#AspettandoSanremo. L’esordio dei THE ZEN CIRCUS al festivàl con “L’amore è una dittatura”

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#AspettandoSanremo. L’esordio dei THE ZEN CIRCUS al festivàl con “L’amore è una dittatura”

The Zen Circus

Nell’eterno ritorno che caratterizza la storia ed in particolar modo la televisione del nostro paese la prima settimana dopo le feste è, ormai da più di un decennio, il periodo in cui si resettano i cronometri, si fa un bel respiro e si parte a capofitto negli abissi più beceri del gossip, della televisione e della musica italiana in attesa dell’evento di febbraio, il Festivàl della Canzone Italiana, come da tradizione al Teatro Ariston di Sanremo. C’è stata oggi infatti la conferenza stampa di presentazione della sessantanovesima edizione, e contrariamente a quanto si dice di solito, le novità sono mancate: conduttori confermati (Claudio Bisio e Virginia Raffaele), ospiti confermati (Elisa, Giorgia, Andrea Bocelli con il figlio), nomi misteriosi ancora da annunciare. Nulla di ciò che è stato detto stamattina cambia di una virgola le prospettive per Sanremo 2019, tra dubbi e certezze.

Una delle certezze saranno sicuramente i The Zen Circus, proprio quelli che metà platea televisiva di Rai1 il 20 dicembre ha apostrofato”e questi chi sarebbero?“. Sì, perché in effetti i The Zen Circus proprio non sono da pubblico generalista, non sono attempati mostri sacri della musica leggera né fenomeni social per un pubblico di adolescenti. Niente di tutto questo: sono semplicemente tra le cose migliori successe in Italia negli ultimi vent’anni (musicalmente parlando naturalmente, che in generale c’è sempre il mondiale del 2006 e la vittoria di Miriam Leone a Miss Italia). Già, vent’anni di carriera, dieci nei circuiti underground cantando un po’ in italiano e in inglese, altri dieci tra sold out, palchi prestigiosi ed elogi della critica, tracciando il solco del nuovo cantautorato italiano e, anche se sicuramente non se ne prenderebbero mai la paternità, anche dell’indie nostrano. The Zen Circus

I The Zen Circus erano indie quando significava indipendenti, quando il minimalismo raffazzonato delle produzioni non era una scelta stilistica ma una necessità economica, come sanno bene i (speriamo ex) debitori di Andrea Appino, autore sopraffino e frontman della band, che in più occasioni ha raccontato dei periodi difficili quando anche mantenere una chitarra era un problema. Accanto a lui gli amici e compagni di sempre, Karim Qqru alla batteria e Massimiliano “Ufo” Schiavelli al basso, con l’aggiunta negli ultimi anni del maestro Francesco Pellegrini.

La loro storia comincia nella Pisa goliardica e antagonista del secolo scorso, tra fiumi di droga e tentativi di carriera all’estero (il primo disco venne venduto soprattutto in Olanda, dove viveva Appino). “Doctor Sedution” nel 2004 li porta agli onori delle cronache, ma è solo con “Andate tutti affanculo” (La Tempesta Dischi, 2009) che arriva il successo su grande scala, grazie anche alla titletrack che diventa un inno di fan e non. Da lì in poi un crescendo di qualità, nuove suggestioni, suoni più ricercati ed esperimenti più o meno riusciti. E una serie ininterrotta di canzoni che senza dilungarci in tecnicismi possiamo definire davvero belle: “Vent’anni“, “Nati per subire“, “I Qualunquisti“, le più recenti “Non voglio ballare“, “Ilenia” o “Catene“. Senza parlare di “Viva“, un brano che, almeno personalmente, considero tra i 5 più belli del nuovo millennio. Altri quattro album (l’ultimo dei quali, “Il fuoco in una stanza“, è uscito lo scorso anno) e premi qui e lì (Targa tenco per Appino, Premio MEI nel 2018) per fare dei The Zen Circus una certezza, un caposaldo della musica italiana.

