La “Cornucopia” di CARMELO PIPITONE, alla ricerca continua di nuovi stimoli – INTERVISTA

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La “Cornucopia” di CARMELO PIPITONE, alla ricerca continua di nuovi stimoli – INTERVISTA

Carmelo Pipitone

foto di Carol Alabrese

Le tue chitarre mi fanno ripensare al periodo più felice della mia vita

Con queste parole comincio la mia intervista a Carmelo Pipitone, chitarrista storico dei Marta sui Tubi e fuori in questo periodo col suo primo disco da solista “Cornucopia“, uscito il 16 novembre per La Fabbrica Etichetta Indipendente, un breve concept album dove le atmosfere cupe e i riff eclettici di chitarra la fanno da padrone. Parole dette non per piaggeria, ma coincidenti alla realtà storica dei fatti: era il 2009, avevo i rasta, stavo in Erasmus a Lisboa e una cara amica di Palermo mi disse “ascolta questo gruppo, son bravi“, linkandomi il video di “Vecchi Difetti“: inutile dirlo, fu amore a prima vista

Beh ti ringrazio davvero, sono le cose belle di questo lavoro

Parliamo di “Cornucopia”, Un album spigoloso, oppresso, come un’onda che ti sbatte qua e là.. solo una sensazione mia?

Assolutamente no, ero voluta questa sensazione. Considera che, nel mio piccolo, l’ho impostato come un concept album, c’è un legame tra tutti i pezzi e un percorso tra un brano ed un altro. Volevo che fosse un racconto, con un finale non dico shockante ma quasi, anzi liberatorio. Sì, liberatorio è la parola giusta

Le prime sei tracce hanno una narrazione, poi le ultime due ci riportano in una dimensione più rassicurante

L’idea era conquistare l’orecchio dell’ascoltatore, fargli pensare “ok, sono solo 22 minuti ma devo riascoltarli”. Volevo fosse come un livido, di quelli che ti fanno male ma ti piace toccare. Vuole essere naturalmente un esperimento, non so come andrà a finire, volevo giusto vedere che aria tirava. In passato non ho mai avuto il tempo materiale per pensare a una cosa solo mia, anche se ne sentivo l’esigenza. Carmelo Pipitone

“Cornucopia” è un disco che rispetta le aspettative, nella misura in cui uno lo ascolta e pensa subito “è un disco fatto da un chitarrista”

Me lo dicono in tanti che sembro proprio il chitarrista dei Marta sui Tubi (ride).

Era voluto oppure l’idea era uscire da questa immagine e comunicare che “sono un solista, posso pure cantare”?

L’idea era proprio quella, anche perché di chitarristi bravi ne abbiamo tantissimi. Poi io di mio mi annoio tantissimo, quando mi ripeto soprattutto, quindi figurati se volevo fare una roba solo strumentale. Però qualcosa è rimasta, volevo tirare fuori col canto quella parte dei Marta che era più mia. I testi li scrivevamo quasi sempre io e Giovanni (Gulino, ndr), io scrivevo e poi facevo ascoltare a lui, continuando a parlarne. Stavolta questa cosa non c’è stata naturalmente, e il dialogo l’ho dovuto fare con me stesso, senza compromessi.

Non pensi che la tua chitarra prevalga sempre sulla tua voce, non hai questa paura?

Ho sempre pensato che io e la mia chitarra siamo un po’ come dottor Jekyll e mister Hyde, per ora non mi da fastidio, ancora stiamo in luna di miele noi due. Nessuno però mi è venuto a dire “pensa a suonare e non rompere i coglioni” ecco, e questo fa piacere. Anche perché questa dialettica tra voce e chitarra c’è sempre stata anche nei Marta sui Tubi. Ecco, se sei legato a quel tipo di passato sei legato anche a questo disco, anche se il mio contributo è naturalmente preponderante.

Di certo la tua immagine è legata alla tua chitarra. Siete legati solo nel lavoro o anche nella vita?

