GRETA, nell’ EP “Wonderful” la sua musica oltreconfine – INTERVISTA

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GRETA, nell’ EP “Wonderful” la sua musica oltreconfine – INTERVISTA

Greta

Greta, 17 anni, una chitarra tra le braccia e un timbro di voce particolarissimo. Così giovane e già un EP pubblicato, “Wonderful”, un elenco notevole di esperienze musicali in Italia e all’estero, tante idee e molto chiare e nelle cuffie Joss Stone, Radiohead, Sigur Ros, Bijork, Amy Winehouse…

Il suo Ep “Wonderful” è composto da 4 brani: “Wonderful”, “Won’t Tell It”, “Song N.5”, e “Devils”. È stato prodotto all’Hilltop Recording Studio di Londra con la produzione di David Ezra.

Del brano “Song N.5” è on line il video, montato da Lorenzo Catapano e distribuito da Hilltop Recording Studios.

Le immagini ritraggono tipici momenti di un’estate passata con gli amici in una terra magnifica a cui è molto legata, la Sicilia. Il video è semplice e sincero, trasmette felicità, serenità e la gioia che solo la stagione migliore dell’anno può dare, soprattutto quando hai 17 anni, la scuola è finita e si diramano davanti emozioni amplificate di amicizie, di amori.

Greta è una cantautrice legata alla scena internazionale. Nel 2015, all’età di 14 anni, si è aggiudicata a Los Angeles il premio “Akademia Music Award” come best cover act per l’interpretazione del celebre brano di Simon & Garfunkel “Sound of Silence”. Si è esibita al Troubadour di Londra, a New York e a Los Angeles e, in Italia, ha aperto le prime quattro date del tour dei Tiromancino e dell’unplugged tour di Marina Rei.

La voce di una generazione nuova e futura di musicisti e cantanti. Non si accontenta del banale, non crede nella distinzione tra artista italiano e internazionale, non si lascia abbatte dalle difficoltà e si ispira alle emozioni che prova lavorando sempre per crescere artisticamente. La sua musica attinge al passato per sconfinare nel futuro. Ecco cosa ci racconta nella nostra intervista

Greta, a soli 17 anni il tuo primo EP. Che ci dici di “Wonderful”?

“Wonderful” è un progetto dove ho messo veramente tutta me stessa, in cui ho creduto e credo tutt’ora. L’EP è composto da 4 tracce con 4 mood diversi. L’intero EP è stato prodotto nell’Hilltop Recording Studio londinese di David Ezra, che ha saputo dare una veste pop e internazionale all’intero progetto. Inizialmente le tracce dell’EP dovevano essere altre ma in quasi due settimane ho composto queste altre tracce che sia a me, sia a mio padre (che mi segue artisticamente) sembravano più convincenti. “Wonderful” è nato alla fine di un’estate piena di emozioni. Abbiamo cercato quindi di diversificare il più possibile ogni traccia, per renderla unica. “Devils”, il terzo brano dell’Ep, parla di una società di diavoli che rappresentano le paure di ciascuno. “Wonderful” invece, oltre ad essere il titolo del mio Ep, è anche quello di un brano al suo interno: il testo ci racconta come superare una delusione d’amore. È un pezzo che da carica e tanta energia. Lascio a voi lettori l’ascolto delle altre due tracce…

Come è avvenuta la scelta di registrarlo a Londra da David Ezra?

Come ho detto prima, ho messo tutta me stessa in questo progetto. Volevo che si realizzasse al meglio, nei limiti delle nostre possibilità ovviamente. La scelta di registrarlo nell’Hilltop Recording Studio di David Ezra è stata una scelta molto naturale. Collaboriamo con David da 4 anni ormai, è un ragazzo in gamba, ci fidiamo molto di lui. Fino a quest’Ep David ha solo mixato i miei singoli o le mie cover, in questo lavoro invece gli è stata affidata l’intera produzione. David è un perfezionista e stare in studio con lui una settimana è stata un’esperienza intensa ma incredibile allo stesso tempo.

La tua musica è molto legata alla scena internazionale. Canti in inglese, ti sei esibita a Los Angeles, New York, Londra, a 14 anni hai vinto il premio “Akademia Music Award”. Che significato hanno questi traguardi per la tua crescita artistica?

Questi traguardi per me significano principalmente “non mollare mai” o anche “non buttare tutto al vento per un semplice «no»”. Mi fanno credere sempre più in quello che faccio, in quello che amo; la musica. La musica è sempre stata nella mia vita, essendo cresciuta in una famiglia molto vicina all’arte in tutte le sue forme. Vedere un sogno che piano piano si realizza sempre più è un qualcosa di incredibile. Mai e poi mai mi sarei aspettata di raggiungere traguardi del genere che spero siano solo l’inizio di un lungo viaggio attraverso la musica. Per la mia crescita artistica l’aver raggiunto questi traguardi ad un’età giovanissima mi rende più sicura sul palco, sono tutte esperienze che ti formano e ti fanno sicuramente crescere artisticamente e non.

Che ne pensi, invece, della scena musicale italiana?

