CORTELLINO omaggia Ivan Graziani e riporta alla luce un tesoro nascosto della sua produzione, “140 km/h” – INTERVISTA

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CORTELLINO omaggia Ivan Graziani e riporta alla luce un tesoro nascosto della sua produzione, “140 km/h” – INTERVISTA

Cortellino

Italia, 1983. Mentre al governo comincia il primo mandato di Bettino Craxi come presidente del consiglio, in radio impazzano i successi del 33° Festival di Sanremo. È l’edizione vinta da “Sarà quel che sarà” di Tiziana Rivale e che vede trionfare sul palco dell’Ariston anche le “Vacanze romane” dei Matia Bazar, “L’italiano” di Toto Cutugno e la “Vita spericolata” del giovane Blasco. In un periodo di grande fervore socio-culturale, di passaggio e cambiamenti, uno degli autori più controversi e geniali della produzione nostrana incideva il suo decimo album in studio. È nell’83 che Ivan Graziani pubblica “Ivan Graziani.

Tra le tracce del disco “140 km/h”, un brano passato un po’ in sordina ma che oggi, a 35 anni di distanza, Enrico Cortellino ripropone al pubblico italiano nella sua versione “rispolverata” e rivisitata in collaborazione a Filippo Graziani, il figlio di Ivan che ha curato gli arrangiamenti della cover. La canzone è una tenera fotografia di Trieste immortalata nell’occhio di una bora che soffia a “140km/h” spazzando via il ricordo di un amore fugace consumato per le strade della città.

Cortellino, cognome pugliese ma sangue triestino, ripesca dalla produzione di Graziani uno dei pezzi meno conosciuti al grande pubblico, un piccolo “tesoro nascosto” con cui rende onore e omaggio alla grande figura dell’autore e chitarrista abruzzese. La sua versione di “140 km/h” la fa uscire il 6 ottobre, il giorno del compleanno di Ivan. Di questo e di altre chicche legate al brano, abbiamo parlato con lo stesso Cortellino che ci ha raccontato del lavoro fatto gomito a gomito con Filippo Graziani anticipandoci anche qualcosina sul suo nuovo album la cui uscita è prevista per il 2019.

Enrico, prima di tutto grazie! Ci hai fatto riscoprire un pezzo della discografia di Graziani che è passato un po’ in ombra. Tu come hai scovato “140 km/h”?

Conoscevo la canzone perché l’avevo sui dei vinili a casa. Il testo l’ha scritto Cheope, il figlio di Mogol. È dedicata a Trieste perché Ivan Graziani ha vissuto per un certo tempo qui vicino. Ci sono storie per così dire “da baretto” che girano sul periodo in cui ha fatto il servizio militare a Gorizia e ogni tanto ne approfittava per venire a Trieste a farsi un bagno al mare.

Per te che sei triestino, non è un po’ strano che una fotografia così vivida e attuale di Trieste sia stata fatta da un autore abruzzese?

Guarda sì, è strano. Nella canzone Graziani cita anche Capodistria, so che andava spesso a Radio Capodistria una delle prime emittenti che negli ’80 mandava le partite di campionato. Però non era in Italia, era in Jugoslavia. Questa canzone l’ho voluta riproporre perché sono di Trieste e parla della mia città. Durante i concerti avevo notato che qualcuno la conosceva, dopo alcuni amici in comune mi hanno detto “ma falla sentire al figlio!”. Io allora Filippo ancora non lo conoscevo, così l’ho contattato con una mail. Quelle cose, sai, del tipo “provo a vedere se mi risponde”. E così è stato! Dopo una settimana Filippo mi telefona e mi fa: “Sono contento, hai fatto un lavoro interessante e se vuoi ti do una mano per gli arrangiamenti”. Quando m’ha detto così, io son caduto dalle nuvole! È stato molto emozionante. Cortellino

Parlando proprio del lavoro che hai fatto sugli arrangiamenti con Filippo, nella tua versione di “140 km/h” manca la chitarra di Ivan ma avete comunque mantenuto un sound anni ’80..

