Tutti i merdoni pestati da Amadeus a Sanremo 2020

Amici
Amici di Maria De Filippi, continuano le sfide mentre Javier rischia. Ospite Annalisa
18 gennaio 2020
Levante
#AspettandoSanremo2020 – Levante porta il “caos” nel tempio della canzone italiana con “Tikibombom”
19 gennaio 2020

Tutti i merdoni pestati da Amadeus a Sanremo 2020

Amadeus

Il Festival di Sanremo così come la rivoluzione non è un pranzo di gala, si sa. C’è chi al festivàl si è giocato una carriera, chi ha creato talmente clamore da essere epurato dalla Rai, chi è uscito dai radar del grande pubblico, chi ha tentato di suicidarsi e chi purtroppo c’è riuscito.  Una storia sporca, fatta di invidie, di sabotaggi, apparati di partito e oscuri burocrati. Se fosse un romanzo, e qui vi chiedo di leggere mentalmente con la voce di Carlo Lucarelli (paura eh?), sarebbe un pulp, uno di quelli di Thomas Prostata: sangue e merda, come da storico citazione di Rino Formica circa la politica italiana.

Il sangue, che storicamente scorre a frotte sulla riviera ligure in quella settimana di tardo inverno, ben visto da addetti ai lavori e da pubblico generalista perché la mischietta, la polemica, i litigi siano essi sguaiati o meno fanno visualizzazioni, diventano titoloni, diventano audience. E poi quanto è più gustoso un Sanremo coi cecchini tutti pronti a sparare, ben in guardia nelle loro trincee e da mesi nell’attesa della prima mossa non necessariamente sbagliata, ma almeno infelice da parte dell’avanguardia nemica?  Perché alla fine è uno scandalo, è una vergogna, bisognerebbe boicottarlo quest’anno il festival signoramia, con tutta la gente che muore di fame, coi nostri confratelli patriottici italiani epurati e con le donne discriminate e ridotte a oggetto. Non se ne esce, guardatelo da destra o guardatelo da sinistra ma Sanremo vuole e pretende il suo sacrificio umano. E lo avrà.

Sangue quindi, ma non solo, anche la merda. Quella che necessariamente i soldati pestano quando braccati dalle linee nemiche oramai arrembanti cercano sopravvivenza scappando nei campi: enormi, gigantesche pozze di merda fresca di vacca dalle quali si viene quasi risucchiati, con un odore che, potete ben immaginare, non va via nemmeno dopo 10 lavatrici.

Dei merdoni insomma, tipo quelli pestati da Amadeus negli ultimi giorni. Circondato da polemisti di professione e assaltato sui social e sulla pubblica piazza già 30 minuti dopo esser stato “nominato” conduttore di SanremoVentiVenti, ha resistito al fuoco degli attacchi su un primo conflitto d’interessi (circa il suo manager Lucio Presta, del quale si diceva avrebbe piazzato tutti i suoi assistiti. A conti fatti ci sono Benigni e la Clerici, e dire che sono lì in quanto rappresentati da Presta sembra un po’ forzato..), su un secondo conflitto di interessi (sull’ufficio stampa, con le polemiche sul ruolo di MN Italia e la “nazionalizzazione” finale), sul cambio di regolamento di Sanremo Giovani (ben tornate nuove proposte, altroché), sul numero di donne a Sanremo Giovani e sui compensi. È sopravvissuto anche al tornado Rula, rimanendo defilato e lasciando l’onere della figura di balsa alla Rai. Poi però, nell’ansia di scappare dal fronte di guerra, i merdoni. Inesorabili, viscidi e puzzolenti, uno dietro l’altro.

Prima il giochino delle tre carte con la lista dei big (che se la conoscevo pure io vuol dire che la conoscevano proprio cani e purc), regalata a Repubblica per la gioia di giornalisti, editori e inserzionisti vari che si sono giocati una settimana di scoop e anticipazioni esclusive. Poi la pezza che era peggio del buco, con la spy story della talpa e il giochino da KGB per scoprirla, roba che si può accettare nei forum sulle scie chimiche non in una conferenza stampa della Rai. E poi in mezzo il capolavoro, il “passo indietro“.

Intendiamoci, chiunque fosse presente o abbia ascoltato in diretta la conferenza stampa ha pienamente inteso il senso del discorso di Amadeus (“sta ragazza poteva comprarsi le case a furia di ospitate da Barbara D’Urso e invece la conosciamo in quattro“) però le parole sono importanti, e “la capacità di stare un passo indietro” nel 2020 non si può proprio sentire, pure se sei stato frainteso, pure se volevi dire qualcos’altro, pure e soprattutto perché ti stanno aspettando a fucili spianati analizzando ogni mezza parola che dici. It’s Sanremo Baby, e ti accolli pure 4 mesi di PNL per evitare di balbettare “sono molto belle, è molto bella” in loop diventando il nuovo Giorgia Meloni su TikTok. Eddai Amede’!

Che poi la vera polemica, anzi la vera riflessione sui nomi del Festival sarebbe un’altra: tra gli ospiti di punta figura Roberto Benigni, che Sanremo lo presentò addirittura nel 1980, Fiorello che a Sanremo partecipò come concorrente nel 1995, Tiziano Ferro che dal Festival fu escluso nel 1997. E poi ancora Zucchero 20esimo nel 1983, Albano e Romina vincitori nel 1985, Johnny Dorelli che vabbè, è la storia.

Insomma, televisivamente a Sanremo siamo fermi allo scorso secolo. Trentenni e quarantenni che hanno capacità, forza mediatica e carisma per sostenere la linea comica o la conduzione di un Festival quanti ce ne sono oggi in TV? Io qualcuno, non troppi, ne conto, ma sarebbe impensabile oggi come oggi affidargli un carrozzone come quello sanremese (e poi Virginia Raffaele non ci può stare ogni anno) mentre una volta si riusciva a rischiare anche di più. E controsenso dei controsensi, Sanremo invecchia televisivamente proprio mentre ringiovanisce a livello musicale, come dimostrano le “line up” delle ultime edizioni. Se non fosse per le canzoni e per qualche ospite internazionale (e hai detto poco mi direte) potremmo quasi confonderci con un edizione di Pippo Baudo, tra un Fiorello che gli tocca le palle e un Benigni che lo bacia. E meraviglie delle meraviglie, c’è ancora pure Berlusconi!

Un Sanremo “vecchio” fatto da “vecchi” che incredibilmente passano per giovani, seguito e fruito discograficamente dai giovani. A pieno titolo lo specchio di un paese confuso. Un paese dove ci si diverte sempre anche se con un certo gusto retrò, ma che un giorno vedrà montare davvero le polemiche sulle “discriminazioni generazionali”, e li ci sarà più sangue che merda in giro. Auguri a tutti!

 

Comments on Facebook
Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

Comments are closed.