“Parlo di cose di cui ho paura di avere paura”: il rapper ROKAS ci racconta del suo ultimo ep e dei suoi “Fantasmi”

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“Parlo di cose di cui ho paura di avere paura”: il rapper ROKAS ci racconta del suo ultimo ep e dei suoi “Fantasmi”

Rokas

La scena rap italiana gode di buona salute. E se qualcuno di voi dovesse nutrire dubbi sull’esito del referto, lo invitiamo ad aprire Spotify o la sua Apple Music per ascoltare “Fantasmi” l’ultimo ep di Rokas, al secolo Alberto Sanlazzaro, valido ambasciatore del cosiddetto fresh rap o pop-rap se preferite.

Tre brani dalle basi musicali ballabili e ritmate e dai testi orecchiabili. Ecco cosa propone “Fantasmi”, di cui abbiamo parlato direttamente con Rokas che ci ha anche anticipato che nuovi progetti bollono in pentola e di tenerci pronti in vista della fine di ottobre perché è allora che “succederà qualcosa”.

Alberto “Fantasmi” è il tuo nuovo ep, uscito questa estate. Come mai questo titolo?

I fantasmi mi fanno paura perché ho paura che possano esistere. Però non lo so se esistono veramente o no. In “Fantasmi” parlo di cose di cui ho paura di avere paura: senso di colpa come in “Bambola”, sentirmi inadeguato come in “Cattivo”, amare in contraddizione come in “No vabbè”. Poi c’è tutto l’immaginario sonoro, con l’utilizzo di synth dai suoni chiari, molte eco, suoni molto spaziosi come se venissero da un altro posto, sai tipo da un’altra dimensione: tipo quella dei fantasmi. Parlo delle cose che mi sono successe. Credo che questa descrizione calzi bene: “A volte ci sono certe cose che ritornano a farmi paura, senza un vero senso logico, un po’ verrebbe da mettersi sotto un lenzuolo e nascondersi. Poi ti ricordi che è solo un lenzuolo, e in mezzo a un sacco di persone senza, forse sei quello più visibile. Ogni gioia violenta merita una fine violenta”. Rokas

Nell’ep 3 brani con un elemento in comune: canti di relazioni sentimentali ma soprattutto di donne, figure che fanno spesso capolino nella tua musica. Nel pezzo “No vabbè (Alice)” hai anche scritto “capisco perché i tornado hanno i nomi di donna”. Le donne sono più muse ispiratrici o tornado per la tua musica e vita?

Non parlo solo di donne. È il mio modo attuale di scrivere, uno stile di questo periodo. Ad esempio Ernia ha un bellissimo storytelling, Lazza è forte nelle punchline Sfera Ebbasta è intellegibile e ha delle melodie forti, io riesco a scrivere se tramuto la situazione in un possibile dialogo o più che “riesco” mi viene da, ma solo perché vivo tante di queste situazioni. Poi alla fine parlo sempre con le donne nella vita quindi tutto torna.

La frase dei tornado è un tributo a Gue Pequeno che in un brano dice “tutti gli uragani hanno nomi di donna” ma storicamente ha un riscontro. Nel dopoguerra la WMO propose di usare l’alfabeto militare per l’assegnazione dei nomi, poi scelsero di dare dei nomi femminili fino al 1979, anno in cui le femministe chiesero e ottennero che gli uragani avessero a rotazione anche nomi maschili. È anche una citazione a Frank Ocean quando in “Thinking about you” dice “a tornado flew around my room before you came”. Credo sia risaputo come una relazione possa fare un bel casino e farti volare il tetto della casa e qualche mucca come nei film.

Una donna di cui ancora non hai cantato nei tuoi brani ma a cui vorresti dedicarne uno? Qual è la prima a venirti in mente?

Merda. C’è una ragazza che mi piace da morire e non so cos’è successo. Sai proprio quando ti fai i viaggioni e pensi a tutte le cose cute poi lei super bella un po’ posh. Però per adesso mi brucia ancora troppo. Magari nel prossimo disco le scrivo una canzone così torna e la mando a fanculo.

La produzione dei brani l’hai affidata a Luke Giordano e Granato. Che tipo di lavoro hai fatto con loro?

Brainless/senza cervello/istintivo = Granato. Più tutto il loro knowledge musicale, che per la loro età è impressionante, e la mia totale ignoranza in tecnica compositiva. Vorrei invitarvi in studio con noi: oltre ad assistere ad uno spettacolo grottesco e pirotecnico vi divertireste sicuramente a vedere io che provo a fare suoni con la bocca e a dire “facciamo così” e loro che mi insultano perché dopo il be molle ci va qualcosa che sicuramente non ci ho messo né cantato. Con Luke è nata in un pomeriggio, mentre faceva il beat di “No vabbè” io avevo già finito il testo e nel mentre gli dicevo mettici una voce che fa “DANNNNCE”. Insomma come al solito.

Alberto, da ascoltatore: quali album hai ascoltato e riascoltato sino a consumarli?

Eh, ragazzi! Io ascolto tantissima musica: “Nothing was the same” di Drake, “Leap of faith” di Juls, “Sgt Pepper’s lonely hearts club” dei Beatles, “Exile on main streets” dei Rolling Stones, “Thriller” di Micheal Jackson, “Innervisions” di Stevie Wonder, “Beauty behind the madness” di The Weeknd. Vabbè non la finisco più, non so decidermi.

Facciamo un gioco: ti ritrovi bloccato in ascensore con Carl Brave, Marracash e Mara Maionchi. Cosa diresti a ognuno di loro per rompere il ghiaccio?

Parlerei solo con Mara, perché gli altri li conosco poco e gli direi che “suona la sveglia e fra’ mi sveglia dal sogno di una bella donna che mi mantenga”.

Hai fissato nuove date live?

A novembre e gennaio. A fine ottobre succede qualcosa. Forse anche a gennaio!

Link utili: www.facebook.com/rokasofficial

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