Brava, hai notato qualcosa che a qualcuno è sfuggita: nella mia versione manca la chitarra. Lo abbiamo fatto apposta, rispetto all’originale abbiamo fatto un lavoro per così dire “in negativo” come nelle foto. Dove c’era la chitarra, l’abbiamo levata. Dove non c’era, l’abbiamo messa. Come ad esempio nella sezione in cui Ivan Graziani inserisce il coretto “du du du du” con sotto un synth che simula il rumore del vento, ci mette sotto un tipo di organetto alla Genesis che fa la magia. Questo nell’originale. Noi invece abbiamo ripreso quei synth e li abbiamo estesi alle parti in cui c’era più chitarra in una versione tendente al fusion-jazz. Nella prima rivisitazione che avevo fatto del brano c’era molta chitarra, poi lavorando al pezzo in studio con Filippo abbiamo optato per questa decimazione. La prima versione che gli avevo fatto ascoltare l’abbiamo stravolta totalmente, gli ho lasciato carta bianca.

Hai collaborato con Filippo a distanza o avete avuto modo di lavorare al brano di persona?

All’inizio ci siamo confrontati per telefono. Poi ho raggiunto Filippo vicino Rimini dove abbiamo preso uno studio. Quando sono arrivato, gli ho fatto ascoltare la prima versione del pezzo che aveva solo il tema con chitarra, basso, batteria e voce, quella che si può dire la “struttura”. Insomma, come un manichino a cui devi fare un vestito: hai una base su cui dopo però devi metterci tutto il resto. L’ho raggiunto in studio con questa struttura su cui Filippo ha messo poi i suoi arrangiamenti.

Lavorando con Filippo, è venuto fuori qualche aneddoto legato al brano originale?

Sì, ad esempio nell’originale Ivan parla di una “via Strabona” di Trieste. In realtà esiste una “via Strabone”, ma non una via Strabona. Ed è una strada periferica che hanno voluto citare così per ragioni di rima. L’avevano trovata sul Tutto Città, l’ho scoperto parlando con Cheope che ho consultato anche perché nell’originale c’è la frase “volavano le gonne delle zingare slovene”, su cui abbiamo fatto un minimo cambiamento trasformandola in “volavano le gonne delle giovani slovene”. Su consiglio anche di Cheope, per una questione di rispetto e visione storica. La canzone è dell’83, e “zingare” era inteso come ragazze di uno Stato che all’epoca ancora non esisteva.

Ad accompagnare la tua versione di “140 km/h” un videoclip realizzato sulla base di una tua idea. A dirigerlo Lorenzo Vignolo e a curarne la fotografia Carlo Pacorini. Com’è stato girare il video? È stata un’esperienza divertente?

Il video lo abbiamo girato lo scorso febbraio, è stata un’avventura. Ci ho lavorato con Lorenzo Vignolo che è un grande regista e mi ha dato una mano a sviluppare l’idea, ho fatto da sceneggiatore in questo video. Ero partito con immagini e visioni da colossal, avrei voluto far partire un treno alla fine ma ci sarebbe voluto un budget molto alto. Abbiamo fatto un gran bel lavoro di squadra, grazie anche a Nikita Pelizon la modella triestina trapiantata a Milano protagonista del videoclip che finisce con lui che le lascia una canzone. E no, non sono io il tipo che si spupazza la ragazza! Compaio però in un cameo, sono tra quelli che ballano alla fine.

La tua cover di “140 km/h” entrerà a far parte del tuo nuovo album. So che sei molto abbottonato sull’argomento ma puoi anticiparci comunque qualcosina?

Posso dirti che con questo singolo ho anticipato il sound del nuovo disco, saranno nove canzoni e uscirà il prossimo anno. Comprende anche alcune collaborazioni con altri autori, ma i pezzi sono prevalentemente miei. “140 km/h” è un omaggio che ho voluto fare a Ivan, l’ho fatto uscire anche il 6 ottobre che è la data del suo compleanno, un modo come un altro per fargli gli auguri.

Nell’attesa che Enrico Cortellino ci faccia ascoltare il suo nuovo lavoro in studio, godiamoci la sua versione feat. Filippo Graziani di “140 km/h”, felici di aver riscoperto una pietra miliare del grande Ivan.

Link utili: www.facebook.com/Cortellinowww.cortellino.net

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