X FACTOR 12, tra logorrea e frecciatine Lodo sopravvive al primo live. Fuori subito Matteo Costanzo. Le pagelle

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X FACTOR 12, tra logorrea e frecciatine Lodo sopravvive al primo live. Fuori subito Matteo Costanzo. Le pagelle

X Factor 12

Logorrea, Måneskin, frecciatine, assegnazioni deliranti, noia, Måneskin e Måneskin. Sono queste le parole chiavi del primo live di X Factor 12, la prima puntata con Lodo Guenzi al posto di Asia Argento e soprattutto con Simone Ferrari nuovo direttore artistico in sostituzione di Luca Tommasini (che comunque avrei ringraziato con un applauso a prescindere).

Lodo parla, parla e di nuovo parla, subisce il bullismo, le faccette e le frecciatine dei compagni di banco pronti a criticarlo su tutto, dalle assegnazioni ai commenti, ma a fine puntata rimane (incredibilmente) con tutti e tre i suoi gruppi al contrario di Fedez, che chiude una settimana di merda con l’eliminazione del suo Matteo Costanzo: niente lattuga né panettoni da lanciare, solo due over alle prossime puntate e nessuno dei due con delle possibilità di vittoria (almeno secondo noi). Un bel casino! X Factor 12

La prima manche vede i Seveso Casino Palace, Leo Gassman, Renza Castelli, Red Bricks Foundation e Anastasio: il gruppo del “Mick Jagger dei poveri” è il più debole di tutti e si conquista giustamente un posto nel duello finale, dove incontra Matteo Costanzo, meno votato tra i 6 della seconda manche (con Bowland, Naomi Rivieccio, Sherol, Emanuele Bertelli e Martina Attili). Tra le due tranche di esibizioni, i Måneskin ci ricordano cosa significa esibirsi e soprattutto che vincere ‘sto talent non serve a una ceppa di cazzo, visto i differenti successi del primo e dei secondi classificati dello scorso anno. La loro “Torna a casa” è tra le cose migliori uscite nell’ultimo periodo, e i quattro sono radiosi come non mai nel presentare il loro album “Il ballo della vita“: inutile dirlo, sarà sicuramente un successo.

C’è ancora tempo per l’ospitata di Rita Ora (da rimanere a bocca aperta per ore) e per un altro paio di esimi commenti sarcastici prima dell’eliminazione nel duello finale: se ne va a casa Matteo Costanzo, perché come dice Manuel Agnelli “I Red Bricks hanno una attitudine che qua ci serve“: la migliore fotografia del nostro paese oggi, dove il merito non serve a un cazzo se non hai attitudine, mentre lo spread si impenna alla nuova quota Loomy.

Ma bando alle ciance, riviviamo la prima puntata dei live di #XF12 con le nostre pagelle

X Factor 12 – Il primo live | Pagelle

Seveso Casino Palace – “Giovane Fuoriclasse“: 6

I quattro partono bene con “Giovane Fuoriclasse” di Capo Plaza (rassegnamoci: quest’anno sentiremo tanta trap e tanti testi impegnati che parlano di fica, soldi e erba: benvenuti in Italia, anno domini 2018), I giudici apprezzano l’esibizione, meno l’assegnazione (“L’avevamo già sentiti fare trap” dice Fedez), facendo partire il contest (seguitissimo sui social) “critichiamo a caso Lodo Guenzi per qualsiasi cosa faccia“.

Leo Gassman – “Broken Strings“: 6,5

Impostato come il nonno quando faceva drammi canta “Broken Strings” di James Morrison feat Nelly Furtado. Critiche da Fedez (“ti devi sciogliere sul palco“) e Manuel Agnelli (“Sei troppo teatrale“: chi l’avrebbe mai detto di uno che di cognome fa Gassman) mentre Lodo ci ricorda quanto funzioni il fascino da bravo ragazzo (da leggersi: funzionano i fregni) in questo paese. Ma sinceramente, tralasciando i giochini e le tattiche, Leo funziona e la voce arriva: magari vestiamolo meglio la prossima volta, ecco.

Luna Melis – “E.T.”: 7

La piccola sarda continua a spaccare come aveva fatto nelle fasi precedenti del programma: la sua versione di “E.T.” di Katy Perry è potentissima (anche se Mara Maionchi la trova “meno aggressiva del solito“) e lei sul palco è totalmente a suo agio nonostante i suoi 16 anni. Fedez è contento per l’assegnazione “Non capita tutti i giorni di vedere Agnelli assegnare Katy Perry“; a noi invece, ça va sains dire, ci è cascato per terra l’ultimo coglione rimasto e abbiamo il terrore di vedere presto il leader degli Afterhours assegnare un brano di Young Signorino. Speriamo non succeda..

