Fuori oggi “8”, il nuovo album dei SUBSONICA. Eccolo commentato traccia per traccia

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Fuori oggi “8”, il nuovo album dei SUBSONICA. Eccolo commentato traccia per traccia

Subsonica

foto di Chiara Mirelli

Esce oggi “8” (Sony Music), l’attesissimo album dei Subsonica che tornano insieme dopo quattro anni per presentare un nuovo lavoro di inediti, già anticipato dal singolo “Bottiglie Rotte”. 8 naturalmente è l’ottavo album di una band che, pur continuando a evolvere nel proprio approccio alla musica e senza mai smettere di sperimentare, è riuscita a coinvolgere un pubblico sempre più ampio.

8 è la stilizzazione del tempo che gira su se stesso, è la rappresentazione dell’infinito, è l’occasione per ridefinire un punto di partenza dopo le pause individuali, ricominciando da dove tutto è iniziato. Ma è anche e soprattutto un album di riflessione attenta sul tempo presente.

Il gruppo torinese, che ha da sempre un respiro internazionale, sarà protagonista dal 4 al 19 dicembre di “European reBoot2018” sui palchi di 9 città: Amsterdam, Londra, (dove hanno recentemente lavorato al disco con l’ingegnere del suono Marta Salogni, astro nascente, già engineer dell’ultimo album di Björk), Dublino, Zurigo, Parigi, Bruxelles, Colonia, Berlino, Monaco. A questo seguirà “8 TOUR”, la tournée italiana nei palazzetti che toccherà 8 città lungo tutta la penisola: Torino, Milano (le date doppie) Ancona, Bologna, Padova, Genova, Roma e Firenze.

Subsonica – 8 | Tracklist Subsonica 8

1. Jolly Roger
2. L’incubo feat. Willie Peyote
3. Punto critico
4. Fenice
5. Respirare
6. Bottiglie rotte
7. Le onde
8. L’incredibile performance di un uomo morto
9. Nuove radici
10. Cieli in fiamme
11. La bontà
12. L’incredibile performance di un uomo morto (Boosta Demo)
13. The Gadagheciu (Bottiglie Rotte Max Demo)
14. Pipistrello della frutta (Respirare Demo)

Subsonica – “8” commentato traccia per traccia

 

JOLLY ROGER

È il brano che colloca “8” in una cornice di suggestione “temporale”.
Si parte dagli anni ‘90, da quel sound che ha ispirato fortemente la band durante le caldissime nottate di una stagione sonora che rivive in questa base proposta da Boosta e Ninja.
La “Jolly Roger” è la bandiera dell’adolescenza e il testo – diviso tra una rievocazione “giovanile” dei sogni musicali di Samuel, contrapposta a strofe di Max che raccontano dell’oggi in relazione al tempo trascorso – si lega fortemente alla forma ciclica del numero 8. Mentre le corde di Vicio sostengono la pulsazione.
“Ma adesso siamo qui” è la dichiarazione dell’essere presenti oggi più che mai, dopo che i sogni realizzati sono stati esposti all’attrito del tempo, ai sussulti dei traguardi, delle gioie, ma anche delle disillusioni.

L’INCUBO

Nasce da un’idea di Samuel, con un suono ancorato saldamente alle sonorità del primissimo album. Il testo racconta dello smarrimento che si prova nel restare sospesi tra le proprie certezze e i timori di un passo verso l’ignoto, necessario per dare vita alle proprie aspirazioni.
Il brano è anche occasione per l’unico featuring di “8”. Le strada dei Subsonica incontra quella di Willie Peyote, intelligentissimo rapper, autore di testi brillanti e graffianti, ma soprattutto testimone di una rinata vitalità musicale torinese, molto apprezzata ovunque.

PUNTO CRITICO

Se “Microchip emozionale” uscisse oggi, conterrebbe con tutta probabilità sonorità come queste.
Ninja e Max danno vita ad una base acida e groovosa, che fornisce occasione per un’analisi del tempo. Il testo di Max (come la melodia), costruito per abbinamenti, prova a descrivere questi “anni senza titolo”.
Poveri di slanci ideali e di narrazione collettiva, votati all’individualismo, segnati da rigide chiusure, ansie patriottiche e tensioni nazionalistiche. E pur tuttavia globalmente decisivi per come pongono l’umanità di fronte a ineludibili scelte epocali. Spesso di non ritorno.
La clonazione, il rapporto tra nuove tecnologie e libertà individuali, l’automazione del lavoro umano, lo sviluppo di intelligenze artificiali, le emergenze climatiche, appaiono temi fuori portata rispetto alla comune consapevolezza e alla sensibilità del tempo.

