SANREMO 2019, l’allegria di naufragi del secondo round. I top e i flop della serata

#Sanremo2019: il secondo atto con 12 big in campo e tra i super ospiti anche Riccardo Cocciante
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SANREMO 2019, l’allegria di naufragi del secondo round. I top e i flop della serata

Ore 1.04 del 7 febbraio 2019: anche stasera la seconda serata del festivàl della canzone italiana è finita, in ritardo sulla scaletta naturalmente. È finita con una carrellata di ospiti e di omaggi, con i 12 big centellinati in un mare di sketch poco riusciti, momenti autocelebrativi che lasciano un po’ basiti (capisco buttarla sull’ironia circa il conflitto di interesse, ma arrivare a premiarsi da solo dopo 25 anni per la canzone del secolo mi sembra troppo) e ospiti che almeno risolvono le sorti di questo Sanremo 2019, il festival che doveva essere il più giovane della storia e che invece è diventato solo una sfida all’insonnia oltre che un grosso regalo alle lobby dell’industria del caffè (e ce lo ricordiamo bene che brutti ceffi siano quelli, chiedere ai figli orfani di Peter Parker).

I primi scricchiolii si sono cominciati a vivere ieri, quando lo spettacolo non è andato precisamente come ci si aspettava, poi stamattina i dati auditel hanno sancito il calo rispetto alla prima serata dello scorso anno (49,5% contro il 52,1%). Stasera la voglia di rifarsi era palpabile, come la sensazione che senza inventarsi qualcosa di nuovo queste serate andranno sempre peggio. Certo che se il qualcosa di diverso è Pio e Amedeo o Virginia Raffaele che fa lo sketch sull’Habanera, allora siamo messi male..

Cosa rimane? Rimane la musica naturalmente, quella dei cantanti in gara e quella degli ospiti. Meraviglioso Mengoni, superba sua maestà Loredana Bertè. Da riascoltare gli Ex-Otago, da non riascoltare assolutamente Il Volo, sempre meglio Carta-Shade e i Negrita, una conferma Arisa e il suo inno all’ottimismo. Fiorella Mannoia emoziona anche se con qualche imperfezione, Riccardo Cocciante è sempre un gigante ma mandarlo in onda all’ora delle galline grida vendetta. Dovendo fare un sunto della serata, ecco i nostri top e flop five della seconda serata

Sanremo 2019 – La seconda serata | I top five

1) I super-ospiti italiani

Intendiamoci, l’autarchia fa cagare in generale, figuriamoci se parliamo di musica.  Fortunatamente le star nostrane finora si sono fatte rispettare: Giorgia al top ieri, Mangoni da brividi stasera. Speriamo di non calare di qualità nei prossimi giorni

2) Le esibizioni collaudate della seconda serata

In generale stasera hanno cantato TUTTI meglio di ieri, tutti. Anche i brani che al primo ascolto non hanno convinto (come quello di Einar, per esempio) oggi risultavano più godibili. Maledetta emozione

3) Loredanona <3

E se alla fine fosse lei a spuntarla in questo festival? Il lungo applauso alla fine dell’esibizione parla chiaro… E poi, particolare non trascurabile, la sua canzone è la più bella tra quelle in gara. Sbrigatevi a giocarvela alla Snai prima che la quota sprofondi, è già arrivata a 8 partendo da 20.. Sanremo 2019

4) Sua maestà Re Pippo I

Non so se l’ho già scritto negli scorsi anni (e non mi va assolutamente di andare a cercare) ma per quanto mi riguarda dovrebbe essere sancito dalla costituzione che il festival lo conduce Pippo Baudo almeno finché campa. Poi si vedrà

5) Ehm…

Mi giro verso i colleghi della sala stampa e chiedo “secondo voi cos’altro potrei mettere tra i top della serata? Cosa è stato davvero bello stasera?”. Mi guardano con gli occhi sgranati “Bello? Stasera?”. Scusate davvero, non volevo essere insensibile. Top four allora.

Sanremo 2019 – La seconda serata | I flop five

1) L’omino che prepara le scalette

Ieri 24 big e mazzi di ospiti, orario di chiusura 1.43. Oggi 12 big, che ci possiamo inventare per arrivare quantomeno vicini alla stessa ora? Mmm, potremmo riempire la scaletta di momenti evitabilissimi e noiosi, quelli che la gente sfrutta per andare al bagno. Che ne dite? Geniale no?

2) I tuffi nel passato recente

Ieri Favino, oggi la Stuzzicher. Per carità, la staffetta e il passaggio di consegne è nobile, ma la sensazione che trapela è quella del “veniteci a dare una mano, ma come avete fatto l’anno scorso? E dai rimani altri cinque minuti, tanto che devi fa domani?” Non così rassicurante

3) L’autarchia del festivale sovranista

Bravi i super ospiti italiani, per carità. Bella l’idea del promuovere la musica italiana, senza dubbio. Ma dire che musicalmente non abbiamo nulla da imparare dal resto del mondo perdonatemi ma è una gigantesca puttanata. L’anno scorso il momento Sting è stato toccante, perché non ripetere un’operazione simile?

4) Gli autori degli sketch comici

Me li immagino impegnati nella riunione, da ore senza venirne a capo.. “Come facciamo qui? Che ci possiamo inventare per far salire gli ascolti?” “Ce l’ho! Facciamo un siparietto noioso e lungo almeno una decina di minuti, mettiamoci un po’ di musichetta, due calambour, lo ripetiamo per cinque e vai che la portiamo a casa!” “Genio, artista! Andiamo a farci un aperitivo?” “Spritz?” “Vada per lo spritz, ma col campari!”. Ecco, se il motivo di certe scelte autoriali è qualche aperitivo di troppo, tutto diventerebbe molto più chiaro.

5) Gli outfit dei cantanti

Il Volo in tuta, Paola Turci con l’armadio di due anni fa, Mengoni e il suo completo di almeno due taglie più grandi.. ma che succede nei camerini del teatro Ariston? Altri spritz? Ma invitatemi diamine!

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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