Mandorla Music Festival: a Milano la musica italiana incontra quella cinese per suonarle di santa ragione. Intervista all’ideatore della kermesse Sean White

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Mandorla Music Festival: a Milano la musica italiana incontra quella cinese per suonarle di santa ragione. Intervista all’ideatore della kermesse Sean White

Tutto pronto per il primo Mandorla Music Festival d’Italia. L’appuntamento è fissato a domenica 4 novembre, a partire dalle 19:30, ai Magazzini Generali di Milano. È in questa sede che si terrà la prima kermesse italo-cinese, un evento unico nel suo genere inserito nel circuito della China Week Milano.

Il Mandorla Music Festival è un insolito e originale esperimento culturale, nato con l’intenzione di avvicinare e fare entrare in connessione Italia e Cina sfruttando il linguaggio universale della musica. Su uno stesso palco si esibiranno insieme artisti dello Stivale e band e voci del Paese del Dragone Rosso in una lunga maratona che andrà avanti per tutta la notte. Nella line up: Ottavo Richter, Renato Caruso, Walking Ears, 7 Grani, SuYang, Octopuss, LuoQi e Tongyang. Il MMF non sarò solo un’affascinante opportunità di scambio culturale tra i due Paesi ma anche un incontro tra diversi generi musicali che spaziano dal folk-rock al jazz.

Mente ideatrice del Mandorla Music Festival è Sean White, nome d’arte di Zhang Changxiao, meglio noto come il “Marco Polo della musica italiana”. Storia incredibile la sua: sangue cinese ma italiano d’adozione, Sean White è arrivato a Milano qualche anno fa per studiare ingegneria robotica ma le cose per lui sono andate diversamente. Dopo aver scoperto per caso la musica di De André, si innamora della grande scuola cantautorale italiana e decide di diffonderla nella sua terra. Ne viene fuori un libro destinato al mercato cinese, “Creuza de Mao” con all’attivo oltre 200 mila copie vendute. Di qui una svolta nella sua vita che oggi lo vede a capo dell’agenzia LongMorning insieme al leader dei Walking Ears Mao Xuanxuan, occupandosi dell’organizzazione di concerti di artisti italiani e internazionali in Cina e della gestione del copyright della musica tricolore nel Paese con gli occhi a mandorla.

Abbiamo scambiato due battute con Sean White chiedendogli del Mandorla Music Festival e dei suoi prossimi progetti. Visto che c’eravamo, ne abbiamo approfittato anche per domandargli un parere sulla nostra musica. Ecco come ha risposto.

Ciao Sean, sta per iniziare il “Mandorla Music Festival”. Hai scelto di organizzarlo a Milano che vanta la comunità cinese più numerosa di tutta Italia. Come stanno andando le vendite dei biglietti e sinora che feedback hai ricevuto? La rassegna sta ottenendo una buona accoglienza?

I biglietti si stanno vendendo molto bene! Persino il personale dei Magazzini Generali è rimasto piacevolmente colpito. Per noi cinesi che viviamo in Italia questo è il nostro primo rock festival. Alcuni cinesi verranno persino da Napoli per assistere ai concerti! Sarà una sorpresa per tutti gli italiani che ancora non conoscono la potenza della nostra musica rock. Stiamo ottenendo molti riscontri positivi anche da loro, sicuri che il nostro festival li farà divertire regalando a tutti una piacevole serata.

Nelle tue intenzioni, c’è l’idea di rilanciare una rassegna simile ma in terra cinese? Te la butto così: magari a Pechino un “Mandolino Festival” con artisti sia conterranei che italiani?

Domanda interessante, in realtà da due anni sto pensando di organizzare un festival musicale simile a Pechino per far conoscere i cantautori Italiani. Ho anche parlato con alcuni di loro. È un progetto che si avvererà presto…

La Cina come vive il rapporto con la sua musica? Qual è il genere musicale che oggi va per la maggiore e che peso ha la musica nel tuo Paese? Ho letto che la tua famiglia non l’ha presa benissimo inizialmente quando hai deciso di lasciare gli studi di ingegneria per dedicarti al settore musicale.

A noi cinesi la musica piace moltissimo, soprattutto il pop e il rock. Ci piace raccontare e descrivere quello che proviamo, con il canto e la musica. Non a caso abbiamo un settore dedicato speciale chiamato KTV (Karaoke cinese)! Però in Cina è difficile ottenere rendite dalla musica. Se decidi di intraprendere un percorso di studi artistico-musicali, significa che non sei bravo in altri ambiti di studio e che è qualcosa che fai solo per divertimento. Io vengo da Ji Nan, dalle stesse parti di Confucio e anche mio padre è un uomo d’affari. Ovviamente anche i miei genitori, per me, sperano in un futuro con basi solide e stabili.

Sbaglio o dopo “Creuza de Mao” è in cantiere per te la stesura di un nuovo libro questa volta però sugli artisti italiani più recenti?

Sì, certo. Sto lavorando ad un nuovo libro da dedicare ai giovani artisti italiani. Sto cercando di scoprire la nuova generazione di cantautori se non altro anche per valorizzare il presente! Non sempre ciò che è “passato” è anche tradizione. Giovane, però, significa futuro! Essere giovani vuol dire rompere le vecchie regole.

Levami una curiosità: ti faccio 4 nomi di artisti italiani. Mi daresti la tua opinione di gusto da ascoltatore cinese? I nomi sono Sfera Ebbasta, Calcutta, Baustelle e Alessandra Amoroso.

Su Sfera Ebbasta non posso dire molto perché non conosco la sua musica e la trap non è uno dei generi che ascolto di più. Tuttavia, penso che questo tipo di musica avrebbe successo in Cina! Calcutta e Baustelle mi piacciono molto e per quanto riguarda Alessandra Amoroso, per me lei ricalca uno stile italiano tradizionale. La sua musica è quella che più richiama lo stile pop cinese.

Domenica 4 novembre, alle 19:30, tutti ai Magazzini Generali di Milano per il primo Mandorla Music Festival. Biglietti in vendita su www.mailticket.it e su www.ticketone.it .

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