Perché non imparate tutti a fare musica come i NEGRITA? Il reportage dal Rock in Roma – LIVE

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Perché non imparate tutti a fare musica come i NEGRITA? Il reportage dal Rock in Roma – LIVE

Negrita Rock in Roma

25 anni fa l’Italia era diversa, il mondo era diverso, noi eravamo diversi. Le scorie di Tangentopoli ci regalavano l’inizio del (supposto) miracolo italiano, quella stagione di superficialità, nani, ballerine e cotillon che ha caratterizzato il nostro paese fino al tonfo del 2011. Il mondiale negli USA era alle porte, e il divin codino era il sogno proibito di ragazzi e ragazze, divisi tra chi avrebbe voluto essere come lui e chi se lo sarebbe spolpato in qualche motel di periferia.

Un anno strano quel 1994, a cavallo tra prima e seconda repubblica, tra cortine di ferro che si sgretolano e nuove guerre in paesi esotici (che non sappiamo pronunciare, citando un’altra band che all’epoca ancora non esisteva) tra new wave che passava di moda e boyband che entravano in rampa di lancio nel mondo discografico mondiale. Un anno che vide l’uscita di un disco di una misconosciuta band di toscani (“maledetti toscani, hanno devastato questo paese” direbbe ora Stanis La Rochelle, ma è un’altra storia). Disco che si apriva con un inno che negli anni non ha mai perso la forza delle origini: “datemi datemi datemi un’altra identità!“.

Quella misconosciuta band erano i Negrita, e nei successivi 25 anni quei tre sbandati che prendono il nome di Pau, Drigo e Mac di strada ne hanno fatta, tra alti e bassi, tra rock e cantautorato, tra il Texas e il Sud America. 10 album in studio, 2 live, 3 raccolte e una quantità infinita di brani rimasti nell’immaginario collettivo italiano.

Ecco, quella misconosciuta band che misconosciuta non lo è più dopo 25 anni ancora fa della musica coi controcoglioni. Anzi, più semplicemente, fa musica. Suonata, sudata, incazzata. Musica per Dio, da ascoltare, da gridare, da interiorizzare e ricondurre ai propri periodi della vita, tra storie finite e lacrime versate, tra viaggi da beoni e sogni di gloria, “tra una botta che prendo e una botta che do“.

Il concerto di ieri al Rock in Roma è stato un trionfo della musica vera, intimista nella prima parte acustica, fottutamente rock nella seconda tranche elettrica, un update decisamente gradito dagli spettatori che hanno assiepato gli spalti (scomodissimi) dello splendido Teatro Romano di Ostia Antica. Un posto magico, un patrimonio dell’umanità, dove quasi 2000 anni fa si declamavano tragedie greche, una roba che emozionerebbe anche se a cantare fossero stati gli Hanson, figuratevi se risuonano le note di “Magnolia“. Negrita Rock in Roma

Tutte o quasi le canzoni della storia del gruppo in scaletta (niente “Transalcolico” perché, come spiega Pau “l’abbiamo provata ma veniva una merda“). “Il gioco“, “In ogni atomo“, “Brucerò per te“, “Il libro in una mano, la bomba nell’altra“, tutti cantano tutto, anzi tutti cantiamo tutto, perché è impossibile rimanere sobri quando la sobrietà non serve. “Radio conga” e “Rotolando verso sud” chiudono la parte acustica, mentre già tre quarti del pubblico scende dalle gradinate per abbracciarsi in platea. E da lì in poi, citando Pau, è il PANDEMONIO.

Mama maè“, “Bambole“, “Sex“, “Soy taranta“, non ce n’è una che non emozioni. Su “A modo mio” i fan avvertono: occhio che si poga, e trattenersi è impossibile. Purtroppo è il segno che il concerto è finito, non prima di gridare tutti insieme la nostra “Gioia infinita“.

Tutti a casa, mentre le ombre degli spettatori regalano spettacoli meravigliose sulle rovine di Ostia Antica. Se fossero tutti così i concerti, se ci scordassimo le basi registrate e i programmatori factotum, forse non dovremmo sorbirci tutta la merda musicale che passano in radio negli ultimi anni. Quindi, come da titolo, perché non fate musica come fanno i Negrità? Perché non fumate, non bevete e non vi incazzate più? Avete ancora tempo per redimervi, non vi fate pregare.

Negrita @ Rock in Roma 2019 | Scaletta

Il gioco
I ragazzi stanno bene
La tua canzone
Che rumore fa la felicità
In ogni atomo
Brucerò per te
Greta
Il libro in una mano, la bomba nell’altra
Malavida en Bs. As.
Cambio
Il giorno delle verità
Magnolia
Ho imparato a sognare
Non torneranno più
Radio conga
Rotolando verso sud
Mama maè
Bambole
Sex
Notte mediterranea
Non ci guarderemo indietro mai
Andalusia
Soy taranta
Un giorno di ordinaria magia
A modo mio
Gioia infinita

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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