Penso che discograficamente in Italia ci sia ancora una chiusura mentale, persiste ancora questa stretta divisione tra artista internazionale e artista italiano, “chi canta in inglese”, “chi canta in italiano” e “chi vuole fare l’internazionale cantando in italiano”. Essendo nata in una famiglia italo-americana, sono cresciuta parlando entrambe le lingue con la mia famiglia e l’inglese è la lingua con cui scrivo naturalmente. Ho cominciato da pochi mesi a scrivere anche in italiano per mia scelta. Mi hanno anche detto molti “no” perché non cantavo in italiano vivendo in Italia. Sono ancora molto giovane e devo capire tante cose della vita ma sono del pensiero che il canto sia espressione pura e non si debba guardare tanto la lingua ma quanto il messaggio che si vuole trasmettere. Della scena musicale italiana penso che come in tutte le nazioni ci siano artisti concreti, con l’esigenza di comunicare, con il cosiddetto “fuoco sacro” ma credo anche che ci siano artisti manipolati da case discografiche: pacchetti già pronti da mandare in classifica. Un po’ come un buon film cult e un cinepanettone: il concetto è quello alla fine.

Come è stato aprire i concerti dei Tiromancino e di Marina Rei?

Girare l’Italia con Marina e Federico è stata un’esperienza indimenticabile (e spero una delle prime, di molte), mi sono ritrovata anche davanti a 10’000 persone e devo dire che gestire un pubblico così vasto non è stato semplice. È stata un’esperienza che ho vissuto quando avevo sedici anni… sicuramente la porterò per sempre nel cuore. Vedere e sentire soprattutto così tante persone che cantano con te il ritornello di una cover (nel mio caso “Crazy” di Gnarls Barkley) ti dà vita, ti fa credere in ciò che fai. Sia all’estero che qui in Italia mi sono trovata molto bene con il pubblico. Sono sicuramente esperienze diverse, culture e attitudini diverse. Nonostante tutto, ho sempre incontrato persone aperte, amanti della musica e non della fama che un’artista si porta dietro. Personalmente amo stare a contatto con il pubblico, queste esperienze mi hanno dato tanta carica per andare avanti per la mia strada, mi hanno fatto capire cosa voglio fare realmente nella vita e quello che “vorrei fare da grande”, in un paese dove spesso questa professione è vista come un hobby.

Da pochi giorni è disponibile su YouTube il video di “Song. N.5”. Dove è stato girato? Di cosa parla il brano?

“Song No.5” è uno degli ultimi pezzi che ho scritto per questo Ep. Il titolo stesso del brano è casuale in quanto non ha legami particolari con il testo o richiami specifici di parti di esso; è semplicemente il nome con cui ho salvato la canzone sulle note vocali del telefono, quando era ancora solo un insieme melodico di ‘uhm’. Questo brano parla della fine di un amore che metaforicamente può essere rapportato alla fine dell’estate stessa. Il brano infatti è il più “estivo” dell’EP, dai suoni quasi tropicali, ma è anche accompagnato da questo retroscena malinconico, la malinconia della bella stagione e della spensieratezza. Il video è stato interamente girato in Sicilia nell’agosto del 2017. Ogni anno io e la mia famiglia passiamo un mese in Sicilia, l’anno scorso abbiamo deciso di riprendere in alta qualità scene spontanee del nostro mese, come se fosse un video diario, non pensando che poi sarebbero diventate parti di un video musicale! Il video quindi non era stato pensato esclusivamente per “Song No. 5” o per qualsiasi altra canzone. Tre mesi fa abbiamo deciso di riprendere in mano il materiale, Lorenzo Catapano della Yonuts ha montato il tutto dandogli un effetto volutamente vintage VHS. “Song No. 5” ci sembrava il pezzo più azzeccato dell’EP per il video. È un video che sento molto e che si porta molti ricordi felici dietro.

Da chi o cosa ti lasci ispirare nel processo creativo?

Sono molto produttiva, scrivo canzoni di getto. Principalmente mi lascio ispirare da mie emozioni o/e esperienze passate. Ogni canzone ha il proprio mood ovviamente, quindi il processo creativo di ogni canzone è diverso per me. Sicuramente sono stata influenzata dagli artisti che ho sempre avuto nelle cuffiette fin da quando ero piccola, come Joss Stone, Radiohead, Sigur Ros, Bijork, Amy Winehouse… ma avrei una lista infinita di artisti ahaha. Quando voglio comporre una canzone penso sempre al mood che voglio dare al brano, butto giù un riff di chitarra che mi piace, poi vengono il testo e il titolo.

Come definiresti la tua musica?

Penso che la mia musica rappresenti al meglio la mia parte italiana e la mia parte americana. È interazionale perché principalmente utilizzo l’inglese per comporre, ma con un tocco “europeo” come direbbero dall’altra parte dell’oceano. È musica pura, con messaggi semplici ma diretti, molto facile da ascoltare. Il genere è pop, soprattutto nell’Ep “Wonderful”, ma c’è un accenno di R&B, genere che personalmente adoro.

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