Benelli: “Nei live mettiamo tutto quello che abbiamo, se arriva il nostro messaggio siamo realizzati” – INTERVISTA

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Benelli: “Nei live mettiamo tutto quello che abbiamo, se arriva il nostro messaggio siamo realizzati” – INTERVISTA

Benelli

I Benelli sono Claudio e Leonardo, colleghi da anni e amici da decenni, che si ritrovano a comporre pezzi nell’estate 2018. Grossetani di nascita, decidono di trasferirsi a Bologna. Di base sono studenti, ma l’università è sempre stata un piano B. Conoscono Max di Manita Dischi, che gli propone una collaborazione con Hippo (Keaton), Cimini (CIMINI) e Carota (Lo Stato Sociale) dalla quale nasce un disco, registrato al Donkey Studio di Medicina (BO). L’album si chiama “Siamo Tutti” e si propone come un racconto di difficoltà e situazioni tipo che con protagonisti i più classici ventenni/trentenni, in bilico tra studio, lavoro, ideali, soldi, amici, amori. Benelli diventa un’immagine simbolo di chi a un certo punto ha tanta voglia di cambiare, ma senza sapere bene cosa di preciso. E quindi di solito non fa nulla. Il disco è in uscita nel 2019 e il relativo tour si pone come obiettivo diffondere questo senso di inadeguatezza il più possibile, inteso anche come spunto per reagire.

Come vi siete incontrati?

A Grosseto la gente che suona si conosce un po’ tutta, quindi era inevitabile che prima o poi avremmo suonato insieme. Siamo stati parte di diversi progetti con altre persone, poi ci siamo resi conto che eravamo i più carichi e ne abbiamo iniziato uno tutto nostro.

Siete andati a Bologna “perchè lì ti ascoltano”. Prima invece?

Quella frase è un luogo comune che si dice nell’ambiente musicale, soprattutto quando vieni dalla Provincia. C’è questo mito di Bologna come il paradiso del musicista, dove le persone non aspettano altro che andare ad ascoltare concerti di sconosciuti. In realtà è tutto abbastanza vero, ma “paradiso del musicista” forse è eccessivo.

A questo proposito, cosa vi piace del rapporto con il pubblico, specie durante un concerto?

Soprattutto la nostra gratitudine nei loro confronti per essere venuti. Per noi è una cosa davvero grossa se esci di casa, magari da solo, magari pagando un biglietto e vieni nel locale dove suoniamo. Ancora non ci siamo abituati, ma il minimo che possiamo fare per sdebitarci è mettere tutto quello che abbiamo nel live.

Il disco nasce da una spinta a reagire. Per voi stessi o è un messaggio per gli altri?

Per riuscire a toccare gli altri è fondamentale partire da sé stessi, perché più o meno abbiamo tutti bisogno di reagire in risposta a qualcosa, ma la reazione diventa credibile e contagiosa solo se riesci a tradurre le tue sensazioni in maniera comprensibile nelle canzoni. Se diventa un messaggio per gli altri ci sentiamo realizzati al 100%.

Argomento delicato. Come è nata “Vengo subito”?

Non è delicato, anzi! “Vengo Subito” racconta una storia accaduta a uno di noi 2, è andato davvero tutto come nella canzone. La cosa bella è che inizialmente non abbiamo pensato che fosse un problema parlarne, ci abbiamo scritto un pezzo in maniera davvero naturale. Poi notavamo che gli altri non ne parlavano con la stessa naturalezza e allora, collegando i pezzi, abbiamo deciso di puntarci decisamente, per invogliare le persone a raccontare dei loro episodi e magare cercare di sfatare questo tabù.

Progetti a breve e medio termine? Come vi state preparando al tour?

Suonare tanto e ovunque possibile. In realtà ci prepariamo da un po’ e proprio per questo non vediamo l’ora di uscire, perché siamo più tipi da live che da studio.

Domanda d’obbligo, risposta opzionale: non siete preoccupati che essere così “esperti” di “quel problema là” possa scoraggiare le fans? O è una tattica?

Siamo tutti esperti di quel problema là, solo che non lo diciamo. E le ragazze lo sanno, ma sinceramente ce ne freghiamo abbastanza!

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