LUIGI “GRECHI” DE GREGORI, esce il nuovo brano “Sangue e carbone (La pasiun de la mina)” – INTERVISTA

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LUIGI “GRECHI” DE GREGORI, esce il nuovo brano “Sangue e carbone (La pasiun de la mina)” – INTERVISTA

luigi grechi de gregori

Luigi “Grechi” De Gregori pubblica “Sangue e carbone”, terzo brano del progetto artistico “Una canzone al mese”, per cui il 21 di ogni mese l’artista propone un nuovo brano in anteprima sul suo sito web. “Ora da noi le miniere di carbone sono chiuse ma tanti hanno avuto un nonno o uno zio che ha scavato nelle viscere della terra in paesi lontani, ed è a questi che è dedicata la canzone”.

L’idea di una canzone al mese – racconta Luigi Grechi – è nata quando ho iniziato ad avere pezzi nuovi da far uscire ho deciso di farli uscire mese per mese. Non ho un progetto legato a un disco o con velleità commerciali, tanto è vero che gli stessi pezzi sono disponibili gratuitamente per l’ascolto”.

Un’iniziativa originale ma, curiosamente, al passo con i tempi

Se vogliamo la musica per decenni è andata avanti con la logica del singolo: il 78 giri, poi il 45. Poi si è passati al cd ma vedo che ultimamente la vendita dei dischi è molto calata. La tendenza ora è acquistare una singola canzone e aggiungerla ad una playlist quindi non ho fatto altro che seguire i tempi”.

Le canzoni sono slegate tra loro o qualcosa le lega?

Sangue e carbone, l’ultimo pezzo è venuto fuori così. Non c’è un filone – spiega De Gregori – le canzoni capitano quando capitano. Io sfuggo alla dimensione del legamento dei sentimenti musicali e autoriali. Non c’è una preoccupazione di fare qualcosa di definito. Quando creo qualcosa lo faccio sentire al mio arrangiatore Paolo Giovenchi. Da anni lavora con me e sono soddisfattissimo di lui. Quando lavoriamo ad una canzone non pensiamo cosa sarà. I brani nascono da un pensiero che poi prende forma”.

Allo stesso modo il tono delle canzoni non è sempre definito

Se faccio una canzone divertente perché me la sento – dice Grechi – non vedo perché non dovrei farla uscire. Il pezzo precedente a questo ‘Tangos e Mangos’ (uscito a luglio) esprime proprio questo mio stato d’animo. Qualche volta bisogna staccare la spina e dimenticare per un attimo pensieri più seriosi: in fondo è a questo che servono le vacanze. Non c’è niente di male a far uscire qualcosa di serio o di divertente, bisogna seguire il proprio pensiero del momento”.

Luigi “Grechi” De Gregori muove i primi passi come artista alla fine degli anni sessanta al Folkstudio di Roma, mitico locale di Trastevere che fu in quel periodo approdo di tutta una generazione musicale d’avanguardia (ci capitarono, fra gli altri, Odetta e Bob Dylan). Pubblica il primo album “Accusato di libertà” (PDU) nel 1975 e in quegli anni suona in giro per festival alternativi e radio libere, locali e cantine: si dice, anche, a leggere i tarocchi ai passanti e a viaggiare su e giù per l’Italia, l’Irlanda, gli Stati Uniti. A Milano fa anche il bibliotecario, come già suo padre e suo nonno, mentre continua a suonare e incidere brani come “Elogio del tabacco” o “Il mio cappotto”. Verso la fine degli anni ottanta esce “Il Bandito e il Campione”, brano portato al successo dal fratello Francesco, grazie al quale Luigi Grechi si aggiudica a Sanremo la Targa Tenco nel 1993 come miglior canzone dell’anno. Sull’onda di questo successo si snodano “Girardengo e altre storie”, “Cosivalavita”, “Pastore di Nuvole!” e l’ultimo “Angeli e Fantasmi”. Partecipa a due tour italiani con i poeti della beat generation, accompagnando con la sua chitarra Lawrence Ferlinghetti e Martin Matz e continua ad esibirsi su e giù per l’Italia fra festival, teatri di provincia e circoli culturali. Ha recentemente pubblicato una compilation delle sue canzoni, “Tutto quel che ho 2003-2013”, e la sua ultima impresa è stata la traduzione di “La ballata di Woody Guthrie”, un graphic novel di Nick Hayes uscito quest’anno e dedicato alla vita del grande folksinger. Quando ha tempo vive in Umbria tra la pianura e le colline.

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