Renza Castelli – “Raggamuffin“: 6,5

Sembrava arrivata per caso ai live, e invece alla prima occasione Renza Castelli e la sua inseparabile chitarra se la cava con “Raggamuffin” di Selah Sue: sensualissima e a fuoco sul brano, si conquista il pass per la prossima puntata senza problemi. Riuscirà mai ad esibirsi senza le sei corde sotto mano?

Red Bricks Foundation – “New Rules“: 5

Ancora ci stiamo chiedendo cosa diavolo ci fanno ai live, e ce lo continueremo a chiedere anche la prossima puntata. I quattro massacrano “New Rules” di Dua Lipa, e vanno giustamente al duello finale dal quale si salvano solo grazie ad un incrocio di tattiche che non si vedeva dai tempi di Arrigo Sacchi. Lodo paragona il frontman a Mick Jagger e Richard Ashcroft: anche meno Lodo, anche meno

Anastasio – “C’è tempo“: 7

Arriverà  il momento in cui canterà degli up tempo in inglese, e lì probabilmente saranno cazzi. Per adesso però continua a stupire con la sua penna e la sua sensibilità nell’esibirsi. La sua “C’è tempo” di Ivano Fossati è bella e emozionante, e sorprende anche i giudici, con un Lodo che parte con un discorso infinito da zapping immediato: neanche Morgan riusciva a parlare così tanto (oddio, Morgan sul campo è inarrivabile in realtà). Mara dichiara “Oramai ti amo quasi“:  la tenerezza.. X Factor 12

Naomi – “Love on top“: 6

Vi ricordate la Naomi impacciata che si era presentata alle audition, sorprendendo proprio per il suo essere così fuori posto sul palco? Ecco, dimenticatevela: il personaggio che le hanno creato è una gatta morta intrigante che il palco se lo magna. La sua versione di “Love on top” di Beyoncé è ben focalizzata, la voce è bella e pulita (Mara paragona la sua tecnica a quella di Mango.. mica male!). Però se già al primo live cominciamo a creare i personaggi televisivi stiamo messi male.. Da goffa ci piaceva, da tigre del palcoscenico un po’ meno.

Bowland – “Sweet dream“: 6

Riapre il lounge bar sulla Flaminia, buffet + drink + lounge music 10 euro con la prenotazione. Loro son bravissimi per carità, onirici e quant’altro, però il fattore “ma sempre la stessa roba fanno” diventa sempre più preponderante. Fedez ci dice che sono i concorrenti che ogni giudice vorrebbe, Manuel Agnelli è contento di vederli variare sui dettagli, come il didgeridoo ieri o il trita erba alle audition. Per carità, il dettaglio è importante, ma se allarghiamo lo sguardo vediamo il solito arrangiamento chill che con gli Eurythmics non può che funzionare. Ma quando si tratterà di cantare un Lucio Dalla qualunque che si inventeranno?

Sherol – “Can’t Feel My Face“: 7,5

Dai su, dategli il pass direttamente per la finale e finiamola con questa pantomima. Una bomba, la sua versione di “Can’t Feel My Face” dei The Weeknd è praticamente perfetta, così bella che ci fa anche dimenticare il vestitino fosforescente. A suo agio con le ballad e con gli up tempo, a suo agio sul palco, a suo agio e basta. Gli esimi giudici sono d’accordo: già finalista, cerchiamo di non bruciarla.

Emanuele Bertelli – “Impossible“: 6,5

Definita da Manuel Agnelli “l’assegnazione più telefonata della serata“, “Impossible” di James Arthur by Emanuele Bertelli funziona, e il ragazzone “con due anime” come dice la sua giudice Mara ha un timbro vocale che sorprenderebbe chiunque. Anche qui, peccato per il look:  il rapper truzzo e con i capelli dritti mal si addice alla sua voce caldissima.

Matteo Costanzo – “Power”: 6

L’agnello sacrificale della serata. L’assegnazione (un mash up tra Kanye West e King Crimson ) non è proprio sulle sue corde, eppure se la cava benino. Per carità, tra i compagni di manche è il meno performante, ma la sconfitta nel duello finale contro i Red Bricks grida ancora vendetta. Però le capacità ci sono tutte, e per uno che ha arrangiato due dei brani dell’album di Ultimo opportunità per emergere ci saranno di sicuro

Martina Attili – Castle in the snow: 6,5

Martina ci piace, l’assegnazione visionaria (“Castle in the snow” di Kadebostany) ci piace, il canovaccio degli autori del programma meno. Alle audition era la dolcezza fatta persona, ai live per usare le parole di Fedez è “un misto di Alice e il paese delle meraviglie e la bambola assassina“, e non è che ci faccia impazzire. Ma la voce c’è, il personaggio c’è, la classe c’è. Vi prego, non ce la rovinate con look del cazzo e vocine da bimba che risultano fuori fase: ha 16 anni, fatela divertire!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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