Ma nessuno tocchi la musica trap

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Ma nessuno tocchi la musica trap

Sfera Ebbasta Trap

C’è una cosa che mi sorprende sempre dopo una disgrazia, anzi in realtà non è che mi sorprenda ma mi inquieta costantemente: dopo un qualsiasi avvenimento delittuoso il primo pensiero è sempre verso i responsabili. Non verso le vittime da piangere, non verso le famiglie da aiutare. No, la prima preoccupazione della stampa, dei politici, della gente normale sui social e nei bar è sempre verso i responsabili. Da trovare, da punire, da mettere alla forca. Non so se sia una tendenza degli ultimi tempi o se caratteristica endogena dell’essere umano in quanto tale, so solo che da quando ho memoria è sempre stato così, che sia dopo un alluvione, un duplice omicidio, un ponte che crolla. O dopo una tragedia come quella di venerdì notte a Corinaldo in provincia di Ancona, dove alla Lanterna Azzurra hanno perso la vita 6 persone (5 adolescenti e una mamma) mentre altre 120 persone sono rimaste ferite.

Era prevista una serata venerdì alla discoteca marchigiana, una serata che prevedeva la presenza di Sfera Ebbasta. Una serata organizzata da gruppi studenteschi delle scuole del circondario, una festa di liceo prima del sabato festivo dell’Immacolata che tra i tanti dj nella line up vedeva anche la comparsata del giovane trapper milanese, impegnato nella stessa sera anche all’Altromondo, una discoteca di RiminiStrage di Corinaldo trap

Come sappiamo, la festa è finita in tragedia, con il panico causato (secondo le ricostruzioni) da un ragazzo con lo spray urticante sfociato nell’unica uscita d’emergenza utilizzabile, un pontile di cemento in pendenza protetto da esili parapetti che drammaticamente non hanno retto alla forza d’urto, sbalzando centinaia di persone nel fossato. La procura di Ancona ha subito aperto un’inchiesta, e con lei l’opinione pubblica, subito alla ricerca del responsabile anzi dei responsabili della strage, non lesinando strumentazioni anche politiche (da una parte e dall’altra). Fin dalle prime ore del mattino di sabato, a “cadavere ancora caldo” come direbbe un navigato cronista di giudiziaria.

Non si può morire per la musica e non si può morire di musica. E deve essere un punto fermo, una presa di coscienza collettiva di tutti gli operatori di settore, dai proprietari dei locali che cercano di massimizzare i guadagni risparmiando sui lavori di adeguamento a noi poveri stronzi che scriviamo di concerti in posti demmerda soprassedendo per non rinunciare al prossimo accredito, passando per etichette e booking che chiudono più di un occhio su certe location che fanno aumentare i margini di profitto. Una presa di coscienza necessaria, fondamentale, che deve coinvolgere istituzioni e enti competenti, che porti ad una nuova visione globale dell’evento live, dal piccolo club fino allo stadio. Ma che deve avere i suoi tempi, e certamente deve rispettare il dolore dei familiari delle vittime, unici titolati a gridare e a richiedere giustizia e verità.

E invece no, tutti vittime, tutti che gridano, tutti forcaioli. E tutti alla ricerca dei colpevoli, che da uno sono diventati una cinquantina in pochi minuti, coinvolgendo enti statali e rapper. Ora, lo stronzo che ha voluto usare lo spray al peperoncino ora si ritrova con 6 morti sulla coscienza e sul casellario giudiziario, e tanto gli basterà per capire vita natural durante che razza di coglione sia stato quella notte di dicembre. I proprietari del locale probabilmente hanno la loro bella quota di responsabilità, più per le condizioni in cui tenevano l’uscita d’emergenza che per un overbooking neanche così esagerato: 680 biglietti venduti per una capienza di 469 persone, con 510 biglietti staccati all’entrata (dati comunicati dal Comandante Provinciale dei Carabinieri di Ancona). Naturalmente i giornalisti o pseudotali che hanno pompato la notizia del biglietto numero 1330 o addirittura delle prevendita 4mila e rotti, instillando nei lettori il dubbio che in discoteca ci fossero più di mille persone (e contraddicendo quindi le comunicazioni ufficiali delle forze dell’ordine) pensano che i biglietti vengano stampati contati, con i rivenditori che se li passano l’un l’altro finché l’ultimo della lista porta tutti i biglietti rimasti al botteghino. Ma vabbè, giornalismo d’inchiesta anche quello..

