Wrongonyou: “Lezioni di volo significa affidarsi a qualcuno e imparare a credere in se stessi”

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Wrongonyou: “Lezioni di volo significa affidarsi a qualcuno e imparare a credere in se stessi”

Wrongonyou

Wrongonyou esce con “Lezioni di volo” (Carosello Records), nuovo singolo disponibile in streaming e nei digital stores e brano con cui concorre alla finale di Ama Sanremo, il contest che permette l’accesso alla categoria nuove proposte. Scritta e prodotta insieme ad Adel Al Kassem e Riccardo Scirè, la canzone nasce in seguito ad un periodo di profonda crescita personale e artistica che l’artista ha maturato durante I mesi del primo lockdown, mesi che Marco Zitelli ha dedicato al dialogo con sé stesso. Lezioni di volo è un inno al coraggio, un invito a lasciarsi andare, a lanciarsi senza timore e con sicurezza per affrontare le esperienze che la vita ci mette di fronte. Un salto da fare da soli o con al fianco la persona che si ama. Il concetto è espresso alla perfezione nell’immagine di copertina del singolo, realizzata da Valerio Bulla: due trapezisti che per “volare” e sentirsi liberi devono fidarsi l’uno dell’altro, incuranti della paura di cadere.

Mi trovo in un momento molto attivo della mia carriera – racconta Wrongonyou – il momento pesante del primo lockdown l’ho vissuto molto bene, ho scritto il disco nuovo che uscirà e posso dire che mi ha fatto bene, mi sono preparato per la ripresa e ora sono davvero carico. Per la gara di Ama Sanremo ero spaventato già da quando ho saputo che ero entrato tra i finalisti ma fa parte del mio mondo e di quello che voglio fare. Una gioia mista a preoccupazione che è poi quella che sento ogni volta che vado sul palco. Per me Sanremo è la Mecca, per una volta nella vita volevo andarci, in passato non ero interessato per niente ma vista come si è evoluta la selezione con molto spazio a cantanti giovani, ho cambiato idea. Poi il mio sogno è suonare con l’orchestra, che poi è quello che invidio a Elvis, non il ciuffo, non le groupies ma questo. Sono pronto alla finale, non temo gli altri concorrenti, temo me stesso perchè magari faccio scena muta quando tocca a me oppure casco per terra e divento un meme. Seriamente, vedo tra I miei avversari diciamo così, più di uno ha già confidenza con la tv, io mi sono rivisto in tv ed ero pallido, con le occhiaie, devo decisamente migliorare questa cosa”.

La scrittura e la crescita artistica: “Il mio rapporto con l’italiano è migliorato, ho capito come gestire la voce che è molto diverso da come la gestivo in inglese. La mia ricerca continua di trovare la voce è stata una delle prime sfide da affrontare, c’è una linea sottile da un vibrato figo e soul dal sembrare un neomelodico. Il tutto è una bella battaglia perchè non rappo e quindi per me non è facile. Sono molto contento di Lezioni di volo perchè rappresenta come sono, così come le altre canzoni del nuovo disco rispecchiano un wrong più priomordiale, quello dei primissimi dischi. Poi scrivere per passare in radio o essere pop ha delle regole ma non per forza devi starci, puoi ammiccare ma nn sono obbligatorie. In questo momento poi ho deciso di laciarmi davvero, nn mi sono mai messo in gioco come ora. Mi sono impegnato a mettermi a posto fisicamente e mi sono messo a scrivere, io da solo con la chitarra, senza altri artisti, almeno all’inizio. Ho passato un momento importante di riflessione. Dopo aver viaggiato tanto, sento che la strada è giusta e confido molto nella mia voce e in quello che ho scritto”.

La vita ha dato diverse occasioni al giovane Marco Zitelli (nato a Grottaferrata – Roma – nel 1990), ma c’era un appuntamento con la musica che lo attendeva. A 9 anni si fa notare come piccolo prodigio del calcio. Viene chiamato Bruno Conti a vederlo, ma quel giorno Marco cade, si rompe una caviglia e si presenta al provino con le stampelle. A 15 anni entra in una squadra di basket, ma in ritiro estivo si rompe un ginocchio. Messo da parte lo sport, scopre la musica da autodidatta, diventa un virtuoso della chitarra, si accompagna col pianoforte, compone canzoni e trova la sua voce, ma non sente di volersi esibire in pubblico, la sua timidezza lo blocca. Una sera a un festival musicale indipendente salta una performance e resta un buco in scaletta. Marco ha 21 anni e nessuna esperienza, ma si butta e si offre all’organizzatore per suonare qualche cover. Sale su quel palco, raccoglie il suo primo applauso e trova la sua strada. Nasce Wrongonyou. Sin da piccolo ascolta e si innamora del folk e di tutta la discografia di artisti come John Frusciante e i Bon Iver di Justin Vernon. Incoraggiato da un professore di Sound Technology all’università di Oxford che ha ascoltato i suoi demo su SoundCloud, Wrongonyou inizia la sua attività discografica parallelamente a quella live e subito ottiene grandi riscontri. Marco ha calcato i palchi di grandi festival internazionali come South by Southwest festival ad Austin in Texas (USA) e all’Europa Vox in Francia, Eurosonic Noorderslag in Olanda, Primavera Sound in Spagna e Home Festival in Italia. I suoi brani sono spesso diventati colonne sonore di film e serie tv (BABY su Netflix o il film “IL Premio” di Alessandro Gassman per citarne alcuni), in Italia e nel mondo. Con il disco “Milano parla piano” Wrongonyou scopre e sperimenta per la prima volta con la sua lingua madre, l’italiano.

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