L'Utopia di BJÖRK che cura le ferite d'amore - Reportage Live | FOURZINE

L’Utopia di BJÖRK che cura le ferite d’amore – REPORTAGE

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L’Utopia di BJÖRK che cura le ferite d’amore – REPORTAGE

Questo Lunedì 30 Luglio si è tenuta la data romana del tour di Björk alle Terme di Caracalla, recupero della data annullata del 13 Giugno, mai tenutasi a causa della pioggia. Questa volta l’eclettica artista islandese non si è fatta attendere molto, dando il via al concerto (quasi) puntualmente e offrendo il meglio di sé stessa dal punto di vista vocale e comunicativo. Parte molto importante di questo spettacolo è sotto gli occhi del pubblico già da subito: la scenografia, caratterizzata da elementi tropicali, paradisiaci e fiabeschi insieme, in cui gli oggetti, ad esempio giganti fiori di loto, servono ad introdurre al mondo visivo carico di tematiche personali di cui Björk canterà durante la serata.

Quando il concerto inizia, il pubblico è colto da un flashback: la parte iniziale del video di apertura è l’unica cosa che era stato possibile vedere alla scorsa data prima dell’interruzione dettata dalla pioggia. Questo prologo introduce lo spettatore all’utopia rappresentata attraverso il palco e l’intero concerto, ossia un luogo naturale perfetto immaginabile attraverso la musica, un luogo pacifico ma al contempo sconosciuto, abitato da personaggi non familiari e dall’aspetto alieno. All’apparizione di Björk il mega-schermo inizia a mostrare immagini di fiori che si aprono, sbocciando sotto gli occhi del pubblico, mentre la cantautrice intona una sublime Arisen My Senses, uno dei pezzi meglio riusciti di questo disco, con i suoi overlay vocali dalla carica emotiva sempre crescente. L’inizio è dunque un simbolico fiorire, un riaprirsi alla vita, un risveglio come dice il pezzo.

È sui brani del disco Utopia, i più sentiti in questo momento molto delicato per lei, che l’artista da il meglio, raccontando le sofferenze e il superamento del suo fallimento matrimoniale. È così che nasce il curioso contrasto tra brani come la fragile Features Creatures, e l’ardita (già dal titolo) Sue Me. Nella prima vediamo una Björk ancora provata, che racconta di come dopo il divorzio alcuni piccoli dettagli familiari sul volto di un uomo la riportino immediatamente ad una sensazione di falsa felicità. Nella seconda, invece, si esprime con fervore e inusuale schiettezza contro il modo irrispettoso in cui il suo ex-partner sta gestendo la loro separazione.

Ed è proprio in questa tematica e tra i versi di uno dei pezzi meglio eseguiti della serata, Losss, che si trova il significato dell’utopia portata sul palco da Björk :

 

Loss of love, we all have suffered

How we make up for it defines who we, who we are
L’obiettivo della cantautrice è superare ciò che ci aveva raccontato in Vulnicura, una perdita totalizzante, un dolore dilaniante che possono essere dimenticati soltanto immaginando un nuovo futuro, una nuova utopia e immaginandosi di mettervi piede e ritrovare il gusto di sorprendersi dell’inaspettato, del diverso, del non abitudinario, senza scagliarsi contro chi si è voluto bene, mantenendo il rispetto nei confronti del proprio passato.

Nonostante la brevità del concerto le tematiche affrontate e la rara intensità del canto di Björk hanno reso la serata realmente memorabile, cosa che soltanto un’artista destinata a rimanere nella storia della musica può fare.

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Antonio Galota
Antonio Galota
Antonio Galota, nato in Sicilia nel 1995, trasferito a Roma per studiare Graphic Design. Oltre alle arti visive adoro la musica, che mi accompagna sempre anche nel lavoro e alla quale dedico il mio tempo libero!

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