Massimo Bigi: “Bestemmio e prego” racconta le nostre contraddizioni – INTERVISTA

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Massimo Bigi: “Bestemmio e prego” racconta le nostre contraddizioni – INTERVISTA

Massimo Bigi

Massimo Bigi è il cantautore 62 enne che Enrico Ruggeri ha scelto di lanciare contro ogni logica del mercato producendo l’album d’esordio “Bestemmio e prego” (Anyway Music) uscito il 16 ottobre, anticipato dal singolo “Come se fosse facile” ft. Enrico Ruggeri. Con questo disco emerge da dietro le quinte per dimostrare a tutti che non esiste un posto giusto o un momento giusto per fare arte.

Vivo in mezzo al nulla nel lago Trasimeno – racconta Massimo Bigi – qui la bestemmia è un intercalare, ma difficilmente è cattiva. Devo dire che i più grandi bestemmiatori che conosco sono persone generose e altruiste. Quindi è un modo di negativo di considerare la bestemmia, che anche come parola in sè suona greve. Al contrario invece capita di sentire e immaginare preghiere fasulle e bigotte. Quelle sono cose negative, non le bestemmie. Ho voluto giocare su questa antitesi, che è se vogliamo anche la nostra, pieni di contraddizioni come siamo”.

Come è nato l’album?

È stata un’idea malsana di Enrico Ruggeri. Io sono un sussurratore più che un cantante quindi non avrei mai pensato a tutto questo. Tempo fa si era offerto di cantare un mio brano, per darmi visibilità. Si è fatto mandare un pezzo, gli ho mandato ‘Come se fosse facile’ e gli è piaciuta un sacco. Siamo andati in studio, l’ha cantata e l’abbiamo registrata. Sono reintrato a casa con questo ‘malloppo’, come lo chiamo io, convinto di fare un disco autoprodotto. Dopo qualche giorno Enrico mi chiama dicendomi che cantare il brano lo aveva emozionato e mi ha chiesto se poteva lavorarci. Ho accettato con entusiasmo, in un misto di incredulità e soddisfazione, ma anche tanta perplessità. Chi suona infatti ha il mito dei cantanti, che vede personaggi carismatici in genere, con una forte personalità. Per lui era una sfida, un gioco. Mi ha detto che a produrre un ventenne con cui non aveva niente in comune preferiva una sfida al mondo musicale di adesso, con me. Possiamo solo divertirci. Mi ha raggiunto, abbiamo scritto l’ossatura del disco, poi lui alcuni brani li ha stravolti. Di un brano gli piacevano le strofe ma serviva un inciso e quindi l’ha modificato. Alla fine abbiamo realizzato tutto a quattro mani. Lavorare in sintonia ravvicinata è stato fantastico. Lo accompagnavo dietro le quinte, prima come responsabile tecnico e poi come tour manager ma sul palco eravamo con ruoli. Da lì si è consolidata l’amicizia e il rapporto umano ma fino ad allora niente così”.

Cosa spinge un’artista a cercare questo tipo di avventure musicali?

La vita di artisti di questo livello è fatta di questa quotidianità, di musica, di scrittura. Senza musica non possono stare, Ruggeri è uno di questi. A me ha favorito la situazione, Enrico era chiuso tra 4 mura a scrivere un romanzo per cui c’era questa ‘fame’ di musica nel quotidiano. A parte la registrazione del singolo fatta prima del lockdown, poi tutto è stato fatto durante. Ci mandavamo le tracce e poi l’ossatura del disco ha preso forma dopo. Si è fatto raggiungere dai musicisti e da un fonico con il Mac. Abbiamo cantato in giardino con un microfono e due accordi di chitarra, così è nato il disco, poi loro ci hanno lavorato in studio”.

Da addetto ai lavori come giudica questo periodo, viste le ultime manifestazioni?

Ho tanti amici in quel settore, l’ho abbandonato ma conosco tante persone che ancora ci lavorano. Un caro amico ha tante machine ferme, si trova fuori dal mercato, riesce a trasportare dei materiali con grande sforzo ma è difficile. Persone come lui devono affrontare una situazione inaudita che non da nessuna assicurazione per il futuro. La soluzione non può essere l’artista ad andare incontro alla persona, come proposto ad esempio da Fedez, l’assistenzialismo non serve secondo me. Chi lavora in questo settore è tutta gente appassionata di musica che lo fa per passione. Se sono senza lavoro sono privati della loro passione. Dobbiamo essere solo consapevoli di convivere con questo problema. Se manca la musica manca il lavoro per le persone e tutto il resto che rappresenta la musica. In un primo momento per me siamo stati passivi verso quello che stava accadendo e lo abbiamo accettato, ora ci viene a mancare quello che avevamo e ci siamo resi conto a cosa stavamo rinunciando”.

Come andrà la promozione del disco?

Con Enrico abbiamo parlato di come promuovere il disco in versione live, le idee c’erano ma la situazione ha complicate tutto. C’era la volontà di fare un paio di brani insieme però non è stato possibile. Volevamo fare uno showcase ma poi non se ne è più parlato. I locali sono alla disperazione e hanno molte limitazioni. In questo momento sinceramente non abbiamo obiettivi se non promuoverlo via web”.

Massimo Bigi, detto il Bigi, è stato il tour manager di Enrico Ruggeri dal 1995 per vari anni: ha sempre amato la musica, grazie alla quale è riuscito ad affrontare tutte le sfide che la vita gli ha messo di fronte ma, solo a 60 anni, 62 per la precisione, ha deciso di pubblicare il suo primo disco, supportato proprio dall’etichetta di Enrico, amico e collega da sempre.

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