Rancore e il suo “Eden” a Sanremo 2020 tra Luce, mele e scelte – INTERVISTA

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Rancore e il suo “Eden” a Sanremo 2020 tra Luce, mele e scelte – INTERVISTA

Rancore

foto di Serena Clessi

E’ tra i nuovi punti di riferimento del rap italiano di qualità (lo stesso Anastasio ha ammesso di averlo avuto come modello) e quest’anno lo possiamo ammirare anche tra i 24 big in gara a Sanremo 2020. Parlamo di Rancore, al secolo Tarek Iurcich, in gara con “Eden“. Al festival c’è già stato lo scorso anno al fianco di Daniele Silvestri portandosi a casa un bel triplete: la loro “Argentovivo” (di cui Rancore è co-autore) riuscì a guadagnarsi infatti il Premio della Critica Mia Martini, il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla e il Premio Sergio Bardotti come miglior testo. Ora è tornato a Sanremo ma stavolta da solo e con una canzone prodotta da Dardust che già ha attirato apprezzamenti tra critica e pubblico.

A raccontarci di “Eden“, della sua esperienza sanremese e della cover di “Luce” insieme a Dardust e La Rappresentante di Lista è lo stesso Rancore. “L’incontro con Dardust nasce in studio di registrazione, in paio di sessioni avevamo già un embrione di “Eden” sia come musica che come testo. Siamo partiti dal giro di piano poi naturalmente Dario ci ha messo del suo, un sound che mischia classicismo ed elettronica. Io ci ho scritto sopra partendo da un’idea che stava nascendo, una volta scelto il tema ho cominciato il mio viaggio nel tempo ricercando tutte le mele che trovavo, decidendo di descrivere come ognuno di questi momenti abbiano determinato un cambiamento nella storia dell’uomo, cambiamento dovuto alla scelta. Il tema poi è anche l’unione e la divisione, e se la scelta che faremo la faremo da uniti o da divisi. Anche il “ta-ta-ta” rappresenta uno spacco, una divisione. Come la mela per l’appunto“.

Tarek ci spiega anche il suo rapporto con la luce, evidenziato anche dalla scelta della cover: “Ieri ho cantato “Luce” dal punto di vista della Luna. La luna vive di luce riflessa, è quasi alternativa alla luce, come la mia musica che ha vissuto di notte e di luce riflessa. Sarà che mi chiamo Rancore e questo rancore ce l’ho principalmente verso di me, ho scelto sempre di vivere nell’ombra e il cappuccio che indosso un po’ lo rappresenta. Il mio rapporto con la luce è profondo, in senso buono ma anche in senso meno buono. La cerco, ma ho difficoltà in questo mondo in cui la luce e l’immagine è tutto.. la musica è la mia luce in fondo al tunnel“.

Con un occhio alla generazione di oggi e il cuore sempre a Roma (“Una città in cui anche una semplice passeggiata può regalarti tanto, in periferia come al centro”) Rancore approccia questo Sanremo “senza l’ansia della gara”: “lo dico anche nella canzone, nessuna competizione verso gli altri rapper e verso gli altri concorrenti. L’importante è che questo festival rappresenti un punto di rottura, siamo in tre in gara riconducibili al genere rap, speriamo di essere sempre di più nei prossimi anni“.

 

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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