Sean White, “Amo gli italiani e De André. Vorrei organizzare cento concerti in Italia e in Cina” – INTERVISTA

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Sean White, “Amo gli italiani e De André. Vorrei organizzare cento concerti in Italia e in Cina” – INTERVISTA

Sean White

Sean White, l’artista scrittore autore del best seller “Creuza de Mao” e promotore dello scambio culturale tra Italia e Cina ha presentato “Opera Wu Jiangshan”, spettacolo teatrale di tradizione classica cinese a cura degli artisti dell’Istituto di Ricerca “Jingshan Wu Opera” il 24 febbraio al Teatro dal Verme di Milano. La serata faceva parte della China Week Milano, la settimana culturale cinese, organizzata dal “Centro dell’Interscambio culturale Italia-Cina” e sostenuta dal Comune di Milano e dal Consolato Generale Cinese. L’evento è stato realizzato in collaborazione con LongMorning Music Group, associazione fondata da Sean White per promuovere gli artisti italiani in Cina. “Opera Wu Jiangshan” fin dalla nascita, nel 1958, ha sempre cercato di portare il nome della città di Jiangshan fuori dalla Cina. Nel 2008 è stata dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco.

Come è stata l’esperienza della China Week, sei soddisfatto? Pensi di rifarla?

L’esperienza della China Week è stata molto bella, abbiamo avuto la possibilità di mostrare molti elementi delle cultura cinese agli italiani. Non saprei definirmi soddisfatto, penso che si sia ancora molto da mostrare nello scambio culturale, sicuramente mi piacerebbe ripetere l’esperienza in futuro con nuove idee!

Cosa ti piace dell’Italia?

Potrei dire che quello che mi piace di più dell’Italia sono gli italiani! E ovviamente anche la ricchezza della storia e della cultura italiana, mi affascinano molto. La musica, il cinema, l’arte… È un luogo magico per gli artisti!

Se ci sono, cosa hanno in comune l’Italia e la Cina? Al contrario in cosa sono diverse.

Sia l’Italia che la Cina hanno una lunga storia alle spalle, una cultura molto ricca che si è sviluppata del corso dei secoli… E anche una mentalità aperta che ci spinge a guardare e cercare di conoscere cose nuove. Penso invece che una differenza stia nel ritmo di vita dei due Paesi, in Cina è molto frenetico, mentre in Italia la vita è più tranquilla, ci si prende il tempo per assaporare le cose.

Quanto è importante, visto che se ne parla spesso in Italia, lo scambio culturale tra paesi e culture appunto diverse

È molto importante per conoscersi, per imparare a rispettarsi e ad evitare malintesi. Insomma, penso che aprire le nostre menti allo scambio culturale possa rendere in mondo un posto migliore.

Parliamo del tuo spettacolo. Come è nato? Cosa hai voluto portare in scena?

Parlando con degli amici italiani, mi sono reso conto che ci siano delle perplessità rispetto alla cultura cinese, ad esempio capita spesso di confondersi tra Cina e Giappone. Allora ho pensato che portare uno spettacolo tradizionale cinese come l’Opera Wu possa contribuire a diffondere una maggiore conoscenza della lunga storia artistica cinese.

Cosa apprezzi della musica italiana? Quali sono i tuoi artisti preferiti, oltre a Fabrizio De André?

Amo molto la musica dei cantautori italiani, trovo che le canzoni siano molto profonde e stimolino chi le ascolta a riflettere sulla propria vita e a cercare di conoscere se stesso. Oltre a Faber, i miei artisti preferiti sono sicuramente Lucio Dalla, Giorgio Gaber, Ivano Fossati, Francesco De Gregori. Sono così tanti gli artisti italiani di grande talento che non riesco a elencarli tutti!

Tornando a De Andrè, cosa ti ha colpito di lui?

De André per me è come un amico, un maestro e un padre. Dai suoi testi insegna davvero tantissimo sulla vita, sull’amore, su come trovare se stessi. Ho capito che nel mondo c’è solo una cosa che non può essere cambiata: noi stessi. È importante invece imparare a conoscersi davvero e profondamente.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

In futuro vorrei organizzare un festival del cinema cinese e italiano. Nel corso del prossimo anno, vorrei riuscire a organizzare cento concerti per artisti italiani e cinesi. Ne ho parlato anche con De Gregori, spero che potremo collaborare!

Zhang Changxiao, in arte Sean White e conosciuto come il “Marco Polo della musica italiana”, nel 2012 si trasferisce in Italia per studiare Ingegneria robotica al Politecnico di Lecco, lasciando gli studi poco dopo per dedicarsi alla passione per la musica italiana e d’autore. Dopo essere stato colpito dalla musica di Fabrizio De André, decide di farsi portavoce e promotore della musica italiana in Cina dove diventa il massimo esperto cinese di cantautori italiani e lavora per promuovere l’incontro culturale tra l’Italia e la Cina, ricevendo numerosi riconoscimenti tra cui il “Premio Nazionale G. Falcone e P. Borsellino” (2016) e “Figura Culturale Dell’Anno” nella IV edizione del “Personaggio dell’Anno di Jinan” (2017). Con la sua agenzia di comunicazione LongMorning, fondata insieme al collaboratore Mao Xuanxuan (leader della band cinese Walking Ears), organizza concerti in Cina per artisti italiani ed internazionali come Eugenio Finardi, Giovanni Allevi, Stewart Copeland. Si occupa inoltre del copyright della musica italiana in territorio cinese, in modo che possa essere ascoltata su piattaforme di streaming musicale. Lo scorso novembre, Sean ha organizzato il Mandorla Music Festival, la prima rassegna musicale che celebra il sodalizio tra la cultura cinese e la cultura italiana. All’evento hanno partecipato Enrico Ruggeri e Renato Caruso.

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