Paolo Celada

Fino a questa volta, visto che il bando per la ricerca di claquer è già stato pubblicato. Un bel precedente, che potrebbe essere sfruttato d’ora in poi da altri conduttori che potrebbero, perché no, pretendere dei figuranti in studio come claque. Perché Sanremo sì e io no?

 

Poi certo, chi mastica di linguaggio televisivo e musicale sa che un Festival senza pubblico in platea è un qualcosa di monco, di straniante, di difficilmente digeribile. Ma sarebbe stato in qualche modo innovativo, sovversivo forse, di certo egalitario: in un epoca in cui tutti i teatri d’Italia son chiusi, in cui tutti i lavoratori dello spettacolo son fermi, vedere l’evento musicale per definizione pretendere regole ad personam fa storcere il naso, studio televisivo o non studio televisivo. W i fortunati che suoneranno a Sanremo, ma almeno non sbattetecelo in faccia!

 

(Che poi tempo fa, quando il Festival era ancora da vecchidemmerda e non lo seguiva quasi nessuno, si vociferava di questa figura del tappabuchi che al momento sarebbe stato chiamato in platea per dare il senso del sold out anche quando non c’era. Sarebbe curioso sapere se era già una abitudine dell’azienda di Stato pagare il pubblico, magari si scopre che tutto il mondo era paese anche 20 anni fa..)

 

Un Festival di Sanremo senza Sanremo

Non che sia un segreto, ma il Festival per il comune di Sanremo è un asset strategico per le casse comunali. Forse la voce di bilancio per eccellenza, insieme con la Milano – Sanremo, secolare corsa ciclistica di solito in programma a metà marzo, l’anno scorso in pieno agosto, quest’anno chissà.

Il Teatro Ariston ancora senza date. Foto di Simona de Melas

Un mega evento senza evento, senza i ristoranti pieni, la musica in piazza, la caccia al selfie, gli aperitivi patinati e le feste alcoliche, è difficile pensarlo e desiderarlo. La confcommercio della cittadina si è già schierata per il rinvio, e come dargli torto. Ma su possibili deroghe con ingressi contingentati il Prefetto di Sanremo è stato netto: “Una cosa è certa, scontata per loro e per noi: non sarà un evento pubblico e questo è evidente. L’attuale Dpcm, in vigore fino a 5 marzo, al massimo resterebbe fuori soltanto la serata finale del 6, non consente spettacoli aperti al pubblico nei teatri e nei cinema anche all’aperto“.

L’enigma della sala stampa

La sala stampa, anzi le sale stampa come le abbiamo conosciute negli ultimi lustri ce le possiamo dimenticare. Se ci fosse un archetipo del luogo d’assembramento dove non si rispettano le distanze, dove non c’è riciclo d’aria, dove i virus prosperano, mutano e votano per il premio della critica, beh quello sarebbe proprio la sala stampa del Festival di Sanremo.

L’anno scorso l’Ariston Roof (la sala stampa quella che conta, con carta stampata, tv, radio nazionali e siti online) contava 291 accreditati per una centinaia di testate (tra cui la nostra); la “Lucio Dalla” ne contava più di un migliaio, senza considerare gli imbucati, i parenti, gli amici e gli amici degli amici.

Infetto sì, infetto no: quintali di droplet. Una situazione insostenibile quest’anno, diciamocelo senza remore. La prospettiva più sicura ed egalitaria è una sala stampa completamente virtuale, con un sistema informatico (un semplice Zoom eh, niente app statali dedicate) che permetta di connettersi ed interfaccarsi in tempo reale, di condividere comunicati, conferenze, anche di votare con voti certificati.

Più sicura ed egalitaria, ma di certo meno realistica, visto che un folto gruppo di giornalisti, operatori, fotografi e tecnici ci sarà a prescindere. Perché è così, senza approfondire. Si parla di un centinaio di accreditati, che in linea ideale dovrebbero e potrebbero rifiutare il pass, per tutela sanitaria e per spirito corporativo. Ma ammettiamo, nessuno di noi lo farebbe.

E quindi, ci saranno figli e figliastri? Chi non verrà accreditato di persona, potrà ugualmente partecipare alle conferenze stampa online? E gli artisti potranno essere incontrati ed intervistati, o più probabilmente vivranno in una bolla, con interviste necessariamente web?

Ma soprattutto, con che faccia la Rai pagherà tamponi e rimborsi spesa a 500 figuranti lasciando a casa altrettanti (anzi molti di più) giornalisti fotografi e operatori?

Tante domande, nessuna, per ora, risposta.

Un’umile richiesta

Ora, siamo in Italia, la Terra dei Cachi, il paese che per definizione fa del rimandare a domani le decisioni importanti il cardine della propria strategia nazionale. Per ora non sappiamo neanche se avremo un governo a breve, di che colore sarà, di che colore saranno le bandiere che accompagneranno i nostri atleti alle olimpiadi, figuriamoci se sindachiamo sui tempi di gestione del Festival di Sanremo.

Ma se c’è qualcosa che c’ha insegnato la pandemia è che non si muore soltanto di Covid, ma anche d’incertezza. E nel caso specifico magari non si muore, ma si perde il gradimento di pubblico, addetti ai lavori e interlocutori istituzionali.

Via il dente, via il dolore: qualunque sia la decisione su questo strambo e speriamo irripetibile Festival di Sanremo, che venga comunicata quanto prima. Mancano 35 giorni, meno problemi irrisolti, più cuori grandi così.

Le ultime: Amadeus pronto a lasciare?

Aggiornamento 28/01 12.30

Dopo la dichiarazione di Franceschini che di fatto vieta l’uso di figuranti per il Festival, pare che Amadeus sia pronto a lasciare la direzione artistica di Sanremo 2021.

Il Teatro Ariston di #Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro @robersperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile.” twittava stamattina il Ministro dei Beni Culturali, facendo deflagrare una bomba che prima o poi sarebbe dovuta scoppiare.

Come scrive Simone Zani su allmusic citando una voce riportata da SanremoNews, durante il CdA della Rai si sta ventilando l’ipotesi che Amadeus e Fiorello mollino tutto, a un passo dalla realizzazione della kermesse.

L’articolo verrà aggiornato non appena le voci diventeranno notizie ufficiali.

Comments on Facebook
Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

Comments are closed.