LA FENICE

La Fenice è la figura individuata da Samuel e Max per descrivere quelle personalità dominanti, spesso tiranniche, quasi sempre intramontabili, che tendono ad infestare l’immaginario collettivo e la sfera privata del nostro presente.
Dalle realtà di potere ai luoghi del lavoro, dalle Università fino all’interno delle mura domestiche. Talvolta anche nei rapporti sentimentali segnati da violenza.
La Fenice rappresenta l’elemento autoritario che si ripropone con perenne capacità di trasformismo, che non rinuncia alla propria centralità, che ostruisce il ricambio di energia.
Ma La Fenice rappresenta anche la forza, la capacità, il potere liberatorio del bruciare tutto per risorgere dalle proprie ceneri.
Le sonorità oscillano tra una rilettura dei Subsonica di “Microchip emozionale” e un basso di Vicio dal carattere new wave.

RESPIRARE

Con base armonica di Boosta e la melodia dolce e spaziosa di Samuel, “Respirare” è un brano carico di sentimento. È un invito a dissolversi, ad alleggerirsi dal peso di un’ansia, oggi così comunemente presente, ad uscire dalla propria autocentratura per smaterializzarsi nel flusso del tempo e nello scenario della natura.
Testo di Samuel con lievi interventi di Max.

BOTTIGLIE ROTTE

È il primo singolo dell’album. Passi di danza per giovani star autistiche da pianerottolo, in un mondo nel quale i titoli sostituiscono le notizie, le svastiche vengono tracciate per noia e l’indifferenza è una materia prima. Strofa di Boosta, ritornello e testo di Max.

LE ONDE

L’11 marzo del 2015 moriva improvvisamente, in un incidente stradale, Carlo Rossi. Carissimo amico della band, figura di riferimento fondamentale per la musica torinese prima e per quella italiana poi. Maestro di tecniche di registrazione per Max.
Carlo ha lavorato per e con innumerevoli artisti celebri e importanti.
Dedicare un brano alla sua dolorosa scomparsa sarebbe potuto risultare pretenzioso.
Ma la cosa, nata spontaneamente dal pianoforte e da una melodia di Boosta, è stata successivamente arricchita da ampi spazi strumentali, capaci di rendere sostenibile il peso dell’argomento. Che è la perdita di una persona cara, ma che è anche il nostro interrogarci sul significato di quello che succede dopo.
Con o senza risposte.
Testo collettivo.

L’INCREDIBILE PERFORMANCE DI UN UOMO MORTO

È un brano proposto da Boosta, anche nella prima stesura del testo, successivamente rivisto e implementato insieme a Max e Samuel. È l’ingrandimento di un istante di fuga dai sentimenti, di un abbandono, di una riscrittura un po’ codarda e narcisistica, ma pienamente consapevole, degli eventi.
Lo zoom si concentra sul dettaglio delle lacrime altrui per come cadono “bellissime” al rallentatore.
Mentre la musica, inizialmente dolce e malinconica, accompagna il quadro emotivo in un crescendo di tensione.

NUOVE RADICI

Li chiamano contadini 2.0. Spesso sono giovani che, dopo avere studiato e viaggiato, scelgono di lavorare la terra. Con consapevolezza, inventiva e rispetto. È un’immagine luminosa del futuro.
In qualche modo, questo brano di Max, che elabora una strofa di Boosta, è dedicato a loro. Tra suggestioni afro beat, synth visionari e un basso di Vicio che mantiene ostinatamente lo stesso riff per tutto il brano, attraverso i diversi cambi di scenario.

CIELI IN FIAMME

Brano proposto da Samuel (suo anche il testo), elaborato ritmicamente da Ninja e Max in chiave “bass”, contrappuntato da incursioni elettroniche di Boosta e dalle plettrate nervose di Vicio.
È un brano carico di tensione fisica. Luci e ombre vorticano in un uragano capace di inghiottire per poi risputare la rabbia e i sentimenti. Fino ad una tregua finale patteggiata con i propri demoni.

LA BONTÀ

L’album si chiude su un tema oggi molto discusso: la bontà. Da alcuni identificata con buonismo, a cavallo tra cinismo e ingenuità. Il brano offre suggestioni, senza necessariamente indicare conclusioni, sull’inevitabile dualismo interiore. Il brano, proposto da Samuel anche nelle parole, ha il compito di chiudere l’album in una delicata sintesi di stili differenti che solo nel suono (e nella storia) dei Subsonica possono riuscire a convivere.

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