“Little songs for big elevators”: l’ultimo disco dalle atmosfere soul & jazz di PAPIK. Parla Nerio Poggi

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“Little songs for big elevators”: l’ultimo disco dalle atmosfere soul & jazz di PAPIK. Parla Nerio Poggi

Si chiama “Little songs for big elevators” (Irma Records) ed è il quarto album di Papik, il progetto musicale portato avanti dal compositore e arrangiatore romano Nerio Poggi.

Trenta brani, tra inediti e cover cantati in inglese, italiano, francese e spagnolo, e ben 24 artisti della scena nu soul, jazz e funky chiamati a collaborare alla loro realizzazione. Tra i tanti l’inglese Sarah Jane Morris, l’americano Ronnie Jones, Simona Bencini dei Dirotta Su Cuba e Walter Ricci, la voce più promettente del jazz made in Italy.

Anticipato dal singolo “No doubts left” – e uscito in formato doppio CD e doppio vinile – l’ultimo lavoro di Papik è uno di quei dischi su cui poggiare la puntina per poi “lasciarlo andare”. Poche note ed è magia. Si viene proiettati in un’atmosfera soffusa e raffinata, fatta di melodie, armonie e voci, che è un piacere ascoltare. Il sottofondo perfetto per una serata elegante in cui godersi del buon soul misto a jazz, bossa e a qualche spennellata di funky che ammicca ai groove degli anni ‘70.

Abbiamo chiacchierato con Nerio Poggi per farci raccontare di “Little songs for big elevators” direttamente dal suo autore. Ecco come ha risposto alle nostre domande.

Nerio, iniziamo dal titolo che hai scelto per il disco: come mai “Little songs for big elevators” ossia “piccole canzoni per grandi ascensori”?

L’idea è nata come un gioco. Sai, questo genere musicale per il mercato italiano è ancora un po’ di nicchia e da qualcuno è considerato musica da ascensore. Allora io, per gioco, ho voluto scherzare scegliendo un titolo che è una piccola provocazione ma senza alcuna vena polemica.

Trenta brani per cui hai richiesto la collaborazione di un altrettanto buon numero di artisti. Per citarne uno su tutti, penso a Walter Ricci che ha prestato la voce a “No doubts left”, il singolo con cui hai lanciato l’album. Com’è nata la collaborazione con lui?

Conosco Walter da quando aveva 17 anni, allora era ancora agli inizi della sua carriera. Quando vedo un ragazzo talentuoso come lui cerco sempre di coltivarne le capacità e di collaborarci. Mi piace fare un po’ da pigmalione, anche se in questo caso Walter aveva già avviato la sua carriera. Quando ho realizzato “No doubts left” ho subito pensato alla sua voce, mi sembrava perfetta per quel brano e infatti è venuto fuori un bel pezzo fatto bene. Sono contento del risultato.

Tra i brani del disco, oltre agli inediti, anche qualche cover. Realizzare una canzone da zero e rielaborarne una già nota sono entrambe 2 sfide ma diverse..

La più difficile è sicuramente la creazione di una cover. Ti ritrovi a lavorare su brani che la gente conosce da sempre e che devi rifare in un’altra chiave senza snaturare la canzone e portando rispetto sia al brano che al suo autore. Devi cercare di mantenerne lo spirito e non è facile per niente. Io lo faccio sempre con massima serietà e con grande rispetto nei confronti di chi ha realizzato i brani.Papik

Ma immagino che lavorare ad una cover sia anche una sfida esaltante! Tra le cover presenti in “Little songs for big elevators”, quale ti ha appassionato di più riproporre in una versione del tutto nuova?

La più difficile probabilmente è stata “Mmm mmm mmm” dei Crash Test Dummies. Un brano molto pop-rock che è stato una bella sfida mettere in chiave swing. Devo dire però che mi è piaciuta molto la versione che ne è venuta fuori. “Black hole sun” invece era più nelle mie corde, è una canzone che si presta a livello armonico ed è stato semplice rifarla in un’atmosfera più raffinata.

Ascoltando invece “In fondo ai tuoi occhi” in cui c’è il featuring della bravissima Sara Galimberti, m’è venuto in mente un brano cucito su misura per Mina. Sbaglio?

Beh, la voce di Mina è difficile non sentirla e immaginarsela in quasi tutte le canzoni. Nel caso di “In fondo ai tuoi occhi” sono stato “ascoltatore” anch’io. La canzone me l’ha mandata il compositore Riccardo Santoro e quando l’ho sentita, benché fosse in una chiave totalmente diversa molto più sbarazzina e meno seriosa di come l’ho fatta io, ho capito subito che si trattasse di un gran brano e allora ho voluto rifarlo e ho pensato a Sara Galimberti. Il brano non è però mio e bisogna riconoscere le lodi a Riccardo Santoro, come si dice: “diamo a Cesare quel che è di Cesare”!

Nerio, prima di lasciarci un’ultima domanda. Abbiamo parlato del disco ma ora vorrei sapere se hai date in programma per suonarlo nuovamente dal vivo, se hai intenzione magari di presentarlo live in Gran Bretagna e Giappone dove hai sempre ricevuto una bella accoglienza.

Presto in Gran Bretagna! Lo presenterò lì a Gennaio. Per le altre date al momento “work in progress”. Non sono ancora definite ma seguendo i miei canali sarà possibile essere aggiornati su tutto!

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