“Canzoni con le protesi” e influenze fumettistiche per l’upgrade: i MasCara ci raccontano la loro nuova evoluzione – INTERVISTA

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“Canzoni con le protesi” e influenze fumettistiche per l’upgrade: i MasCara ci raccontano la loro nuova evoluzione – INTERVISTA

Mascara

Orecchie curiose a cui gli artisti del mainstream smerciati dalle radio non bastano, vogliamo oggi darvi in pasto una realtà che appagherà la vostra brama di novità. Nulla di appena nato, a dire il vero. Anche se per alcuni potrebbe essere la prima volta che sentono nominare i MasCara, band varesina in attivo dal 2007 ma col primo lavoro in studio che ha visto la luce solo nel 2010.

Formazione che, contro la logica dello sforna dischi compulsivo, preferisce fare le cose con calma, dando alla loro produzione il tempo che reclama. Sono passati 6 anni infatti dall’ultimo disco, quel “Lupi” del 2014. Il tempo che è servito ai MasCara per assecondare la loro natura cangiante, in perenne evoluzione e mai uguale a se stessa. Una materia instabile a cui sono serviti mesi di scrittura e sperimentazioni in studio per emanciparsi dal limbo di una dark new wave miscelata al pop e assumere la sua forma attuale. Di questi 6 anni “di incubazione” ne abbiamo parlato insieme al frontman Lucantonio Fusaro che ci ha aperto le porte del mondo in “carne e pixel” dei nuovi MasCara.

Assenti dagli studi di registrazione per un bel po’ di tempo, siete tornati lo scorso novembre col nuovo singolo “Carne & Pixel”. Cos’hanno fatto i MasCara in questi 6 anni che ci separano da “Lupi”?

In questi sei anni ci sono state così tante cose che non basterebbe l’intervista per poterle elencare tutte quindi racconto solo la parte musica, quella umana è davvero troppo delirante. Per buona parte del tempo abbiamo incubato. Io avevo la necessità di chiedere alla band tempo e un alto grado di libertà di sperimentare, prima di tutto sonoricamente. Non potevamo restare ancora incagliati in quella linea tra un pop enfatico e arioso e la dark wave più glaciale, andava fatta un’ulteriore evoluzione che facesse emergere una forma più nostra senza troppi debiti. Per quasi due anni abbiamo solo scritto, tipo sessioni di batteria infinite, suonavamo su pezzi di Kanye West o Common o The Game per ricostruire un andamento hip hop senza dover utilizzare drum machine o su pezzi techno. Le parole sono uscite quasi per ultime un anno prima di registrare. Insomma, sembrava la bottega del piccolo chimico ad un certo punto.

“Carne & Pixel”, “Gospel per Pionieri” e il più recente “Motherboard”: i primi 3 singoli dei MasCara “2.0”. È con loro che ci avete dato un assaggio del nuovo progetto discografico che, a quanto ci è parso di capire, è una sorta di anamnesi dell’uomo attuale. Qual è la vostra “diagnosi”, da cosa credete sia affetto l’uomo d’oggi?

Non saprei bene. Per quanto io sia bravo a depistare, ogni cosa che scrivo è più simile ad un vestito che esaspera alcuni atteggiamenti. Quindi è un disco in cui io e la mia coscienza facciamo abbastanza a cazzotti. Lo faccio perché ho bisogno di capire dove vanno a finire e cosa combinano tutti quei lati di me che affrontano la realtà e questo bombardamento di informazioni, notifiche e stimoli, molte di queste cose contribuiscono anche a costruire le relazioni che abbiamo con gli altri e quindi anche la sfera sentimentale. Per citare Nick Cave ”sono lati di me i personaggi che scrivo, se racconto una storia di mia moglie sono io vestito da lei che parla“. Ecco la mia diagnosi è che, in quanto uomo di questo tempo, sono in costante backup perché è così tanta la roba che perdo che molti dei processi sono fuori controllo, sono riflessi automatici degli stimoli esterni. Ed è un problema perché io non voglio dimenticarmi chi sono. Ma potrebbe arrivare un tempo in cui i dati potrebbero piegare completamente le cose che ci sono accadute. 