Considera che oramai a forza di suonare mi è venuto fuori un problema alla spalla, è storta a forza di suonare, mi sono adeguato io allo strumento. Ogni tanto mi dà anche dei problemi non essendo una postura naturale 

Magari sarà il prossimo stadio evolutivo dell’uomo, già predisposto al suo strumento

Non una spanna avanti ma una spalla avanti

Cito testualmente “È anche il racconto di un condannato a morte dalla vita, che viaggia nel tempo per raggiungere e combattere Dio.” Qui siamo ben oltre al sociale, qui stiamo nel metafisico

Qui secondo me si rasenta la bestemmia (ride) perché in realtà è la ricerca di qualcosa in cui non credo, e quindi diventa una ricerca quasi inutile, aspettare qualcuno che non arriverà mai. La consapevolezza di essere stati aiutati da un santo che in realtà è un cialtrone, oltre ad essere il tuo migliore amico. 

La tua figura, con tutti i distinguo del caso, mi fa venire in mente “uno nessuno e centomila”: chitarrista dei Marta, dei Dunk, degli O.r.k., ora solista. Progetti che nascono, progetti che muoiono

Io continuo ad autostimolarmi perché ho sempre voglia di cercare qualcosa di nuovo. Per esempio la collaborazione con gli O.r.k., del quale sono stato uno dei fondatori, stimola una parte di me che spesso è dormiente, in letargo, che però mi è necessaria per riequilibrare il mio rapporto con l’altra mia parte, quella che è emersa in “Cornucopia” o quando suono coi Dunk. Servono a riequilibrare me, intendiamoci, non di certo l’ascoltatore

Titolo e copertina dell’album. La “cornucopia” fa venire in mente l’abbondanza, anche tu nella cover sei seduto comodo, quasi “spanzato”

Non è in realtà quel tipo di cornucopia, quella di cui parlo io è una specie di involucro dove vanno a confluire tutti gli scarti, le frattaglie, i pensieri. Come quel cibo di strada che alle 4 del mattino ti viene spontaneo mangiare, magari a letto, senza sapere poi che cazzo ti stai mangiando, che schifezza c’è lì dentro

Però buono da mangiare

Non  lo so questo, di sicuro è terapeutico.

Vedo tantissime date live, immagino ora gli impegni siano centrati solo ed esclusivamente sulle esibizioni dal vivo. Però non ci credo che un artista come te non abbia già qualcosa nel cassetto.

Ce ne sono di cose in ballo ma è ancora un po’ prematuro, poi sarebbe troppa carne al fuoco

Io però ho un sogno: la tua chitarra in un pezzo rap o addirittura trap. Hai mai pensato ad una sintesi tra la tua musica e la musica che va di moda adesso?

Non lo so, non mi spingo così oltre perché ho paura di ricevere delle risposte, quindi la domanda direttamente non me la pongo. Però effettivamente la voglia di sperimentare c’è, e visto che come ti ho detto prima non mi voglio annoiare sicuramente non ci sarà mai un “Cornucopia 2”. Poi chissà cosa ci sarà dentro. Come dicevo sempre quando ero coi Marta “noi dobbiamo pensare a suonare ma al tempo stesso coinvolgere sempre più persone nel progetto, così quando ne usciremo completamente si sentirà parlare di noi ma noi saremo a casa”. Il prossimo obiettivo quindi è un disco senza una chitarra.

Dei Marta sui Tubi parli sempre al passato. Esperienza archiviata?

Non è totalmente archiviata, coi ragazzi ci sentiamo, la voglia di vedersi c’è sempre. Però sai benissimo che se inizi a fare un progetto da quando ci inizi a pensare a quando lo vedi concretizzato passano anni, io ho un calendario particolarmente occupato in questo periodo quindi anche per colpa mia diciamo che non è imminente la reunion, però è nel nostro calendario e prima o poi ci sarà.

Carmelo Pipitone – Cornucopia Tour | Date

18/01/2019 Colle Val d’Elsa (SI) – Bottega Roots (ore 22.00, ingresso gratuito)

19/01/2019 Castiglione del Lago (PG) – Darsena (ore 22.00, ingresso gratuito)

20/01/2019 Roma – Spaghetti Unplugged (ore 22.00, ingresso gratuito)

25/01/2019 Vitulazio (CE) – Manhattan (ore 22.00, ingresso gratuito)

26/01/2019 Fermo – Soul Kitchen

19/04/2019 Barcellona Pozzo di Gotto (ME) – Perditempo

20/04/2019 Catania – Mono

04/05/2019 Corneliano d’Alba (CN) – Cinema Vecchio

 

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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