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OEL e i suoi progetti dopo un “Pezzo Reggaeton” – INTERVISTA

OEL

Un cognome importante, un brano dello scorso anno con un’incredibile viralità (nonostante fosse nato quasi per gioco) e un nuovo singolo in radio e in digitale in questi giorni. Stiamo parlando di OEL, al secolo Leonardo Cecchetto, figlio del celebre Claudio entrato prepotentemente nelle tendenze musicali dello scorso anno con la sua “Le focaccine dell’esselunga“. Quest’anno ci riprova con “Pezzo Reggaeton“, una scanzonata ironia su certe sonorità oramai familiari a queste latitudini. Lo abbiamo sentito per farci raccontare un po’ i suoi progetti e le sue sonorità

“Mi hanno detto di scrivere un pezzo reggeton..” realtà o licenza ironico musicale? E’ il tuo sound o è solo un esperimento?

Diciamo che la frase non è autobiografica, era solo un modo di ironizzare sugli ultimi successi che sono per la maggior parte reggaeton. Un puro fatto ironico, come era stato lo scorso anno con le focaccine.

Ma ti piace sto reggaeton?

Non è il mio genere preferito ma lo apprezzo, c’è sicuramente un motivo se sta spopolando così.

Come c’era sicuramente un motivo per il successo delle tue “focaccine dell’Esselunga”. Quale è stato il segreto di quello che è accaduto?

Credo che il segreto delle focaccine sia stata la leggerezza ed il divertimento, che ha permesso al brano di diventare virale. Non ho mai pensato che potesse essere messo a confronto con altri successi di altri autori, l’ho sempre presa per quello che era: mi sto divertendo, niente di più.

La gente cerca lo svago nella musica e non più l’impegno..

Non è che non si cerca più l’impegno, ma se capita di ascoltare anche qualcosa di leggero e piacevole, perché no? A me piace ascoltare musica che mi dia emozioni ma anche una musica più leggera, con meno contenuti, come può essere la trap di questo periodo: a livello di sound certo, e non di testi.

E tu rimarrai sempre sullo scanzonato e ironico o canterai anche di altro?

Penso che tratterò anche di altro, ho scritto molti brani, altri ne ho in cantiere, e le tematiche e soprattutto le emozioni saranno ben diversificate.

Non posso non chiederti del tuo cognome: ti ha aiutato? Oppure è stato un ostacolo?

Un ostacolo assolutamente no, anzi è stato un grande aiuto. Sia perché mio padre mi ha sempre sostenuto, anche emotivamente. Non ho considerato il mio cognome un peso, anzi ne sono sempre stato onorato e mi aiuta a fare sempre di meglio

Collaborazioni in vista padre figlio? Ha messo mano fattivamente nelle tue produzioni?

Per ora è intervenuto ma senza essere mai invasivo, diciamo che ha lasciato fare a me specie adesso che siamo all’inizio. Poi nel futuro, chissà..

Ti piace la trap italiana di questi anni?

Sì, sinceramente mi piace molto, ho sempre apprezzato quelle sonorità anche quando in Italia non c’erano ancora, poi nel 2014 è arrivato Sfera Ebbasta con tutta la sua crew, con Izi, Tedua, Rkomi, e secondo me hanno rivoluzionato quello che era il rap che oramai era abbastanza saturo e ora invece è cambiato.

Saranno quelle le tue sonorità del futuro?

Io prenderò qualcosa dalla trap perché mi piace molto il suono, ma non certo i testi, nei quali cerco di metterci sempre qualcosa di mio. Ma le sonorità mi affascinano davvero

Ma un giovane come te ci pensa ancora al Festival di Sanremo? E lo vede?

Penso che non sia come una volta la prima cosa che viene in mente ad un giovane per fare successo, ci sono talmente tanti mezzi per ottenere visibilità. Ma alla fine il festival me lo vedo anche io, lo ammetto.

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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