Solo che mi chiedo, in questa frenetica ricerca del colpevole, cosa cacchio c’entra Sfera Ebbasta? Cosa c’entra la musica trap? Intendiamoci, musicalmente la trap, o il trap o come diavolo si chiama mi fa cagare a spruzzo, e mi sono contenuto. E per Sfera Ebbasta non faccio alcun distinguo sul mio giudizio: suoni copiati, produzioni dozzinali, testi di un piattume e di una banalità sconcertanti. Ma Sfera Ebbasta, come tutti i suoi omologhi trapper è figlio di questa generazione e del suo gusto e senza lasciarmi andare su scontate analisi sociologiche è stato più che legittimato dal mercato, che lo ha visto primo in classifica per buona parte del 2018 sia tra i singoli che tra gli album.

Che colpa ha Sfera Ebbasta se al suo concerto ci sono degli stronzi? E’ il mondo ad essere pieno di stronzi, dall’incrocio trafficato sotto casa allo stadio durante il derby, passando per le piazze bianconere. Non mi pare che nessuno se la sia presa con la Juve dopo Piazza Castello.. Ha la colpa di voler massimizzare la sua popolarità piazzando anche due serate nella stessa notte? Cioè quello che ha fatto, fa e farà qualsiasi dj, mc o star random dello showbiz in tutti i luoghi e in tutti i laghi? Fossimo negli anni 80 sarebbe il protagonisti di qualche film col mito dello stakanovismo del popolo della notte. Non sono bello, piaccio!

Però sul biglietto c’era scritto 22.00“, dice chi non è mai entrato ad un concerto evidentemente. Sì, è vero, gli organizzatori hanno giocato sull’ambiguità, come chiunque faccia comunicazione in qualsiasi ambito. Ma che una festa dei licei possa essere un concerto e non una comparsata di uno che suonerà al Forum e al Palalottomatica lo possono recriminare solo i familiari delle vittime, per ovvie ragioni emotive. Ma non di certo i tribuni del popolo, specie chi di mestiere fa il giornalista. Uno che ha quasi riempito l’ippodromo delle Capannelle è annunciato alla festa di liceo di Corinaldo il gg del suo compleanno e, con tutto il rispetto, c’è qualcuno che pensa che faccia un concerto intero? Ma pensate davvero che i quattordici-diciottenni di oggi siano così coglioni? Dark Polo Gang

Questa continuo e perpetuo buttare merda sulle nuove generazioni, una roba che dura dai tempi di Catullo, mi ha sempre lasciato basito (F4). Specie se viene da chi è cresciuto mentre la metà dei suoi coetanei si sparava per strada, o da chi si è visto decimare la classe del liceo dall’eroina. E’ risibile leggere che “a 14 anni si sta a casa, ai miei tempi mica uscivamo“, quando quei tempi erano quelli del sold-out delle teen per i Take That al PalaEur, o i quindicenni del loro periodo ascoltavano Dr Dree o i Sangue Misto. Per favore, basta. Anche io non li capisco, anche a me fanno incazzare i loro gusti musicali, anche io ho paura del loro futuro. Ma i giovani di oggi su alcuni versanti sono molto meglio dell’adolescente che ero io, o degli adolescenti degli anni ’70 e ’80, adolescenti che si sparavano in faccia per un giornale sbagliato sotto il braccio.

La musica trap, anche se mi fa schifo e non l’ascolto, la accetto. La accetto anche se non la capisco perché è la voce dei giovani di oggi, che la amano, che si sentono rappresentati, che la vedono come una via d’uscita alla merda che li circonda. Non so perché, me lo chiedo, mi documento, un’idea me la sono fatta ma non è ora il luogo ed il momento di esporla. Ma la accetto, semplicemente perché è così. Alcuni dei ben pensanti che ho letto ed ascoltato in questi giorni invece no, e cercano una responsabilità anche nella trap, o diretta (“eh ma quanti casi di spray irritanti nei concerti trap“. Tipo quello di Elisa qualche mese fa. Devo ascoltare più attentamente l’album che non ho notato l’autotune) o indiretta, vedendo nei testi dei brani trap una causa di un disagio sociale che si ripercuote nei live.

Di solito chi esprime queste arguzie dialettica aggiunge anche che “Non sono mai entrato in discoteca e non conosco questi trapper“, dando un’autorità al discorso che è tutto un programma. Il problema è che poi il messaggio passa, e nell’opinione pubblica tutti cominciano a pensare a musica da disagiati, a testi maledetti, a “Guà che roba sta Dark Polo Gang, mica ai miei tempi quando c’era quel tranquillone di Tupac” e via argomentando. No, per favore, giù le mani dalla trap. Perché anche se vi fa cagare, è una delle poche se non l’unica chiave interpretativa che abbiamo per comprendere il disagio dei nuovi giovani. E se è vero che non si dovrebbe mai morire per la musica, è anche vero che di musica non si muore.

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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