Ilaria Pilar Patassini e la “Luna in Ariete”, tra numerologia e dualità – INTERVISTA

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Ilaria Pilar Patassini e la “Luna in Ariete”, tra numerologia e dualità – INTERVISTA

ilaria pilar patassini

foto di Paolo Soriani

3 session di registrazione a distanza di un mese l’una dall’altra; 3 momenti centrali della gravidanza (quinto, sesto e settimo mese); 3 canzoni per ogni session (registrate in ordine di tracklist); 9 le tracce, come i mesi di attesa; 3 rose rosse in più per ogni brano fino ad arrivare però non a 27, ma a 28, come il ciclo lunare e quello mestruale; 3 anni di lavoro e infine sempre 3, come le braccia dell’elica.” Così la stessa Ilaria Pilar Patassini ci introduce il suo “Luna in Ariete“, quarto album in studio uscito venerdì 27 settembre e registrato in presa diretta in tre session live durante la gravidanza della cantante.

La numerologia mi ha sempre affascinato, specie se in relazione alla musica. Questo 3 ricorre anche nella data d’uscita, 27-9. Immagino non sia stata una scelta casuale

In realtà è stato proprio un caso. Mi avevano proposto una data e l’ho acchiappata al volo. Questa cosa della numerologia me la porto dietro dal liceo, rigorosamente classico, lo studio di Dante, i numeri che ricorrono, una meraviglia. Il tre è il numero perfetto, ricorre in tutte le religioni, è l’unione del pari e del dispari, è simbolo di potenza ma anche di conoscenza e questo mi piaceva tantissimo perché il potere vero, reale non può mai essere disgiunto dalla conoscenza, potere nel senso di poter fare le cose.

Inoltre durante le registrazioni io ho scoperto di essere incinta, quindi in realtà eravamo due, è l’ho scoperto dopo tre anni che conoscevo mio marito: alla nascita del nostro bambino lui aveva 51 anni (5-1=6) io 42 (4+2=6) e la sua prima figlia 21 (2+1=3). Pazzesco, aiuto che paura! Ho quindi costruito questo concept legato al numero tre, e all’inizio del libretto c’è proprio una citazione di Dante significativa “Ne la profonda e chiara sussistenza de l’alto lume parvermi tre giri di tre colori e d’una contenenza”. Ma dico anche le parolacce, non sono così seriosa! 

Però poi ascoltando e anche guardando il disco viene in mente più il due che il tre: la copertina bicolore, il singolo “A metà”, la struttura stessa dell’album con l’alternanza dei brani . E’ più due o più tre “Luna in Ariete”?

C’è anche il due, la dualità è una delle tematiche in realtà del disco, tematica che arriva da lontano, dalle mie inquietudini e divisioni tra le mie anime, tra amore per musica classica e cantautorato, e la vera sfida è creare unicità dalla dualità, almeno a livello musicale. Inoltre sono nata con due occhi di colore diverso e anche questo rispecchia le mie due anime, popolare e classica

Quella che dice le parolacce e quella che cita Dante Alighieri

Esatto, fin da quando sono piccola. La mattina andavo da mia nonna paterna alla Garbatella, la tipica nonna romana che tuttora regala delle espressioni “molto colorite”, che mi portava al mercato, mi comprava la pizza.. e poi il pomeriggio andavo dalla nonna materna che parlava sei lingue e elegantissima giocava con me a prendere il tè. Da lì parte questo treno dove io sono sia nel vagone di prima classe sia nella locomotiva a spalare il carbone

Il titolo “Luna in Ariete”: oltre la numerologia anche l’astrologia

Non sono una che legge oroscopi, mi diverto un po’ come tutti a guardare i significati e scoprire le attinenze. Poi è successo che una ragazza siciliana mi fece notare che con tutti i ricci che ho un Leone da qualche parte ce lo dovevo avere, invece poi scoprì che era la Luna e che era in Ariete, e significava che avevo un astro freddo in corrispondenza di un segno di fuoco, cosa che secondo l’astrologia crea contrapposizioni, casini e rotture di scatole. Ho scritto qualche verso sulla questione e il brano è quasi venuto da sé, poi ho scelto di titolarci tutto l’album per il rimando che ha anche verso la dualità, il caldo e il freddo, era un po’ il simbolo delle lotte interne che ho vissuto in questi anni cercando una sintesi, cosa che forse non ho trovato nella vita (visto che per esempio vivo in due città diverse, un capolavoro) ma per la quale non mi arrabbio più. Ma come scrivo anche in “A metà” probabilmente la mia interezza passa dall’accettazione della mia dualità.

9 tracce, scelta numerologica o scelta artistica

Entrambe, oramai è molto difficile creare album troppo lunghi , da 13, 14 tracce, senza che ci siano cali e si rischi con alcuni brani un effetto tappezzeria. Si poteva fare negli ’80, quando i dischi si vendevano come bruscolini, ma già negli anni ’70 un capolavoro come “La casa del serpente” di Ivano Fossati ha solo 8 tracce, era normale fare un disco con 7-8 canzoni. Per me “Luna in Ariete” è un disco completo, bisogna distillare le belle cose e registrare solo quello di cui si ha l’esigenza di parlare.

Il disco è stato registrato interamente in presa diretta, praticamente un live “in purezza”

Da quando incido dischi mi dicono tutti “eh certo però che live sei tutta un’altra cosa” e allora ho voluto riportare sul disco tutta l’atmosfera e l’emozione del live. Inoltre, per motivi anagrafici, sono una ragazza “analogica”, faccio parte di quella generazione che ha subito e pagato il passaggio tra l’analogico e il digitale, mica ci avevano avvertito a noi! E pur rimanendo aggiornata mi rimangono queste idiosincrasie per una musica bidimensionale, quando in realtà le dimensioni sono tre o addirittura quattro: ci tenevo fare ascoltare il colore della carne della musica che è fatta di respiri, di strumenti che cigolano, e anche i musicisti così sono valorizzati e danno il massimo, siamo tutti insieme in una stanza, gambe in spalla e ciao. Come una volta, quando c’era il nastro da incidere, oggi la preproduzione rende tutto più freddo, lontano, non vivo. Questo disco invece è vivo. Anche nei video, le riprese delle registrazioni sono molto presenti, ci tenevo che si potesse vivere l’artigianalità del lavoro

E ora ti aspettano i live veri e propri

Sì, sarò a Acquapendente (VT) il 13 dicembre, poi Roma (14 dicembre), Cagliari (19 dicembre) e Sassari (20 dicembre). Non molliamo un metro!

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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