MAURÀS e il nuovo album “Dico sempre la verità”: “Finalmente mi sento me stesso” – INTERVISTA

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MAURÀS e il nuovo album “Dico sempre la verità”: “Finalmente mi sento me stesso” – INTERVISTA

Mauràs

E’ già disponibile negli store fisici e digitali “Dico sempre la Verità“, l’album da solista del rapper, dj e beatmaker torinese Mauràs, al secolo Mauro Sità. Il disco è stato anticipato dal video e singolo “Capitalunedì”,che vede la presenza di due colossi del rap italiano come INOKI NESS e WILLIE PEYOTE, oltre al lavoro di produzione di BONNOT, seguito dal secondo estratto, la title track “Dico sempre la verità”.

Dopo la decennale esperienza coi  Poor Man Style e l’altrettanto duraturo lavoro come producer e beatmaker, Mauro si lancia ora in questa sfida con un album eclettico, che racchiude tutti gli stili e le esperienze maturate in questi anni dall’artista.

E’ il mio primo album firmato “Mauràs” e fatto con Bonnot, l’ho voluto come nuovo punto di partenza. 

Come mai questo punto di partenza a 38 anni, dopo 8 album precedenti

E’ stata una scelta dettata dalle esperienze che ho fatto, mi sono approcciato sempre alla musica come uno che vuole scoprire e fare cose nuove. Ho iniziato da dj, poi ho fatto diverse cose, anche con band, e sono arrivato a completare questo percorso facendo finalmente un disco di musica diciamo “normale”, siamo partiti dalle parole per creare i brani, qualche accordo e poi abbiamo sviluppato l’arrangiamento. Non abbiamo tenuto conto del modus operandi che si utilizza nel rap, in cui di solito si scrive sullo strumentale finito. Noi invece abbiamo proprio creato le cose poco per volta cercando con Bonnot di cucirmi addosso il suono che volevo davvero. 

Mi sento adesso davvero negli abiti più comodi, mi sento di aver completato la prima parte di un percorso artistico, e da qui in avanti posso esprimermi in questo modo qui. Per questo è un punto di partenza

Hai scoperto la forma canzone in poche parole

In realtà l’ho già fatta con la band, eravamo in dieci sul palco, fiati, cori, io facevo l’MC con un altro ragazzo. Poi ho fatto da dj per Willie Peyote, per Gli Atipici, varie realtà. Diciamo che in tutte queste cose ho guardato, ho sperimentato, diciamo che ho provato a capire quale fosse la cosa che più mi vestisse meglio. A me la musica piace in tutte le sue forme, ieri ero al concerto di Lauryn Hill, qualche giorno fa a quello di Liam Gallagher, tutti e due strepitosi. Con Liam son rimasto shockato, molto più che a un concerto rap: vedi proprio la rockstar, il mostro sacro. Ecco voglio imparare da loro e non rincorrere le mode, poi la black music è la mia origine, le mie radici, e cerco sempre di filtrare tutte le vibes che mi arrivano cercando di tirarle fuori nella forma artistica migliore e quella che ho trovato adesso è quella giusta.

Tutto quello che mi dici si sente nell’album

Sì, assolutamente. Ed è stato tutto naturale, non c’è stato nulla di forzato ma ho provato a fare entrare dentro tutto il mio mondo.

A livello di tematiche c’è tanta realtà esterna e poca interiorità. Questo sarà sempre il tuo modo di scrivere?

Bene o male ho sempre scritto così, perché penso sempre che alla gente non interessi granché dell’autore, a meno che non sia famoso. Se parlassi di me non penso interesserebbe granché, poi penso di essere una persona noiosa in generale, ma che può dire cose interessanti a livello musicale. Poi ci sono sempre delle parentesi che inserisco, come “Airbnb”, l’unica che ho scritto di getto dall’inizio alla fine, una canzone che prende spunto dalla mia storia finita proprio in quei giorni. Però anche lì non ho fatto il “piagnone”, l’ho buttata nella maniera che possa arrivare a tutti. Cerco sempre di scrivere cose in cui tutti possono riconoscersi, insisto molto sulla positività, penso che la gente voglia avere degli input positivi, anche se poi nel mercato discografico sta funzionando altro. Già sono anni difficili, cerchiamo di far divertire l’ascoltatore, con l’ironia, con il funk. Questa è una cosa che mi sento veramente addosso, e nel disco mi sono veramente riconosciuto.

Quindi non ti interessa entrare in viral di spotify o le visualizzazioni su youtube?

Quando cominceremo con i live in giro i numeri aumenteranno, ma sarà graduale. Figa donne e soldi funzionano e fanno tanti streaming, ma creano nell’ascoltatore quel senso di invidia, portandolo alla lunga a perdersi. I ragazzi son depressi, non leggono più e seguono questo tipo di modello. Non è negativo in sé, ed è sempre successo, ma io nel mio piccolo cerco di attirarli in un altro mondo. Magari non mi ascolteranno uguale, ma se si troveranno ad un mio live si divertiranno sicuramente. La gente vuole divertirsi ai concerti, non vuole stare depressa.

Abbiamo già qualche idea dei live? Come saranno, ci sono date?

I live partiranno a settembre, ci proporremo sul palco in tre, io, Bonnot ed il chitarrista Ermanno Fabbri. Cercheremo di inserire anche basso e batteria, ma all’inizio andiamo in tre.

Nei canoni discografici tradizionali il tuo disco ha un numero di tracce intermedio (9): un EP venuto lungo o un LP venuto corto?

Non è un EP troppo lungo: abbiamo fatto mente locale sulla situazione attuale in cui i dischi lunghi si perdono, fai album di 15 brani che in realtà sono solo 10. Allora abbiamo deciso di togliere 4 brani e lasciare i 9 più incisivi. C’è tutto in quei 9 brani, come biglietto da visita può bastare. Mio fratello fa lo chef e mi ha insegnato che bisogna sempre lasciare un po’ di acquolina..

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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