Il folk italiano (r)esiste e “Bona Fide” di Viva Lion ne è la più raffinata dimostrazione – RECENSIONE

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Il folk italiano (r)esiste e “Bona Fide” di Viva Lion ne è la più raffinata dimostrazione – RECENSIONE

Viva Lion

Riempitevi il bicchiere con un buon rosso, mettete le castagne a scaldare sul fuoco o se è un bel pomeriggio di quelli inaspettati d’ottobre ricordo di un’estate che non vuole mollare montate sulla bici e indossate gli auricolari: c’è un nuovo album da assaporare, “Bona Fide” (Primrose Music / Flipper Music) l’ultimo lavoro in studio di Viva Lion lanciato dal singolo “Boomerang”.

Quattro anni di gestazione, quelli che ci sono voluti al cantautore per scrivere e registrare gli 11 pezzi che compongono il disco ora disponibile su tutte le piattaforme streaming e nei negozi digitali. Al suo fianco, in qualità di produttori, i “tre amici” –  come li chiama Daniele Cardinale alias Viva Lion – Federico Nardelli, Federico Coderoni e Giampaolo Speziale.

Quattro anni di gestazione e cinque dall’ultimo LP del cantautore, “Mi Casa Es Tu Casa” (INRI / Metatron / Cosecomuni). Una finestra temporale che è coincisa con un progressivo affinamento stilistico di Viva Lion verso un sound più propenso ad accogliere contaminazioni dal sapore metropolitano, suoni sintetici che si mescolano alle chitarre acustiche. “Bona Fide” perde un po’ di quella polvere delle terre assolate dell’America selvaggia che si percepiva in “Mi Casa Es Tu Casa” aprendosi ad atmosfere di respiro più internazionale e intimiste. Ci troviamo davanti all’opera di un autore raffinato, cittadino del mondo che ha viaggiato tanto e ha fatto della musica il diario di bordo delle esperienze fatte chilometro per chilometro. 

Un album sincero, 11 brani scritti in “bona fide” che toccano tematiche introspettive e relazionali sulle note di un folk contemporaneo che si tinge di rock dosando bene la quota pop. L’esperimento funziona. Ti dimentichi quasi che si tratti di un cantautore romano per quanto è credibile e fortemente identitario il progetto Viva Lion, di certo tra i più interessanti dell’attuale scena folk italiana. Un’eleganza che per certi versi ci ricorda le suggestioni di Sufjan Stevens. Ci ha visto bene Flipper Music che ha acquisito i diritti dell’album riconoscendone potenzialità cinematografiche. Brani che, a partire dal singolo apripista “Boomerang” potrebbero benissimo far parte della colonna sonora di un film girato sulle colline toscane come di un finale di stagione di Grey’s Anatomy mentre Meredith ferita a una mano, diventata momentaneamente cieca e con una pistola puntata alla testa fa l’intervento del secolo.

Ora rilassatevi, prendetevi un momento tutto per voi e godetevi con noi traccia per traccia il “Bona Fide” di Viva Lion.

La tracklist di “Bona Fide” di Viva Lion

  1. I
  2. Boomerang
  3. Familial relationship
  4. You are the name that I call all the place
  5. Fair Loyal Road
  6. Cardabello
  7. Silverlin
  8. Deal feat. Chef Ragoo
  9. Agata (a song for)
  10. Am
  11. Lola (a song for)
  1. I”: “I” come “io” è l’intro di 34 secondi scelta da Viva Lion per il suo nuovo album. Un “I” che più in là, nel corso del disco, si riconcilia al suo “AM” (traccia num.10). Brano pressoché strumentale chitarra e campionatore, il testo si riduce a una sola parola: la “bona fide” che da espressione latina viene però ripetuta come una eco all’anglofona maniera da una serie di voci metalliche.
  1. BOOMERANG”: primo singolo estratto accompagnato dal videoclip girato a Berlino in una notte da Federico Coderoni con un iPhone. Chitarre acustiche ed elettriche e un djambè a tenere il ritmo e a scaldare la melodia.
  1. FAMILIAL RELATIONSHIP”: brano delicato sul contrasto tra la vita più frenetica della metropoli e la quiete della campagna. Chitarre acustiche in un crescendo orchestrale con qualche incursione dei synth.
  1. YOU ARE THE NAME THAT I CALL ALL THE PLACE”: un pezzo d’amore suonato con chitarre acustiche ed elettriche inserendo qualche suono registrato dal vivo.
  1. FAIR LOYAL ROAD”: la canzone che è una virata verso il folk classico dei tempi andati, quello d’autore di cui ci hanno fatto innamorare Dylan e Springsteen.
  1. CARDABELLO”: cigolii di giostrine, risate e versi di bambini in lontananza che giocano, una chitarra classica ad accompagnarle. Semplice, puro e autentico nella scena che inquadra.
  1. SILVERLIN”: attacco con la batteria a farla da padrona e impianto pop-rock per un brano che tratta di una relazione logorata dai conflitti.
  1. DEAL” feat. Chef Ragoo: il pezzo più “sovversivo” dell’intero album che prova (e riesce) ad unire il folk rock al rap con la collaborazione di Chef Ragoo che impallina le sue rime taglienti sulla seconda metà del brano.
  1. AGATA (A SONG FOR)”: la dolcezza di una ballad immaginata cantata da una bambina di 4 anni a suo padre mentre chitarre e clap scandiscono le parole.
  1. AM”: ricordate quella “polvere” che sa di terre selvagge che avevamo percepito nell’album precedente? Bene, “AM” è l’unico brano in cui sembra essere tornata. Storia di un professore di statistica emigrato nel Nord Europa per affermarsi.
  1. LOLA (A SONG FOR)”: torna l’infanzia in una ballata che sembra fatta per accoccolare i più piccoli. Canzone scritta per una bambina venuta al mondo in modo inaspettato.

Link utili:

https://www.facebook.com/vivalion/

http://www.instagram.com/viva_lion

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