L’indie “non-indie” di MARU in “Zero Glitter”, il nuovo album in uscita oggi : “Vorrei dare un senso di maturità al mio percorso” – INTERVISTA

Laura Pausini
LAURA PAUSINI: online il video del nuovo singolo “Il coraggio di Andare” con Biagio Antonacci
23 Novembre 2018
X Factor 12
X FACTOR 12, gli inediti incoronano (quasi) definitivamente Anastasio. La cronaca e le pagelle del quinto live
23 Novembre 2018

L’indie “non-indie” di MARU in “Zero Glitter”, il nuovo album in uscita oggi : “Vorrei dare un senso di maturità al mio percorso” – INTERVISTA

maru

La prima volta che l’ho sentita diamine, mi è piaciuta! Ho risentito in lei e nel suo nuovo album “Zero Glitter” alcune sonorità tipiche dell’indie di questo periodo, ma quello che mi piace, quello nel quale l’immediatezza della realtà si fonde alla leggerezza di un sound imperfetto ma autentico, attraverso testi intimi e pienamente ancorati a quest’epoca storica, dove l’individualità dell’io è messa in difficoltà dal suo stesso individualismo. Per dirla in maniera più semplice possibile, il nuovo disco di Maru uscito oggi 23 novembre per Bravo Dischi è un album che va ascoltato, positivo ma commovente, intimista ma universale, indie ma non indie, almeno non quello post anni ’80 dei recenti sviluppi.

Anticipato dal singolo “Giorgia” e prodotto da Fabio Grande (già produttore di Colombre, Joe Victor e tanti altri), “Zero Glitter“è un album maturo ma non troppo, e per fortuna:  rispecchia tutta la fragilità della giovane cantautrice, ma anche il suo duro percorso, che l’ha vista trasformarsi dal “folletto con l’ukulele” ad un’interprete e soprattutto un’autrice ben focalizzata: come da descrizione, fiabesca e lieve ma al tempo stesso forte e determinata. 

 

La raggiungiamo in piena pausa pranzo, mentre il risotto coi funghi quasi fonde al microonde “lo faccio freddare e nel frattempo chiacchieriamo“. L’occasione per parlare della sua idea della musica e del suono che ha messo a punto dopo anni di tentativi e di questo nuovo album che, dal punto di vista musicale, nasce voce e ukulele

Se non l’avessi letto nel comunicato stampa non avrei mai pensato che questo album fosse nato voce e ukulele. Dove e come è nato questo nuovo arrangiamento?

Parte tutto dalla mia volontà di crescere. L’ukulele non è che si presti moltissimo ad un genere simile ai miei gusti, che possono essere i Phoenix, gli Strokes, gli MGMT.. gruppi che ascolto in questo periodo, anche se poi non posso dire di prenderne ispirazione. Mi piacciono molto quei suoni, i sintetizzatori, la chitarra elettrica, il problema è che suono l’ukulele! Per fortuna ho incontrato il mio grande produttore Fabio Grande, che ha collaborato anche con Colombre e Joe Victor: la prima volta che ci siamo visti mi ha detto “Maru sì, bello l’ukulele, ma tu cosa ascolti? Ok, facciamo diventare l’ukulele un non-ukulele”. Abbiamo inserito effetti, c’abbiamo giocato molto. In molti pezzi, come ad esempio in “Zero Glitter”, l’ukulele sembra una tastiera.

C’è stato lavoro nell’accettare e digerire questo sound? Lo senti ancora pienamente tuo?

Questo disco per me è esattemente quello che sono io in questo momento, sono estremamente soddisfatta del tipo di suono ed è quello che volevo, alla fine la figura del folletto con l’ukulele andava bene quando ero più giovane, ora vorrei dare un senso di maturità al tutto.

Dei tuoi testi mi son rimaste subito impresse delle immagini particolari, i “divani malvagissimi”, gli “oceani di fanta”.. da dove ti sono uscite fuori, perché questo oceano di fanta?

Guarda, non sono una persona che adora l’alcool e “i baristi” (come il suo brano, ndr), ai cocktail preferisco sempre il vino e la birra ma soprattutto bevande come pepsi, coca cola e fanta. Ma non è solo una questione di preferenze.. “Giorgia” è un pezzo che io ho scritto 4 o 5 anni fa, ha un testo un po’ surreale perché in quel periodo mi piaceva giocare con le parole.. Per quanto riguarda i “divani malvagissimi” invece, io ho sempre voluto utilizzare l’ironia, mi viene naturale. Mi piace, e mi piace far chiedere alle persone “ma che diavolo vuol dire questo termine”

Quindi sei contenta che me lo sia chiesto

Ahhaha sì, assolutamente

Se a un primo ascolto non si sente che “Zero Glitter” è nato voce o ukulele, si coglie invece subito che è un album catalogabile come indie, qualsiasi cosa voglia dire. Ti senti indie?

Faccio fatica a sentirmi indie. Indie significa indipendente, etichette indipendenti o cantanti che si autofinanziano. Poi possiamo parlare del fatto che è diventato una categoria musicale, ma non è così

Però oltre la semantica della parola, il sound di questo periodo, sporco, un po’ retrò un po’ sconclusionato, che mi piace beninteso.. lo ritrovo molto in questo disco. Anche se possiamo non chiamarlo indie

Sì per carità mi inserisco in quel genere, in quelle sonorità, sono volute, sono suoni che mi piacciono e con i quali il mio produttore Fabio ha più familiarità. E’ successo, si è creato, e mi piace tantissimo così

E immagino che anche quello che stai già scrivendo, perché sono certo che qualcosa nel cassetto già ci sia, è sempre sulla stessa falsariga

Beh sì, sicuramente sì. Per adesso questa è la mia strada

Quindi hai “dei progetti al di là del tuo corpo”?

Sì, stavolta sì. Nel periodo in cui ho scritto quel brano un po’ meno

Questo tuo disco è rivolto verso gli altri, per spronarli ad essere chi sono veramente

Sì assolutamente, è una cosa riferita al coming out, al farsi avanti. Ma della questione sessuale ne vorrei fare solo una cornice, voglio primariamente far passare il messaggio nella sua interezza. Porto una bandierina, non una bandierona

Comments on Facebook
Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

Comments are closed.