VINCENZO INCENZO racconta il suo “Credo”: “La prima da interprete delle mie canzoni doveva essere perfetta” – INTERVISTA

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VINCENZO INCENZO racconta il suo “Credo”: “La prima da interprete delle mie canzoni doveva essere perfetta” – INTERVISTA

VINCENZO INCENZO

foto di Roberto Rocco

E’ uscito il 19 ottobre il primo album da interprete delle proprie canzoni uno che di brani di successo ne ha scritti in gran quantità: parliamo di VINCENZO INCENZO, autore di alcuni singoli celebri come “Cinque Giorni” e “L’elefante e la farfalla” di Michele Zarrillo o“Il passo silenzioso della neve” cantata da Valentina Giovagnini, fuori con il disco “CREDO”, prodotto da RENATO ZERO e già anticipato dal singoloJe Suis“.

“Sono rimasto sempre in quinta, in silenzio, ma ho sempre sognato di cantare quanto scrivevo.” scrive Vincenzo “Sin dal primo giorno che misi piede al Folkstudio, a 17 anni. In quel locale storico, che aveva cullato i più grandi e che stava per chiudere i suoi battenti, tutti vedevano per me un futuro da cantautore”. E di questo sogno che si è finalmente concretizzato ne parliamo direttamente con lui

“Credo” nel senso di “credo che posso fare anche l’interprete delle mie canzoni”?

Beh è una bella lettura del titolo del disco. In effetti è così, ho aspettato tanto a fare questo album anche perché lavorando con i grandi artisti come ho fatto in questi anni, Lucio Dalla, Renato Zero, Venditti, la PFM, l’asticella della mia aspettativa si spostava sempre più avanti. Dicevo “Se faccio un disco deve essere davvero qualcosa di speciale”. Quando poi in mano il timone di questa cosa, stimolato da Renato, ero più sereno con me stesso. C’è tutto me stesso in questo disco, è davvero un’operazione sincera, ci sono tutte le esperienze e i codici che in questi anni ho avuto la fortuna di assimilare. E c’è sicuramente una visione più matura di tutto per fare un album così come lo volevo e come lo avevo immaginato. E’  un disco che non lascia fuori nulla di quello che era nei miei desideri, un disco che per me si è compiuto alla perfezione. 

Nel disco c’è tanto amore naturalmente, ma anche tanta critica sociale. Cosa che invece manca in generale nella musica di oggi

Penso che la musica abbia perso il suo centro. Soprattutto la canzone d’autore nasceva in risposta all’esigenza di raccontare il mondo, i cantautori erano anche dei cronisti. Pensa che la prima definizione di cantautore era “cantacronache”, colui che raccontava la realtà che abitava. Io ho cominciato a fare questo mestiere in quel periodo lì, ascoltando De Gregori, Dalla, Venditti, e mi sembrava naturale approfittare della forma canzone per raccontare la mia realtà. Io mi pongo come obiettivo primario al momento della scrittura la necessità di raccontare quello che c’è intorno per suggerire a me stesso delle possibile vie d’uscita, una delle quali può essere la dimensione affettiva o una partecipazione più fisica alle cose che avvengono. Per me è naturale legare la canzone a queste tematiche ecco, e mi dispiace molto che non ci sia più quest’esigenza, che pur credevo fosse propria dei rapper di oggi. Sarebbe bello che la canzone tornasse ad affacciarsi alla finestra e con “Credo” nel mio piccolo penso di averlo fatto

In “Credo” ci sono molte canzoni tue già portate al successo da altri grandi interpreti. Innanzitutto, quali versioni ti piacciono di più? Meglio Incenzo o Zarrillo nel cantare le canzoni di Incenzo?

Io ho avuto il privilegio di aver sempre scritto per grandi interpreti, quindi non posso proprio mettermi in competizione! Però in queste versioni ho cercato l’essenzialità, le ho volute riportare al momento della composizione, libere dalle sovrastrutture e dagli arrangiamenti e ridotte all’attimo in cui sono nate. Volevo recuperare questa forma anche perché mi sembrava un  modo per eludere ogni tentativo di confronto. Sono solo un piccolo segnalibro nel disco, per ricordarmi sempre da dove vengo

Negli inediti invece ti spingi verso qualche sperimentazione

E’ un mondo che mi piace molto, il mondo di Morgan, di Battiato. L’idea di trattare un concetto “alto” con la leva dell’ironia, Io volevo fare un disco pop, con il suo codice di linguaggio comunicativo, però intanto con un livello musicale alto. Molte volte sono stati gli stessi musicisti a spostare l’asticella sempre più in avanti, ma comunque penso che all’interno della forma canzone si possa giocare con i codici. In “Pensiero unico” guardo un po’ al rap, anche se attraverso un recitato. Ma un generale le commistioni mi piacciono e si possono fare, e qualche tentativo di shakerare bisogna farlo.

Ho visto il video di “Je Suis”, molto visionario, che conta già 120mila visualizzazioni

Sì, siamo molto contenti del video infatti. E’ girato in una villa veneta dell’hinterland veronese. Il regista ha pensato ad  un linguaggio meno usuale, quasi cubista, con l’informazione che mi avvolge e avvolge il pianoforte. Siamo vestiti di informazioni ma non ci informiamo

Il disco è prodotto da Renato Zero, con il quale ti lega un bel rapporto d’amicizia. Non posso non chiederti qualche aneddoto che vi riguarda

Con  lui è una scoperta continua, e il nostro rapporto ora ha acquistato una nuova dimensione, io sono partito da fan, ero un ragazzo quando comprai “Zerofobia”, fa quasi ridere che ora sia il mio produttore. E in questo nuovo ruolo ho scoperto una persona umilissima, ha fatto un passo indietro trattando le canzoni con infinito rispetto per poi darmi una mano enorme nella confezione del disco, portando i suoi musicisti, facendo lui i cori, avendo delle intuizioni, come quella di chiamare Fabrizio Bosso che stava partendo per la Cina a mezzanotte, facendo perdere l’aereo! Il povero Bosso è arrivato all’una di notte per fare l’assolo e poi è tornato all’aeroporto, un grande. Ma questi sono i grandi exploit di Renato, come quando stavo registrando “Cinque Giorni” è arrivato e mi ha fatto “Spostati”, cantandola fino alla fine. E anche come è nato il disco è surreale.. io gli feci ascoltare un pezzo e lui mi disse “ma che canti? Ma cantala tu questa canzone, non la far cantare a me, anzi produciamo un disco..” io pensavo stesse giocando. Quando poi me l’ha detto ogni giorno per una settimana ho superato anche le mie reticenze, la paura di  metterci la faccia

Beh ora che ci hai messo la faccia, ce la metterai anche nei live..

Assolutamente, questa cosa è partita da subito, anche gli incontri che sto facendo negli store si trasformano in dei piccoli concerti. Avevo cominciato solo con un pianoforte, ora abbiamo già messo su un duo di chitarre. Il fatto di suonare era la cosa che più mi mancava come autore e l’ho voluta subito cercare fin dalle primissime apparizioni in prima persona come cantante. Alla fine dei firmacopie faremo qualcos’altro, Renato sta pensando ad un vestito un po’ teatrale, mi ha parlato di un bosco nel quale il pubblico si deve avventurare per raggiungere il palco.. un po’ mi spaventa, sono sincero.

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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