A Sanremo porteranno il brano “L’amore è una dittatura“, e conoscendo il repertorio Zen sicuramente non si parlerà di amore in tinte sanremesi. Sarà un successo o si bruceranno? Chi lo sa.. Di sicuro il circo zen è uno di quei gruppi di cui Sanremo avrebbe bisogno, ma che”figurati se andranno mai a Sanremo, che cacchio c’entrano loro“. Ecco, a Sanremo i The Zen Circus non c’entrano proprio nulla, come il formaggio col cioccolato. Ma proprio per questo sono la nota più positiva di questa edizione. O vorreste dirmi che non vi piace la cheesecake?

Nome: The Zen Circus

Album Pubblicati: 10 (ultimo, “Il fuoco in una stanza“, 2018)

Recensioni: Il fuoco in una stanza

Interviste: A Ufo; ad Andrea Appino e Francesco Pellegrini

Reportage Live: Roma 2016Roma 2018; Milano 2018;

Presenze a Sanremo: 0

Frase: “gli altri siamo noi, gli altri siamo tutti / è proprio questo mi spaventa: siamo diventati brutti” (Viva, 2014)

Quota bookmakers: 21

The Zen Circus – L’amore è una dittatura | Testo

di A. Appino – G. P. Cuccuru – M. Schiavelli – A. Appino
Ed. BMG Rights Management (Italy)/EMI Music Publishing Italia – Milano

Ci hanno visti nuotare in acque alte fino alle ginocchia
Ed inchinarci alle zanzare pregandole di non mescolare
Il nostro sangue a quello dei topi arrivati in massa con le maree
Le porte aperte, i porti chiusi, e sorrisi agli sconosciuti
Che ci guardano attoniti mentre ci baciamo,
Da uomo a uomo, mano nella mano
Una sigaretta non lo racconta ci vuole forse una vita intera
O una canzone non certo questa,
Altri maestri, altri genitori
Che non rinfacciano quello che sei, quello che vuoi
Quello che eri
Esistere è giusto un momento
Chi vive nel tempo muore contento
E sì, ci hanno visti contare le pietre di questo deserto
Pazienza, perdere tempo con il cielo, farlo di lavoro
Pagati per immaginare qualcosa che non puoi fotografare
Mi spiego meglio, senza nascondermi dietro a cazzate
Scritte per caso in questa palestra dell’orrore
Ecco la pietra, ecco il peccato,
Un cane pastore lo fa per amore,
Non per denaro, non per rancore,
Non per la lana esiste il gregge
Né per la legge
Siamo delle antenne, dei televisori
Emettiamo storie che fanno rumore
Cerchiamo la donna della vita o l’uomo della morte
Strade interrotte, eterni sorrisi, figli sangue del nostro lavoro
Non ci somiglieranno, figli ormai del mondo intero
E perdere la monotonia di quando tutto era al suo posto
I topi cacciati, debellati, mostri tutti sotto al letto
E lasciar volare via quell’abbraccio conosciuto
Di chi in nome del tuo bene ha distrutto il tuo passato
Quando arrivi tu se ne vanno gli altri
Sai che non va bene ma ti piace arrangiarti
Come fanno in quei paesi che non sappiamo pronunciare
Ma che ci piace addomesticare a parole
Ero presente al momento dei fatti
Il fatto non sussiste
Mettetelo agli atti
Ma non hai paura di nessuno
Se non della tua statura
Hai la democrazia dentro al cuore
Ma l’amore è una dittatura
Fatta di imperativi categorici
Ma nessuna esecuzione
Mentre invece l’anarchia la trovi dentro ogni emozione
Tu stammi vicino, anzi lontano abbastanza
Per guardarti il viso dalla stanza dei miei occhi
Aperti o chiusi, non importa
Sono occhi quindi comunque una porta aperta
Il tempo passa lo senti da questo orologio
Mentre lavori dentro un bar, ad una pressa o in un ufficio e…
E speri ancora che qualcuno sia lì fuori ad aspettarti,
Non per chiederti dei soldi, neanche per derubarti,
Non per venderti la droga e soffiarti il posto di lavoro
Ma per urlarti in faccia, che sei l’unica, sei il solo
Sei l’unica, sei il solo

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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