LA RAPPRESENTANTE DI LISTA e la viscerale “Go Go Diva”: “Era il momento di un disco pop” – INTERVISTA

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LA RAPPRESENTANTE DI LISTA e la viscerale “Go Go Diva”: “Era il momento di un disco pop” – INTERVISTA

La Rappresentante di Lista

foto di Claudia Pajewski

Uno sguardo femminile, e non poteva essere altrimenti. Ma “GO GO DIVA”, il nuovo album di inediti de LA RAPPRESENTANTE DI LISTA, al secolo Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, non è solo questo. E’ un disco pienamente corporeo, viscerale, con la fisicità che si trasforma in intimità col procedere del disco, come in un ideale lato A e lato B dei dischi dello scorso secolo.

Uscito il 14 dicembre per Woodworm Label/distr. Artist First, “Go Go Diva” segue i due album “(Per la) Via di Casa” e “Bu Bu Sad” nelle tematiche affrontate, l’analisi delle contraddizioni, dei sogni, delle paure, delle fragilità, per sfociare in un racconto che ha come punto focale la complessità delle relazioni umane.

 

In occasione della presentazione del disco abbiamo fatto quattro chiacchiere con Dario Mangiaracina, al quale abbiamo chiesto qualche impressione su questo loro ultimo lavoro

Il disco parte con la fisicità, poi ritorna intimista. Anche musicalmente si sente quasi uno stacco a metà tracklist

Sì volevamo fare una sorta di side A side B, anche in “Bu Bu Sad” l’avevamo fatto. Il lato B parte con “The Bomba”, e dopo effettivamente si apre un altro mondo, più sognante.

Musicalmente c’è un cambio di registro che si nota anche in ogni pezzo, come in “Ti amo”, dove si va dai CCCP alla sinfonica in pochi minuti. E una ricerca vostra? Un marchio di incoerenza?

L’incoerenza mi piace, anche come parola. L’idea di non prendersi mai sul serio, di cambiare strada, di fottersene, di perdersi. Dall’altro lato a noi ci trascinano le parole. Nel caso del brano che hai citato c’è questo ossessivo “Ti amo, ti amo” che ricorda in effetti il “curami” di Ferretti. 

C’è meno teatro e più canzone in questo disco

Assolutamente c’è più canzone intesa come forma canzone. Ci sono delle chicche un po’ teatrali, ma abbiamo fatto più attenzione alla forma canzone nella sua struttura, al ritornello, è stata una ricerca che abbiamo voluto intraprendere, l’abbiamo fortemente voluta. Pensiamo che queste canzoni siano particolarmente pop. A noi non ci spaventerebbe l’idea di un disco sinfonico, o un disco di sole voci. Ma questo è un disco pop.

E c’è un lavoro dietro di arrangiamento e produzione molto più evoluto

Quello è merito della pre-produzione con Roberto Cammarata e la produzione con Fabio Gargiulo. Che poi cosa vuol dire, avere un sacco di tempo per trovare il synth giusto, il riff di batteria.. il segreto sta tutto nel concedersi il tempo.

Nella presentazione di oggi l’arrangiamento era molto minimale, dovuto per lo più alle esigenze di spazio immagino. Nei live sentiremo versioni più vicine a quelle del disco o a quella di oggi?

Sarà molto più vicine a quelle del disco, ma anche  lì non vogliamo essere pedanti. A me personalmente non piacciono i concerti che sono versioni fedeli del disco, invece amo quei progetti che nei live esprimono qualcosa in più. Nel live ci siamo concessi tempi più lunghi, ci sono degli strumentali che durano tanto. Non un concerto rock, è  molto live, molto suonato

Viscerale come l’album

Esatto, viscerale

“Panico” è quanto mai attuale

Lasciamo perdere. “Panico” l’abbiamo scritta quasi un anno fa, per la strage di Torino. Scoprire una mattina che è ritornata attuale è stato tristissimo. A noi piaceva partire da quel momento del panico per descrivere la paura che aleggia nelle case, nelle televisioni. “Salvini ha fatto leva sulla paura degli italiani” ma paura di cosa? Perché questo panico? Il panico è il sentimento più forte dell’essere umano, l’emozione che ti permette di scappare dal predatore. Ma che predatore c’è in Italia? Piuttosto siamo tutti “addomisciuti”, addormentati. Nella canzone scriviamo “Il panico è la nostra guerra”, è come se fossimo invidiosi della guerra dei nostri nonni, abbiamo bisogno della guerra e la ritroviamo nel panico, la nostra unica valvola di sfogo

Hai detto che ti trovi pienamente a tuo agio con lo sguardo femminile del gruppo

Lo sguardo femminile è un punto di vista, non necessariamente l’unico che viviamo nella vita. Ci piace farci anche aiutare dai collaboratori per cogliere altri sguardi e chiavi di lettura, anche le interviste ci servono a questo: dobbiamo saper vedere tutto ciò che guardano gli altri in noi.

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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