Sono già disponibili i videoclip dei primi due singoli, e non sono la prima ad aver pensato subito a Black Mirror vedendoli. Quanta influenza televisiva e cinematografica ha giocato la sua parte nel vostro nuovo progetto?

Le ispirazioni sono sotto gli occhi di tutti però Black Mirror è quella che abbiamo tenuto sott’occhio di meno. Sono stati più i fumetti e le serie animate a farla da padrone ed è anche il motivo per cui in “Carne & Pixel” al posto di entrare in un mondo 3d abbiamo optato per un tratto molto più onirico e quindi animato. Golem di LRNZ per esempio è stato illuminante così come Innocence – Ghost in the Shell o Akira. Siamo stati bravi a non “giapponezzizzare” tutto. L’aspetto identitario era essenziale rimanesse qui.

Caldo e freddo: come vanno a caratterizzare i vostri nuovi lavori questi due elementi opposti? E volendo continuare a giocare con gli ossimori, con quali altre accoppiate definireste l’album che presto potremo ascoltare?

Se parliamo di caldo e freddo mi viene in mente un po’ la differenza che intercorre tra i nostri precedenti lavori “Tutti Usciamo di Casa” e “Lupi”. Questa volta i due aspetti sono fusi assieme. Ovviamente il contrasto digitale/analogico è quello più lampante ma non parlerei di dicotomia. Io le sento fuse come quando vedo le foto di Arca con le protesi alle gambe ma anche quando vedo Bebe Vio così come penso agli ultimi lavori di Björk. È una sorta di sistema ibrido. Sono proprio canzoni con le protesi le nostre, quindi per certi versi anche un pizzico mostruose, che nel mio modo di vedere significa ad ogni modo bellissime proprio perché non necessitano di alleggerimento. I mostri sono sempre con forme che sfidano le leggi della fisica, sono portatori di complessità ed è la cosa stupenda della loro diversità. Però, se noti, ogni mostro che si rispetti ha qualcosa di inequivocabilmente umano altrimenti sembrerebbe un animale.

L’uscita dell’album era prevista per questa primavera con tour a seguire, l’appuntamento (almeno per quanto riguarda il disco) a quando è rimandato?

A noi la tabella di marcia non è cambiata molto, era già in cantiere di portare tutto in autunno anche perché abbiamo ancora dei video pazzi per le prossime uscite. Volevamo che il “mondo” che portiamo fosse provvisto di un contesto. Alla fine scriviamo musica che richiede un grado alto di immaginazione e ricreare queste cose visivamente da assoluta potenza al tutto ed è il nostro modo di vivere questo tempo. Con un atteggiamento artistico totale.

Tra i vostri primi album “Tutti usciamo di casa”, adesso che invece “tutti restiamo a casa” come state ingannando questo tempo tra quattro mura?

Guarda abbiamo capito come fare le dirette suonando come un vero e proprio concerto. Claudia ha trovato la chiave di accesso a questo mondo complesso dello streaming in diretta e quindi prepariamo e facciamo uscire all’occorrenza dei veri e propri live come fossimo in tour con tanto di effetti video. Alberto dei Verdena in un brano di “Wow” dice “suoni su facebook”, oh cazzo alla fine lo ha fatto anche lui e lo stiamo facendo tutti. Non importa se sia bello o brutto, se sia il futuro o la morte di qualcosa. Sta di fatto che avevamo un problema ed è stata l’ennesima sfida accolta e accettata. Io e tutti i MasCara viviamo così. C’è un problema? Ok, surclassiamolo!

Per non perdervi i live in stream e l’uscita dei prossimi “video pazzi” dei MasCara, potete tenerli d’occhio e ascoltare la loro musica attraverso le principali piattaforme streaming e i loro canali ufficiali:

www.mascarawave.it

www.facebook.com/mascarawave

www.instagram.com/mascarawave

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