Per allergici al mainstream consigliata l’assunzione di Sativa Rose, il progetto discografico in fioritura a Roma – INTERVISTA

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Per allergici al mainstream consigliata l’assunzione di Sativa Rose, il progetto discografico in fioritura a Roma – INTERVISTA

Sativa Rose

Tenetevi pronti, ascoltatori curiosi smanettatori seriali della musica underground, perché in quel di Roma è in piena fioritura un bel progetto discografico perfetto per chi come voi soffre d’allergia al mainstream: si chiama Sativa Rose, è del tutto legale, è in circolazione dal 2012 ma solo negli ultimi 3 anni è tornato in piena attività e, complice l’adozione da parte di Grifo Dischi, tra marzo e luglio ha sfornato 4 singoli di cui l’ultimo – “Non dire una parola” – ha visto la luce pochi giorni fa.

Occhio a cercarlo sul web che potrebbe portarvi dritti dritti su Pornhub, il che potrebbe anche non dispiacervi ma non è esattamente quello di cui vorremmo parlarvi oggi. Sativa Rose è il nome provocatorio che scelsero ai tempi Alessio Mazzeo – fondatore del progetto – e i suoi come allusione alle due forme di piacere autoindotto ancora tabù nell’Italia perbenista nata all’ombra del Vaticano: le droghe leggere e la pornografia. Sativa Rose, infatti, come anche lo pseudonimo di una pornostar messicana.

Chiudete Pornhub e aprite Spotify. Vi ritroverete ad ascoltare un cantautorato pop dal sapore indie e dal respiro nostalgico che attinge alle melodie dei ’60 e ’70 per rielaborarle in chiave personale. Ma adesso basta con le nostre considerazioni e cediamo la parola direttamente ad Alessio Mazzeo che parlandoci di Sativa Rose ci ha dato più di un motivo per continuare a tenerlo d’occhio e a portata d’orecchio.

Alessio, “consigli per l’uso di Sativa Rose” a mo’ di bugiardino. Prima “dell’assunzione”: a chi è consigliata la tua musica ma anche per chi invece potrebbe avere controindicazioni e quindi non la suggeriresti?

Allora, credo che la musica in generale abbia anche una funzione di collante e di aggregatore sociale, per cui ritengo che gli ascoltatori dovrebbero essere il più eterogenei possibile. Va da sé che poi ci sarà chi, per caratteristiche, gusti o vissuto personale, potrà immedesimarsi meglio in quello che scrivo, chi meno. Non per questo però tenderei a stilare una classifica preferenziale di pubblico. Non solo perché magari nella mia condizione non potrei neanche permettermelo, ma sai: non so quanti potessero immedesimarsi con “[…] gesuiti, euclidei, vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia dei Ming”, eppure “Centro di Gravità Permanente” resta una perla della musica italiana che ancora oggi cantiamo. La musica è fatta soprattutto di sensazioni e di immagini, filtrate poi dalla nostra sensibilità personale che è l’unica vera discriminante. Un contadino potrebbe tranquillamente capire Puccini meglio di un deputato. Sativa Rose

Parliamo di identità, continuando a giocare coi binomi: 3 elementi su tutti che senti appartenere a Sativa Rose e 3 invece che non gli si potrebbero associare.

Ci sto, ma allora giochiamo per bene: “elementi” in senso stretto. Rispettivamente: Ossigeno, Elio e Argento / Piombo, Neon e Oro.

Da poco è uscito il tuo nuovo singolo “Non dire una parolaprovando ad estraniarti e a fare il critico musicale di turno del brano: come lo definiresti?

Probabilmente cantautorato moderno dal sapore indipendente. Per il resto non so. Mi farebbe piacere che ad un critico arrivassero alcuni aspetti del brano… l’approccio ritmico delle steel drums, il cambio di tonalità prima della seconda strofa, che asseconda quello di prospettiva, oppure lo strumentale in chiusura in cui la musica lascia sottendere il finale della storia, prendendo il posto del testo.

Non dire una parola”, “Milano Nord”, “Il Gioco” e “Ti annoi” sono i primi singoli con cui ci stai presentando l’album in uscita: “Rumore Bianco”, come mai questo titolo, sarà un album dall’effetto “indica”?

Non so, queste sono domande a cui saprà rispondere meglio un ascoltatore in futuro… magari me lo dirai tu? Il disco sicuramente chiuderà un ciclo per me importante ed andrà a riflettere altre sfaccettature che in futuro fluiranno all’interno di Sativa Rose. Il titolo ha due chiavi di lettura: “Rumore Bianco” perchè è il suono che mi serve per addormentarmi la notte, “Rumore Bianco” perchè è un album “bianco”, per sound e contenuti. Ne “Il Gioco” e in “Rumore Bianco” attingo anche dalla musica black, di cui ci sono molte cose che personalmente adoro. È vero, ma nel complesso è un disco che ha delle caratteristiche abbastanza evidenti e che in effetti potrebbe essere maggiormente compreso da un determinato tipo di pubblico, se volessimo tornare alla tua prima domanda. Credo che, in realtà, riprenda anche il concetto di “Bandiera Bianca”: “com’è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore”.

Vero che alla Chichester University la tesi che hai presentato era sulla musica indipendente italiana? Come hanno reagito gli anglosassoni, sono stati incuriositi da questa fetta di panorama tricolore?

Vero. Mah, sicuramente ha colpito il documento che accompagnava la tesi: un docu-film intervista di circa 90 minuti che venne presentato completamente sottotitolato in inglese. Cosa che sapevano doveva aver richiesto un lavoro mostruoso. Per il resto, “la scena” al tempo non interessava neppure qui, quindi, a parte l’aspetto folkloristico e curioso in sé, credo che la cosa che venne maggiormente apprezzata fu lo sforzo di realizzazione. Comunque il video in formato grezzo, senza sottotitoli, si trova su YouTube: “Vox Populi – quei ragazzi della scena indipendente”.

Nella precedente vita di Sativa Rose, un tentativo di accedere a Sanremo. Ci riproverai quest’anno e cosa sarebbe diverso?

È inutile far finta di non sapere o di non capire che Sanremo è la massima vetrina a livello nazionale. Inoltre, personalmente adoro la Liguria, bella sia a levante che a ponente e con scorci unici. Ma a parte gli scherzi, l’idea non mi ha mai tenuto sveglio la notte, sinceramente. Mi ha sempre fatto un po’ paura il contesto, non deve essere facile cantare su quel palco, riuscire a rimanere sé stessi, reggere tutte le pressioni del caso. Detto questo, come successe al tempo, se qualcuno seguisse bene la cosa, sollevandomi interamente dall’aspetto organizzativo, divulgativo e burocratico sicuramente ci riproverei, certo. Sarebbe un esame e adesso avrei sicuramente maggiore maturità ma non succederà quest’anno.

Meglio un caffè con Battiato, Andy dei Bluvertigo che viene a un tuo concerto o un lockdown con Sativa Rose, l’altra Sativa Rose?

L’ideale sarebbe il caffè con Battiato, che se le cose vanno bene poi magari si trasforma in aperitivo, cena con Andy e dopocena con Sativa Rose, anche se devo dirti che non è proprio il mio tipo!

Chiudiamo il cerchio: “Non dire una parola”, e io invece ti chiedo di dirne una e secca alla ragazza del passato che ricordi nel brano, quale sarebbe questa parola?

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Nell’attesa dell’uscita del disco “Rumore Bianco” per restare sintonizzati alle ultime di Sativa Rose, seguite il progetto anche attraverso i social:

www.facebook.com/SativaRoses

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