COEZ, in tour è sempre bello, a Roma ancora di più – REPORTAGE

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COEZ, in tour è sempre bello, a Roma ancora di più – REPORTAGE

Ha una capacità innata, di quelle per le quali non puoi studiare, quelle che ci nasci e basta. La capacità di esaltare ed esaltarsi, di emozionare, di far scendere una lacrimuccia prima di urlare a squarciagola una delle frasi entrate ormai nell’immaginario collettivo di una generazione e mezza, roba da scrivere sui banchi universitari o su qualche vecchio muro degradato di Roma. “E’ un mondo fatto per due, come le selle delle moto..” Niente di rivoluzionario per carità, eppure..

Eppure anche stavolta Silvano Albanese in arte Coez m’ha fregato, come già l’aveva fatto l’inverno scorso sempre al Palalottomatica e un anno fa al Rock in Roma davanti a 33 mila persone. M’ha fregato e mi continuerà a fregare perché sul palco fa quello che un artista sul palco dovrebbe fare: emozionare, ed emozionarsi.

A prescindere dalla qualità delle produzioni (l’ultimo album “E’ sempre bello” uscito ad aprile per Carosello Records non ha le vette di “Faccio un casino“, c’è poco da fare) o della quantità spicciola di suonato durante il concerto (a un certo punto tranne il producer Orang3 e il batterista Giuseppe “Passerotto” D’Ortona tutti gli altri bravi artisti della band, Valerio, Gaspare e Banana Whitetrash erano con le mani in mano, mentre l’autotune modulava la voce di Coez. Ecco, questo anche no) la seconda delle tre sere romane dell’ “E’ sempre bello tour” è stata, come da titolo, davvero bella.

Bella perché il pubblico consolidato di Coez è qualcosa che sorprende, per numeri, per passione, perché abbraccia una fascia di età che va dai 15 fino ai 45 anni, per tutto. “Madonna che belli che siete. Ogni tanto mi tolgo le cuffie per sentirvi, siete meglio di noi” e come dargli torto. Sono pochi gli artisti in Italia oggi che possono permettersi di riempire tre date di seguito in un palazzetto come quello dell’Eur, e Coez è uno di questi.

Bella perché è a Roma, e il legame che lega il cantautore alla città che lo ha adottato è palpabile, emozionante, qualcosa che fa venire i brividi mentre si urla in 10mila “buonanotte Mamma Roma” e che esplode con “Le luci della città“, mentre il mega led sul palco (scenografia degna di uno stadio) trasmette le immagini della capitale dall’alto. “E non capisco dove sia casa mia..

Bello perché è bello Coez, come persona o quantomeno per quanto dimostra. Ringraziamenti per il pubblico, per la mamma (dopo l’ormai classica “E yo mamma“), ai musicisti, ai suoi collaboratori, cosa non scontata, come quando prima di “Ali sporche” racconta “Questa canzone è quella che mi staccato dal rap. E devo ringraziare una persona, Riccardo Sinigallia, che mi ha dato una mano“. E messaggi positivi, come quello su Open Arms, a metà concerto, una presa di posizione che forse il mondo della musica dovrebbe fare propria in maniera più consistente, e non limitandosi ad alcuni tweet.

Insomma c’è poco da fare, un concerto di Coez “è sempre bello”. L’anno scorso scrivevo che i 33 mila di Capannelle erano un punto d’arrivo, che ora la pressione era tutta sulle spalle del cantautore un po’ rap un po’ boh-definitelo-voi. Beh manco per il cazzo, il punto naturale della sua evoluzione non può che essere lo stadio Olimpico, specie ora che lo stesso è stato “aggredito” anche da altri cantautori che fino a pochi anni fa non l’avrebbero neanche avvicinato.

La favola di Coez è appena cominciata, e fidatevi anche in futuro sarà sempre bella.

Coez – E’ sempre bello in tour | Scaletta

Mal di gola
Gratis
Faccio un casino
Catene
Vai con Dio
Forever alone
Medley: Siamo morti insieme/Domenica
Niente che non va
E yo mama
Ninna nanna
Fuori di me
Ciao
La tua canzone
Lontana da me
Jet
Ali sporche
Mamma Roma
Vorrei portarti via
Le parole più grandi
Le luci della città
Medley: Occhiali scuri/E invece no
Aeroplani
La musica non c’è
È sempre bello
La strada è mia

Coez – E’ sempre bello in tour | Gallery

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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